Kelly Lee Owens: “Cerco il punto in cui pop e dance si uniscono”
Venerdì escono ben 3 album importanti di DJ/producer: The Blessed Madonna, in approdo al mainstream dopo una lunga carriera nei club e dopo successi radiofonici; LP Giobbi, che pubblica “Dotr” unendo le radici psichedeliche con i beat (qua la nostra intervista dell’anno scorso - nel frattempo è diventata una star del circuito) e poi c’è Kelly Lee Owens che pubblica “Dreamstate". Metteteci anche il successo di Charli XCX, che ha portato pure lei al mainstream i suoni del clubbing con “brat”, quello di Peggy Gou, e delle superstar della techno Amelie Lens e Charlotte DeWitte che a gennaio si esibiranno per la prima volta assieme, con decine di migliaia di biglietti volatilizzati in un attimo. Un progresso per la scena elettronica, tradizionalmente dominata dagli uomin? La situazione è più complessa, secondo Kelly Lee Owens: “Mi piacerebbe avere una trasparenza maggiore nelle offerte ai DJ e live per uomini e donne allo stesso livello - finché tutti non saranno pagati equamente per il loro tempo e la loro energia, le donne non potranno mai crescere veramente in questo spazio”, spiega a Rockol.
Chi è Kelly Lee Owens
Gallese di origine, profondamente radicata nella scena elettronica inglese con collaborazioni con Jon Hopkins e Daniel Avery - dopo avere aperto concerti dei Depeche Mode (che hanno una gran cura nel scegliere i loro supporter), anche Kelly Lee Owens si sta avvicinando ad un ambito più mainstream. “Dreamstate” è il suo lavoro più vicino alla forma canzone, dopo album più elettronici in senso stretto come “LP8” del 2022 e soprattutto “Innersong” del 2020, uscito in piena pandemia e che ancora più coraggiosamente si apriva con una versione IDM di “Arpeggi” dei Radiohead e che conteneva una collaborazione con John Cale. “Se non avessi fatto 'LP8', forse non sarei stata in grado di fare questo disco. Cero il punto in cui pop e dance si incontrano, è sempre stato qualcosa che mi ha interessato e ora ho pensato che fosse il momento giusto per iniziare a esplorarlo in modo appropriato”, racconta.
Dall'IDM al pop
Il disco contiene collaborazioni con Bicep e Tom Rowlands dei Chemical Brothers. Vede il tema dell’incontro tra mondi diversi, a partire dallo foto di copertina, scattata in analogico e digitalizzata, in cui la Owens compare un campo verde - la natura - ma con sullo sfondo un traliccio dell’alta tensione, la tecnologia: “Volevo visualizzare il mio modo di unire diverse influenze. Questa è anche la prima copertina di un mio album a colori, che significa intenzionalmente una nuova era per me”, racconta.
Anche il titolo è decisamente più pop: essere in uno “stato onirico” significa ”prendersi del tempo per sognare ad occhi aperti, una cosa estremamente importante e sottovalutata nella nostra società. Una celebrazione del momento presente e di tutto ciò che contiene, sia la luce che l’oscurità” racconta.
Il disco è stato lavorato tra Londra - dove si muove la maggior parte della scena elettronica da cui proviene - e Los Angeles, e in mezzo c’è stata l’esperienza di aprire delle date del tour dei Depeche Mode, i padrini dell’elettronica contemporanea: "Una delle migliori della mia vita finora”, racconta. “Suonare ogni sera di fronte a decine di migliaia di persone mi ha fatto sentire a mio agio, un grande scambio di energia, i fan della band sono molto generosi, così come loro e chi lavora con loro. Una grande energia familiare”.
La scena elettronica, oggi
Se Kelly Lee Owens è scettica sulla diminuzione del maschilismo della scena elettronica, è invece più ottimista sullo stato della scena in generale: "La musica elettronica è molto pop al momento, ma ci sono ancora molti artisti emergenti e underground che stanno costruendo qualcosa di sociale. Ho appena saputo della scomparsa di Jackmaster - non lo conoscevo personalmente, ma quando sei un dj o un producer c'è un senso di comunità e tutti sentiamo la perdita”.
Ed è anche convinta che il successo di Charli XCX possa dare un buon impulso: “È un gran talento, si merita tutto quello che sta ottenendo, ma immagino che abbia anche molta pressione. Personalmente mi piacerebbe che la mia musica raggiungesse più persone possibile e le influenzasse in modo positivo: l'obbiettivo è far sentire le persone forti”