Almamegretta: “Sanacore, simbolo di contaminazione e convivenza”

A 30 anni dall’uscita la band napoletana riporta live il disco nei club: l'intervista a Raiz
Almamegretta: “Sanacore, simbolo di contaminazione e convivenza”
Credits: Fabrizio Iozzo

Nel 1995 esce “Sanacore”, secondo album degli Almamegretta: arrivò dopo “Animamigrante” cui vinsero la Targa Tenco come miglior opera prima).
Il disco della band napoletana, che raggiunge il 14° posto della classifica italiana, è una novità nel pur variegato panorama nazionale di metà anni ’90. Raiz e soci osano e mettono insieme, ispirati dalla scena di Bristol, elementi che non si erano mai incontrati in un’alchimia chimica vincente e sconvolgente. Usano l’elettronica applicata al reggae, il dub, e la uniscono alla canzone napoletana, fondendo così tradizione e innovazione.
Il risultato: un album vincente che ancor oggi, a 30 anni di distanza, suona fresco, vivo, pulsante, attuale sebbene realizzato con la disponibilità tecnologica di tre decenni fa, lasso di tempo in cui tutto si è evoluto e cambiato.

Ovviamente una cifra “tonda” come i 30 anni non può sfuggire ai “festeggiamenti”; ecco allora che gli Almamegretta decidono di riportare in vita quel disco con un tour interamente dedicato a “Sanacore” che a marzo 2025, riproporranno live dai club italiani con questo calendario. Non è la prima volta che la band napoletana ripropone il disco, già nel 2021 era uscito un live registrato a Napoli con i brani di “Sanacore”. Questa volta però l’operazione è più “filologica”. Ce la racconta Raiz parlando di quel disco

Che significato ha adesso “Sanacore”?
Più che a me bisognerebbe chiederlo ai nostri fan. Guardando la cosa dal di fuori, mi rendo conto che questo è un disco che, assieme a tanti altri album dell'epoca, ha cambiato un po' le carte in tavola della musica in Italia ed ha fatto sì che oggi, per esempio, un artista come Geolier possa essere il più ascoltato in Italia, come probabilmente lo era Celentano all'epoca. Questo passa anche dal successo che abbiamo avuto con “Sanacore” e quindi credo che sia questo il significato della celebrazione. È un disco comunque epocale, per noi è stato fondamentale, ci siamo molto divertiti a farlo e ora lo celebriamo, ve lo facciamo risentire dal vivo e ve lo raccontiamo pure, perché ci sarà anche un piccolo racconto del disco.

Quindi c'è una sorta di parte teatrale in queste date?
Sì, non troppo però, perché resta sempre un concerto nei club. In un posto particolare tipo la Suoneria di Settimo a Torino, che non è enorme, magari un minimo di narrazione in più ci può stare, all'Alcatraz invece ci sarà più spazio per il momento dance e dove lo racconteremo con le canzoni, e meno spunti teatrali. In generale ci divertiremo con i nostri fan a rievocare e a rivitalizzare il revival di quel disco.

Sì, ma non all'Amadeus o alla Conti, tanto per intenderci, almeno spero che non sia quel tipo di revival...
(Ride) Non sapremmo nemmeno come fare; pure quella è un'arte da cui però siamo lontani. Facciamo il nostro concerto e sono conscio che come band, siamo agée. Spesso molti artisti si sentono immortali, si vedono tali, li vedi fare quelle cose che chiamo “adultescenti”: sono adulto ma mi comporto come un adolescente. Ogni band ha la sua collocazione temporale, noi siamo quella cosa lì e quindi ritornando proponiamo la nostra musica che comunque può essere ancora attuale ed è stata seminale in cui magari artisti contemporanei si possono riconoscere.

Tu hai detto seminale e questo è un disco seminale. Che cosa ha prodotto dal punto di vista artistico e che tipo di pubblico vi ritrovate adesso di fronte?
Ha prodotto l'idea anche culturale della contaminazione, della convivenza, che oggi alla luce o meglio all'ombra, di quello che succede nel mondo è un'idea sempre più viva e da difendere. Perché nel futuro non ci sarà la distruzione in nome della propria appartenenza culturale, ma anzi si imparerà a convivere con le diverse anime culturali, etniche, religiose. Questo è stato il messaggio fin da quando io avevo 22 anni, quando ho fatto gli Almamegretta. Il tempo è passato ma continuo a credere estremamente nella necessità di questa idea e “Sanacore” è un po' un simbolo di quello. Noi abbiamo ritagliato la nostra Jamaica nell'isola di Procida, abbiamo fatto il nostro dub, ma ci sono chiaramente le canzoni melodiche napoletane, come se Sergio Bruni fosse nato a Kingston, è come una torta a strati. Su questo abbiamo lavorato e questo è il messaggio che abbiamo lasciato e in cui continua a ritrovarsi chi viene ai nostri concerti che credo apprezzi ancora questo pensiero.

Alla luce della situazione attuale artistica e discografica, un disco come quello, in questo momento, sarebbe attuale? Avrebbe vita?
Forse di più di quanto ne abbia avuto all'epoca, nel senso che oggi certi suoni sono sdoganati. Allora pensavamo di fare proprio il pop, ma siamo passati per una band super sperimentale, anche se facciamo canzoni. Mettere insieme il dub con le influenze punjabi, indiane a metà dei ’90 era una roba di tutti i giorni in Inghilterra, era super pop, andava a BBC One, noi lo facevamo con il napoletano, la nostra influenza etnica era quella e la costruivamo sul letto di musica elettronica dub. Voglio bene a Geolier e lo uso come esempio che spiega le cose. Se un pezzo come quello che ha fatto lui a Sanremo fosse uscito nel 1991, sarebbe stata una roba super sperimentale: ma guarda questo che fa il rap, c'è anche un po' di dance dentro, poi c'è anche un po' di melodia napoletana tipo neomelodico e tutto fatto da un ragazzo di un quartiere. Sarebbe stato super underground, oggi è super pop. Ecco magari “Sanacore” in questo momento sarebbe uscito come un disco pop, sarebbe stato percepito così.

Sanacoretrenta anni dopo lo guardi con nostalgia, con simpatia, con affetto o che sguardo gli dai?
Con amore proprio, anche con stupore, nel senso che comunque ne riconosco i pregi e le intuizioni, poi c'è un sacco di ingenuità dentro come i dischi dei ventenni, però ci sono soprattutto tante intuizioni belle che mi rendono orgoglioso di averlo fatto. Quindi lo guardo con tanto amore.

Cosa cambiarete di quel disco? Lo rifareste così oppure cambiereste qualche cosa?
Stiamo per uscire con due pezzi di quel disco rifatti completamente oggi. Tonalità e andamento sono uguali, solo che sono suonati e cantati con una consapevolezza che all'epoca non potevamo avere per limiti di età, di esperienza e anche proprio di consapevolezza di ciò che stavamo facendo. Ora che tutto si è cementificato, so, sappiamo quello che sono gli Almamegretta e rifacciamo tutto come farebbero loro adesso. Per la mia voce sapevo esattamente cosa volevo, oggi so esattamente anche quello che avrei voluto all'epoca, che per povertà di mezzi, di skills e limiti canori non sono riuscito a fare. Rifaremo “Nun te scurdà” e “Se stuta ‘o ffuoco”, sarebbe stato divertente risuonare tutto l'album così, ci sarebbe voluto un po', ma magari lo facciamo, se lo spettacolo ci soddisfa potremmo uscire con un live, dove più o meno queste cose succedono, però anche in studio sarebbe bello, perché la nostra dimensione è più da studio dove c’è sempre da divertirsi.

Quanto ha segnato poi il cammino successivo degli Almamegretta quel disco?
Inizialmente non volevamo fare più quelle cose. Con “Sanacore” abbiamo unito il reggae e la musica melodica napoletana tramite l'elettronica e siamo passati un po' per questo tipo di gruppo che invece in realtà era molto, molto acustico, molto autentico. Così tre anni dopo (con un disco dub in mezzo) nel successivo “Lingo” abbiamo cambiato tutto, siamo sempre stati un gruppo che ha cambiato le cose. Confesso che per un po' “Sanacore” non lo sopportavamo più nemmeno noi. Poi vedi questo figlio che cresceva, che comunque era bravo, e pensi che ne sei il padre e ne diventi proprio orgoglioso.

Come proponevate quel disco dal vivo allora e come lo riproporrete oggi?
Siamo sempre stati fan dell'elettronica mista al live, quindi avevamo un esoscheletro per riprodurre delle cose abbastanza irriproducibili dal vivo per dare quello stesso effetto, sul quale poi si appoggiava tutta la performance live. Questo scheletro era molto aperto in modo da avere spazio per improvvisare. Ora credo che faremo lo stesso ma ci sarà meno ingenuità e molta più consapevolezza. La direzione dello spettacolo live è affidata a Paolo Baldini che è stato anche il produttore del nostro ultimo disco di inediti che si chiama “Senghe”. Suona con noi il basso, quindi è lui il direttore di palco. Conosce molto bene questo suono, è uno più giovane che è cresciuto con la nostra musica, quindi per sua stessa ammissione, è un orecchio esterno agli Almamegretta ma ormai incredibilmente interno, conosce bene quello che abbiamo fatto e da fan ci si approccia dicendo: “Io da fan vorrei che gli Almamegretta facessero questo”. Il concerto sarà dub. Sanacore è un canovaccio che conosciamo bene, abbiamo capito anche che è probabilmente la punta più alta del gradimento dei nostri fan. Quando arrivano quei pezzi durante i concerti scatta proprio il rave e la gente balla, si diverte, allora a quel punto diciamo: “vabbè, la gente, il nostro pubblico, i nostri amici, quelli con i quali siamo cresciuti, i nostri datori di lavoro, vogliono questa cosa, noi ci divertiamo, loro si divertono e tutto va bene.”

Quanto c'è di nuovo dal punto di vista elettronico nell'attuale proposizione che farete nel concerto? Cioè l'elettronica vi ha aiutato, vi avrebbe dato la possibilità di fare cose diverse se ci fosse stata quella di adesso allora, oppure restate vintage?
No, suona tutto molto più forte, dal punto di vista sonoro, i mezzi dei quali ci possiamo avvalere oggi cambiano un po' le carte in tavola, ed è tutto più facile, prima avevamo bisogno di tanti artifici. Ci aiuteremo con l'elettronica ma il suono sarà sempre abbastanza reggae dub anni 80.

Rifarete tutto il disco dal vivo?
Penso di sì e cronologicamente faremo delle cose che stanno prima di “Sanacore”, insomma è una fotografia degli anni '90, il concerto vuole essere quello

Per il concerto, siete della scuola “dylaniana”, cioè stravolgiamo tutto, oppure siete della scuola più filologica, riportiamo quello che c'era sul disco anche dal vivo?
In genere stravolgiamo tutto, però credo che a questo giro saremo più filologici, perché sappiamo che i nostri fan vogliono quello. Stiamo facendo “Sanacore”, quindi facciamo “Sanacore”.

Hai citato Geolier: oltre a lui qual è la tua visione sull'attuale scena musicale napoletana e italiana?
Vedo con paura l’omologazione, dovuta a tante cose, fondamentalmente alla musica liquida e al fatto che si possa avere un riscontro immediato di quello che si fa. Da una parte è una cosa vantaggiosa, dall'altra rischia di essere un boomerang, perché noi abbiamo avuto il tempo di maturare un concept, farlo uscire, dopo sei mesi ci siamo resi conto dalle vendite se questo era piaciuto al pubblico o no, quindi le vendite ci hanno condizionato quando ormai era finito. Ora tutto accade in corso d'opera, cioè fai un pezzo, vedi come va, e fai subito delle comparazioni e ti muovi in base al mercato e con i confronti del tuo passato e i risultati degli altri. Quindi vedo tutto omologato, come ho notato nelle classifiche dei primi dieci progetti più ascoltati sulle piattaforme streaming che suonano impressionantemente simili. Però poi vado a un contest di musica organizzato dal comune di Roma e trovo ragazzi fantastici. C'era un quintetto che suonava tipo gli Experience e suonavano veramente, ragazzini delle scuole medie superiori, super funky, mentre altri proponevano roba anni novanta, tutto cantato e suonato, performato in una maniera pazzesca. È chiaro che questi esploravano al di fuori dei tracciati più pop di adesso. I ragazzi che fanno le cose diverse ci sono, ma le case discografiche non puntano più su di loro. E poi c’è l'intelligenza artificiale che non fa altro che tirare fuori tutto lo scibile umano e ti permette di scrivere delle cose attingendo a questo, ma non è più la propria personale conoscenza e ti arriva così una sensibilità diversa.

Questo il calendario del tour degli Almamegretta dedicato a "Sanacore"
7 marzo 2025 – Firenze, Viper Theatre
8 marzo 2025 – Nonantola (Mo), Vox Club
11 marzo 2025 – Settimo Torinese (To), Combo Club | Suoneria
12 marzo 2025 – Milano, Alcatraz
14 marzo 2025 – Napoli, Casa Della Musica
16 marzo 2025 – Ciampino (Rm), Orion
21 marzo 2025 – Padova, Hall
22 marzo 2025 – Cesena, Vidia

 

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