Robby Krieger non ascolta più i Doors
In una recente conversazione avuta con Guitar World, il 78enne chitarrista Robby Krieger ha spiegato perché non ascolta più i Doors. Interrogato al riguardo Krieger ha spiegato quando gli capita di avere a che fare con le canzoni della sua ex band: “A meno che non abbia intenzione di includere in uno dei miei concerti una canzone che non suono da molti anni. In ogni caso, ascolto sempre molte delle nostre cose alla radio. Penso che le canzoni reggano ancora abbastanza bene.”
Robby Krieger ai suoi concerti dice di vedere i vecchi fan, ma anche molti giovani: “Ciò che mi fa dire questa cosa è quando guardo le persone che vengono ai miei spettacoli dal vivo e ci sono i vecchi fan, oltre a una grande percentuale di giovani che hanno scoperto la band. Sembra che siano davvero interessati a ciò che hanno fatto i Doors.”
Il fatto che non ascolti spesso le vecchie canzoni dei Doors non sta a significare che a Krieger non piacciano gli album della sua vecchia band, tra tutti il primo disco, “The Doors”, del 1967, e l'ultimo "L.A. Woman” del 1971. “Sicuramente il primo album, dato che avevamo passato mesi e mesi a suonare quella roba ogni sera al Whiskey. Forse “L.A. Woman” è il mio preferito, soprattutto per il modo in cui l’abbiamo registrato, abbiamo improvvisato su molte tracce finché non sono diventate canzoni”.
Robby Krieger ha parlato anche di “Riders on the Storm”, canzone che chiude la tracklist di “L.A. Woman”: “”Riders on the Storm” è nata come una melodia surf, poi in qualche modo si è trasformata in quello che è diventata. Dopo la morte di Jim, io John e Ray abbiamo fatto un paio di album. Penso che ci fossero delle canzoni fantastiche in quegli album, anche se non ricevono molta attenzione”.
Ora Krieger ha una nuova band, i Soul Savages, e con loro lo scorso mese di gennaio ha pubblicato il primo album della formazione, intitolato "Robby Krieger & the Soul Savages". Oltre a Robby il gruppo conta sul tastierista Ed Roth, il bassista Kevin "Brandino" Brandon e il batterista Franklin Vanderbilt.