Quanto disagio indie c'è nel duetto tra Paradiso e i Baustelle?
Prima o poi doveva succedere, l’incontro tra Tommaso Paradiso e i Baustelle: da un lato uno dei cantautori considerati i paladini della gloriosa stagione dell’itpop che fu (il passato remoto non è casuale), dall’altro la band considerata l’anello di congiunzione tra la scena indipendente degli Anni ’90 e quella degli Anni Duemiladieci. In tempi non sospetti fu lo stesso ex leader dei Thegiornalisti a svelare di aver scritto dei brani insieme a Francesco Bianconi, mente del gruppo toscano. Era il 2016, l’anno di “Completamente sold out”, l’anno della svolta dei Thegiornalisti, quando Paradiso a Rockol svelò: “‘Completamente’? Una volta l’ho fatta ascoltare anche a Francesco Bianconi. Mi ha detto: ‘Tommy, è bellissima, ma manca qualcosina’. Abbiamo scritto insieme altre canzoni, ma non sono per il nuovo disco dei Baustelle”. Quattro anni dopo incassò i complimenti del cantautore toscano: “A me piace anche la versione solista di Tommaso Paradiso”. Ora esce “Amore indiano”. Ed è esattamente ciò che ci si aspetta dall’incontro tra Tommaso Paradiso e i Baustelle: un trionfo smisurato di hipsterismi, che suona come un manifesto programmatico del disagio indie.
“Posso chiederti perché / ogni volta vieni con me / al binario numero 3 / se devi piangere / non sai dire che cos’è / è roba forte dentro di te”, canta Tommaso Paradiso nella prima strofa del brano, tra nostalgia e malinconia da fine dell’estate. Bianconi entra nel ritornello, che sembra una copia sbiadita di una canzone di Calcutta: “Arrivederci amore indiano / io devo andarmene lontano, in un call center di Milano”. La canteranno insieme il 28 maggio sul palco del MiAmi Festival a Milano. Il raduno degli hipster degli Anni Duemiladieci, non a caso. Tutto torna. Il videoclip, realizzato da YouNuts!, il duo di videomaker composto da Niccolò Celaia e Antonio Usbergo, è ambientato all’Idroscalo, “il mare dei milanesi”, in un’estate Anni ’70 “dove la storia di due giovani innamorati - si legge dal comunicato stampa - viene raccontata attraverso le lenti retro di una cinepresa he immergono lo spettatore in un’epoca analogica, dove si susseguono elementi iconici e spensierati personaggi sullo sfondo di una classica estate italiana”.
È un trionfo di hipsterismi, tra disagio e scene da film dei fratelli Coen, il racconto dell’incontro tra Paradiso e Bianconi, condiviso da quest’ultimo sui social: “Io e Tommaso ci siamo conosciuti in treno. Andavo da Roma a Milano dopo una presentazione del mio secondo romanzo. Si avvicina questo bel ragazzo, un po’ in ansia, come trafelato, sofferente, quasi ferito. Mi dice: ‘Tu sei Francesco dei Baustelle? Io sono Tommaso, canto nei Thegiornalisti, non so se hai sentito qualcosa’. Eravamo entrambi soli e in viaggio. Lui mi chiese se poteva sedersi accanto a me. Parlammo e da subito quel ragazzo mi piacque. Non avevo mai visto nessuno così timido e sfrontato assieme, così maestro e allievo in un colpo solo. ‘Vorrei cominciare a fare l’autore, magari un giorno vengo a Milano e scriviamo qualcosa insieme se ti va’. Neanche due settimane dopo eravamo in studio da me a scrivere”. Il racconto si trasforma poi in un’ode al genio di “Riccione” e “Love”: “Lì ho capito che Tommaso era un talento vero. Puoi stare nella stessa stanza con una persona con un pianoforte e una chitarra e voler scrivere una canzone ma non è affatto detto che esca qualcosa di buono. Quel giorno ho capito di avere davanti una specie di vulcano, con diecimila idee melodiche in testa, aggrovigliate come serpenti e tutte buone. Ho visto che il ragazzo aveva il dono della sintesi, che aveva il mix in testa e una fede cieca e una voracità nella composizione che lo guidava e che di rado mi era capitato di osservare al di fuori da me. Scrivemmo due pezzi, ma ne avremmo potuti scrivere diecimila”.
“Amore indiano”, prodotta da Matteo Cantaluppi, il produttore che con la sua estetica sonora permise ai Thegiornalisti di fare il salto da indie a mainstream ai tempi di “Completamente”, non è nata nelle session di cui parlava Paradiso nel 2016, ma più recentemente: “Ci siamo persi, ritrovati, bevuto, mangiato, parlato, scritto nella notte. Lui ha fatto il suo cammino, io il mio con e senza Baustelle. Poco tempo fa ci siamo ritrovati ancora per scrivere, così, per il piacere di farlo, o forse per riprendere quel discorso lasciato in sospeso di scrivere una cosa da dare in pasto ad altri interpreti. È nata ‘Amore indiano’. E alla fine entrambi, risentendo il demo di notte, dopo rimpalli e messaggeria, ci siamo detti: ‘Ma vaffanculo, siamo noi, facciamola noi. E l’abbiamo fatto”.