Aerosmith: il primo litigio al primo concerto
Di litigi tra i vari componenti si sono nutrite tante rock band, attriti tra forti personalità che in alcuni casi hanno portato alla fine del gruppo, in altri hanno nutrito il progetto stesso e in altri ancora tutto si è volutamente appianato e sopito in continui alti e bassi nell’intenzione e volontà di non far finire tutto.
Un record però forse ce l’hanno gli Aerosmith che iniziarono, come ricorda il chitarrista Joe Perry, a “discutere” già sul palco del loro primo concerto.
L’esordio con il pubblico per la band di Boston è stato il 6 novembre 1970 nella palestra della Nipmuc Regional High School nelle vicinanze della città. Fu la madre del chitarrista Joe Perry che lavorava in un'altra scuola vicina ad aiutarli a trovare questa prima data.
La scaletta di quel concerto inaugurale comprendeva molte cover, d’altronde i "Bad boys from Boston" erano nati da poco. Ecco cosa suonarono:
Route 66 (Bobby Troup cover)
Rattlesnake Shake (Fleetwood Mac cover)
Happenings Ten Years Time Ago (The Yardbirds cover)
Movin' Out
Somebody
Think About It (The Yardbirds cover)
Walking the Dog (Rufus Thomas cover)
Live With Me (The Rolling Stones cover)
Great Balls of Fire (Jerry Lee Lewis cover)
Good Times Bad Times (Led Zeppelin cover)
The Train Kept A-Rollin' (Tiny Bradshaw cover)
Il pubblico sembrava relativamente divertito, come ha ricordato Joe Perry nel suo libro del 2014, “Rocks: My Life In and Out of Aerosmith” (mai tradotto in italiano). Perry (all’epoca 20enne) rammenta che in quella serata il cantante Steven Tyler (22 anni) continuava a urlargli di abbassare il volume della chitarra. "Non stavo alzando il volume per inimicarmi Steven. Lo stavo facendo per raggiungere il giusto equilibrio rock 'n' roll", ha spiegato Joe.
"Usavamo gli stessi amplificatori che le band che ammiravamo usavano in locali di dimensioni simili. A volte penso che Steven considerasse questa questione del volume come una competizione per il proprio ego", ha aggiunto il co fondatore della band. "Il mio punto di vista, però, è sempre lo stesso: perché far parte di un gruppo rock se non vuoi suonare ad alto volume?"
Per quanto Tyler urlasse, Perry (che dal 1979 al 1984 si è separato dalla band) non si arrese. "Sapevo che non c'era modo di abbassare il volume e tenere la band al limite" ha detto. "Inoltre dovevo avere la chitarra abbastanza forte per poter sentire sopra la batteria. Volevo che il volume fosse dove doveva essere."
Questa sarebbe stata la prima ma non l'ultima volta che Tyler si sarebbe lamentato del livello del volume, ma per come la vedeva Perry, il frontman stava sprecando il fiato: "Se Steven teneva così tanto alla sua voce - come spesso ha affermato - perché ne abusava sempre urlando... dopo gli spettacoli?"
Come racconta la band in ”Walk This Way: The Autobiography of Aerosmith” (anch’esso non pubblicato in italiano) questa sorta di dinamica di potere era presente nella band fin dal primo giorno di prove. "Tyler - ha ricordato nel libro il bassista Tom Hamilton - aveva un orecchio straordinario e coglieva tutti i miei errori, e ce n'erano molti. Il suo modo di criticarti era duro e intimidatorio. Era come un campo di addestramento rock 'n' roll diretto da un sadico capo tamburo (il band leader). Nel giro di pochi giorni, ho sviluppato un netto complesso di inferiorità."
Ma quella divisione è stata anche, in molti sensi, ciò che ha unito la band, in particolare Tyler e Perry. "Per tutta la vita ho cercato il mio gemello mutante: volevo un fratello", ha scritto Tyler nel suo libro “Does the Noise in My Head Bother You?: A Rock 'n' Roll Memoir” (anche questo non tradotto nella nostra lingua). L'ha trovato in Perry.
“Subito, c'è stato un antagonismo competitivo, “digrignante”. Quello è stato il motore a combustione interna che ci guida” ha aggiunto Tyler. "La mia relazione con Joe è complessa, competitiva, tesa, davvero affascinante in un modo da far rizzare i capelli. Ci sarà sempre una corrente sotterranea, una tensione continua, periodi di ostilità omicida, gelosia con pugnalate alle spalle e risentimento. Ma è così che funziona la grande macchina.”