Così “1989” ha permesso a Taylor Swift di cambiare la musica pop

Via le chitarre, dentro i sintetizzatori: fu una svolta. Cosa aspettarsi dalla nuova versione?
Così “1989” ha permesso a Taylor Swift di cambiare la musica pop

In fin dei conti Taylor Swift ha applicato alla lettera le disposizioni di Daniel Ek, l’illuminato e contestato ceo di Spotify, controverso guru della discografia dell’era digitale che da anni invita gli artisti ad essere iperproduttivi e costantemente attivi sulle scene, pena l’oblio. Dischi, concerti, film, ancora concerti, ancora dischi: la popstar statunitense si è assicurata negli ultimi tre anni una presenza fissa sotto i riflettori, circondandosi di un hype praticamente perpetuo e perenne.

I fan non hanno fatto in tempo a festeggiare l’uscita al cinema del film-concerto dell’”Eras tour”, 128 milioni di dollari incassati a livello mondiale solo nel primo weekend (l’ennesimo record infranto dalla cantautrice), che subito Swift si prepara a spedire nei negozi e sulle piattaforme un nuovo album. Il settimo inciso negli ultimi tre anni. “1989 (Taylor’s version)”, che uscirà questo venerdì, 27 ottobre, non è infatti una semplice ristampa del disco originariamente pubblicato nel 2014. Taylor Swift ha reinciso da zero i brani che scrisse nove anni fa, come fatto due anni fa con “Fearless” e “Red” e all’inizio dell’anno con “Speak now”, riappropriandosi dei master dei suoi vecchi lavori dopo la disputa legale con la sua ex etichetta discografica, della quale si è a lungo discusso e scritto. Nel mezzo, ha trovato pure il tempo di scrivere e registrare un nuovo album di inediti, “Midnights”, arrivato lo scorso anno dopo il dittico “Folklore” ed “Evermore” del 2020, e di pubblicare dieci giorni fa un Ep con due nuove versioni della hit “Cruel Summer”, la canzone originariamente contenuta nell’album “Lover” del 2019 che però quest’estate si è rivelata a sorpresa un tormentone su TikTok, arrivando a superare quota 1,2 miliardi di strems solo su Spotify. Tanto per non farsi mancare niente.

Un bestseller ancor prima di uscire

Tra i fan cresce l’attesa per ascoltare le nuove versioni di hit come “Shake it off”, “Black space” e “Bad blood”, tra i più grossi successi di Taylor Swift. “1989” è uno dei dischi più amati del repertorio della popstar, che ha annunciato la “Taylor’s Version” dell’album lo scorso 9 agosto sul palco del suo ultimo concerto al SoFi Stadium di Inglewood, parte dell’”Eras tour” raccontato dal film appena arrivato nelle sale. Non appena, due giorni dopo, la cantautrice ha comunicato sui suoi social l’apertura dei pre-ordini delle copie del disco, in milioni si sono precipitati sul suo sito. Risultato: a 24 ore dal post, i cd dell’edizione deluxe della nuova versione dell’album sono andati esauriti. Non è dato sapere, però, quante copie delle quattro differenti versioni dell’edizione deluxe di “1989 (Taylor’s version)” - la “Crystal Skies Blue”, la “Rose Garden Pink”, la “Aquamarine Green” e la “Sunrise Boulevard Yellow” - fossero state messe in vendita per i preorder. Nel 2014 l’album debuttò dritto al primo posto della Billboard 200, la classifica relativa ai dischi più venduti negli usa, con 1,287 milioni di copie vendute in una settimana.

Via le chitarre, dentro i sintetizzatori: fu una svolta

Nella discografia di Taylor Swift c’è un prima e un dopo “1989”. Nel 2014 il mondo scoprì che oltre la cantautrice country degli esordi c’era di più, molto di più: l’album segnò la svolta elettropop della star statunitense, che chiuse in soffitta i maglioncini stile Abercrombie & Fitch - li avrebbe ritirati fuori durante la pandemia, tornando alle atmosfere di inizio carriera con “Folklore” e “Evermore” - per rivelarsi una delle popstar più influenti e determinate della sua generazione. A “1989” Taylor Swift lavorò insieme a maestri del pop d’alta classifica come - tra gli altri - Ryan Tedder e Greg Kurstin. L’obiettivo, dichiarato anche nel titolo (la data di nascita di Swift), era quello di recuperare le atmosfere e i suoni della musica pop degli Anni ’80 e di riattualizzarli, in un modo o nell’altro. Fu quel genietto di Jack Antonoff, alla sua prima esperienza accanto alla popstar (fu colpo di fulmine: i due, da allora, non si sono più lasciati), a suggerire a Taylor Swift di impiegare massicciamente nelle registrazioni il Juno-6, tra i sintetizzatori più in voga nella prima metà di quella magica decade che furono gli Anni ’80, inserito dagli a-ha nella loro “Take on me”, da George Michael in “A different corner” e da Cyndi Lauper in “Time after time”. Taylor Swift tirò in ballo nomi importanti, raccontando di essersi ispirata ai lavori di Annie Lennox e Peter Gabriel.

La "future nostalgia" che fece scuola (e conquistò Ryan Adams)

La critica la premiò: “1989” vinse due Grammy Awards come Album dell’anno e Miglior Album Pop. Quello stile retrofuturistico e ultracitazionista - in “I whis you would”, una delle canzoni contenute nell’album, Swift e Antonoff campionarono “She drives me crazy”, hit cult dei Fine Young Cannibals datata 1988 - fece scuola: chiedete a Dua Lipa. E la “future nostalgia” di Taylor Swift, che anticipò di sei anni quella della collega britannica, ad un certo puntò conquistò anche Ryan Adams. Un anno dopo l’uscita del disco, nel 2015, il rocker statunitense sfidò puristi e talebani del rock alternativo pubblicando una sorprendente versione tutta sua dell’intero “1989”, reincidendo e reinterpretando l’album sostituendo gli strumenti elettronici con quelli acustici, offrendo una lettura più malinconica del disco. “Sono suo fan dal 2008, l’anno di ‘White Horse’. Le sue canzoni sono molto solide, non sono piene di cazzate”, disse di Taylor Swift. La popstar approvò.

Cosa c'è dentro la nuova versione?

L’edizione originale di “1989” conteneva 13 brani, più le bonus track dell’edizione deluxe “Wonderland”, “You are in love” e “New romantics”. La nuova versione dell’album conterrà invece 21 brani (22 con la bonus track della Tangerine Edition, disponibile solo nei negozi della catena Target, una nuova versione di “Sweeter than fiction”, contenuto nel film di David Frankel “One chance - L’opera della mia vita” e mai incluso in un disco della popstar fino ad oggi). Oltre ai sedici brani complessivi contenuti nell’edizione del 2013, nella nuova ci saranno gli inediti “Slut!”, “Say don’t go” (co-firmata insieme a Diane Warren, pluripremiata autrice statunitense che negli anni ha firmato hit come “I don’t want to miss a thing” degli Aerosmith, “If i could turn back time” di Cher, “Because you loved me” di Celine Dion), “Now that we don’t talk”, “Suburban legends” e “Is it over now?”.

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