Gianni Morandi, Ivano Fossati e "Il mondo di frutta candita"

Nel 1975 uscì un disco con cui tentò di uscire da un periodo nero, con l'aiuto del collega genovese
Gianni Morandi, Ivano Fossati e "Il mondo di frutta candita"

“Nel tuo mondo di frutta candita, di disegni colorati a matita. Sopra gli occhi, sopra i tuoi calzoni, di leggere sensazioni tra il profumo dolce dell'amore e due labbra quasi amare. Fammi entrare”. Un Gianni Morandi da riscoprire, intenso, riflessivo, sognatore, ma anche concreto, attaccato alla vita. Un album meno conosciuto, ma da riascoltare per capirne il valore e per conoscere un Morandi quasi irriconoscibile: nel 1975 uscì “Il mondo di frutta candita”. Il disco fu prodotto da Franco Migliacci, i testi dei brani sono di Ivano Fossati, e si sente, fatta eccezione per il pezzo che dà il titolo al lavoro, firmato invece da Mogol, mentre la parte musicale è opera di Oscar Prudente, che ne ha curato anche gli arrangiamenti. Per capirne le particolarità, è necessario riavvolgere il nastro della carriera dell’artista bolognese fino a quegli anni. A metà anni Settanta, Morandi stava vivendo un profondo periodo di crisi sia personale, a causa del rapporto travagliato con la moglie Laura Efrikian, che artistica.

Nonostante avesse provato ad allontanarsi dall’immagine totalmente disimpegnata del decennio precedente con brani di maggior spessore come “Al bar si muore” sulla guerra in Vietnam, veniva snobbato dal pubblico e dalla critica, come ha raccontato più volte. Tra il 1975 e il 1979 incise addirittura cinque album per tentare di rimettersi in pista. Era il tempo dei cantautori più o meno impegnati, della melodia pop elaborata, alcune band sperimentavano stili vicini al jazz, altre mischiavano rock e classica. Sembrava che a un certo punto non ci fosse più spazio per i simboli degli anni precedenti e che tutto fosse in trasformazione. “Io non capivo quello che stava succedendo. Ma anche i miei produttori erano smarriti. Tutto era tremendamente veloce, tremendamente radicale”, ha ricordato in un’intervista per il magazine 7 del Corriere della Sera parlando di quel periodo. Il primo lavoro di quel “momento nero” rimane certamente il migliore, quasi tutto scritto da due genovesi: Ivano Fossati, autore di otto brani su nove, e Oscar Prudente, compositore del progetto.

“Il mondo di frutta candita” si muove sulle linee di un cantautorato più serio e d’autore provando a solcare anche sonorità prog come dimostra "Autostrade no!”. La voce di Morandi a tratti è irriconoscibile, lontana dal quel fare scanzonato e melodico a cui aveva abituato il suo pubblico. L’introduttiva “La caccia al bisonte” dai toni country sembra ambientata dentro un romanzo americano, “Io domani me ne vado” è scarna e minimale, “La mia gente” risente del pop sinfonico. Anche “Due ore di polvere” affonda le radici nel country e nel bluegrass, con la chitarra acustica che spicca. I testi di Fossati si distinguono per tematiche inusuali per Morandi, come la routine quotidiana e l’emarginazione sociale. “Io vado a Sud” è un brano a suo modo “di protesta”, in cui vengono espresse rabbia e voglia di evadere dalla gabbia cittadina. La traccia che dà il titolo al progetto - l'unica con il testo scritto da Mogol e non da Fossati - fu sigla della trasmissione Rai “Alle nove della sera” e arrivò sesta al Festivalbar del 1975, mentre “La caccia al bisonte” fu sigla di un reportage sullo show business americano curato da Morandi e Gianni Minà, diretto da Ruggero Miti e trasmesso su Rai1. Nonostante un discreto passaggio dei singoli, l’album non fu un successo, ma diede il via alla trasformazione di Morandi che, dopo diversi dischi e tentativi, un decennio dopo, nettamente maturato anche grazie a lavori come questo, tornerà al grandissimo successo con “Uno su mille”. “Il mondo di frutta candita” restituisce un Morandi diverso e per questo merita di essere riscoperto. 

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