La nuova (vecchia?) carriera di Ryan Adams

Torna in Italia dopo essersi ricostruito un nuovo percorso, con il suo solito approccio.
La nuova (vecchia?) carriera di Ryan Adams

Sono passati quasi otto anni dall’ultimo concerto di Ryan Adams in Italia e ben 23 dalla prima (e unica) volta in cui suonò a Milano. Era il 2002, ed era appena uscito “Gold”, album considerato uno dei suoi capolavori assieme a “Heartbreaker”, il suo primo disco solista. Il tour che arriva domani sera al Teatro Dal Verme di Milano celebra proprio questo album, che verrà riproposto per intero, in acistico.
Negli ultimi cinque anni Ryan Adams ha pubblicato 16 (!) album, compresi tre di cover: una rilettura di “Nebraska”, una di “Blood on the Tracks” e una di “(What’s the Story) Morning Glory?” degli Oasis - senza contare i dischi dal vivo e una gran quantità di singoli digitali con cover: venerdì è uscita una sua versione di "There is a light that never goes out" degli Smiths. Ryan Adams si è sempre distinto per il suo approccio fuori dagli schemi discografici, per la sua incontenibile prolificità che diventa spesso dispersività. Nulla è cambiato eppure tutto è cambiato nella sua carriera.

Cosa fu “Heartbreaker”

Quando Ryan Adams uscì nel 2000 con il suo primo album solista, fu un fulmine a ciel sereno, o quasi. La sua prima band, i Whiskeytown, si era fatta notare in quel circuito che si definiva Alt-country, una rivisitazione rock, talvolta lo-fi, di un genere tradizionalmente conservatore. “Heartbreaker” ci mise poco a diventare un classico: già l’anno dopo venne candidato alla Shortlist Music Prize (la versione americana del Mercury Music Prize) e trovò sostenitori di fama come Elton John, che dichiarò di essersi ispirato ad Adams per “Songs from the West Coast”, il suo album del 2001 presentato come una sorta di ritorno agli anni ’70.
"Heartbreaker" era circondato da un alone leggendario: si raccontava di come fosse stato registrato in sole due settimane con Ethan Johns (figlio del grande Glyn Johns, collaboratore degli Stones, degli Who e degli Zeppelin), con un approccio grezzo e lo-fi e un titolo che Ryan Adams disse di avere scelto in pochi minuti ispirandosi a un poster di Mariah Carey. Poi c’erano le canzoni: di una bellezza disarmante, storie di amore e perdita tra il Bob Dylan di “Blood on the Tracks” e il country classico.
Adams diventò subito un personaggio tra genio e sregolatezza, uno fuori dagli schemi appunto, con concerti ricchi anche di cover apparentemente improbabili. Nella ristampa deluxe del 2016 c’è anche un live acustico al Mercury Lounge dove suonava "Wonderwall" degli Oasis, una band lontanissima dal suo mondo: qualche anno dopo la incise e sarebbe diventata un classico del suo repertorio. “Gold”, uscito appena un anno dopo, presentava un approccio più classic rock.
La scrittura delle canzoni di “Heartbreaker”, l’interpretazione, avevano mostrato al mondo del rock un talento enorme. Così grande che negli anni successivi diventò tanto rilevante quanto incontenibile, pubblicando album a raffica, con generi e stili diversi.

Stop (and go?)

Tutto cambiò nei primi mesi del 2019, quando Ryan Adams venne accusato da sette donne di molestie piscologiche e sessuali – tra queste, l’ex moglie, l’attrice e cantautrice Mandy Moore, e la cantautrice Phoebe Bridgers. Non ci furono strascichi giudiziari, ma la sua reputazione fu compromessa, complice anche un approccio alle accuse da parte del cantautore non proprio lineare, anzi parecchio confuso – tra il rifiuto, scuse definite poco sincere dalle accusatrrici, poi il silenzio e un lento tentativo di tornare alla musica.
I dischi previsti per quel periodo vennero prima rimandati, poi pubblicati in altra forma e in autonomia dopo qualche tempo. Sui social, mantenne un profilo pubblico più basso e lentamente riprese a fare concerti. Ora Ryan Adams ha (più o meno) ripreso in mano la sua carriera – quasi come se non fosse successo nulla.
Il contesto, però, è cambiato: i media americani di settore, solitamente piuttosto attenti e benevoli, ora lo ignorano completamente (basta fare una ricerca su Google e non troverete quasi nulla negli ultimi anni). Lo stesso vale per molti artisti e per l’industria discografica: Adams pubblica tutto da solo, con la sua etichetta, la Pax Am. Adams era molto ben voluto dai colleghi: gli artisti e le artiste con cui spesso collaborava sembrano essersi allontanati anche loro. Ryan Adams non è stato “cancellato”, anzi: ha sfruttato un sistema, quello della musica, in cui si può essere davvero indipendenti e ci si può pubblicare e distribuire i propri album da solo. Così ha fatto, saltando la mediazione di una buona parte dell’industria.
Fa concerti con regolarità da diversi anni, soprattutto in acustico, il tour europeo è in buona parte sold-out: segno che i fan hanno scelto di sostenerlo. Sia come sia, Ryan Adams è apparentemente quello di sempre, ma non  più quello di un tempo: racconto e l’immagine del cantautore tutto genio e sregolatezza si sono sgretolati.
Sebbene gli ultimi dischi non siano al livello della produzion di  inizio carriera, rimangono le canzoni: quelle di “Heartbreaker” hanno segnato un periodo di rinascita del cantautorato rock americano e rimane uno dei grandi dischi dei primi anni Zero, da ascoltare anche in questa versione live.

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