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NEWS   |   Italia / 02/11/2016

L'indie, il pop e Cristiano Ronaldo: i Thegiornalisti presentano 'Completamente sold out' - INTERVISTA

L'indie, il pop e Cristiano Ronaldo: i Thegiornalisti presentano 'Completamente sold out' - INTERVISTA

Un breve riassunto per chi si fosse sintonizzato solamente ora: i Thegiornalisti sono un trio romano, nato nel 2009 dall'incontro tra il cantante Tommaso Paradiso, il chitarrista Marco Antonio Musella e il batterista Marco Primavera. Dopo i primi due dischi autoprodotti, "Vol. 1" e "Vecchio", usciti rispettivamente nel 2011 e nel 2012, nel 2013 i Thegiornalisti firmano un contratto discografico con l'etichetta indipendente Foolica Records e, un anno dopo, pubblicano "Fuoricampo". A due anni di distanza dall'uscita di quel disco, il trio è tornato sulle scene con il nuovo album, "Completamente sold out", primo frutto del nuovo contratto discografico con Carosello Records - qui la nostra recensione. Il disco, nei negozi di musica dallo scorso 21 ottobre, è stato anticipato dal singolo "Completamente", che ha riscosso un discreto successo nella programmazione radiofonica e tra il pubblico. Abbiamo intervistato il frontman dei Thegiornalisti, Tommaso Paradiso, per parlare del nuovo album e di quello che gira intorno al mondo della band.

Il titolo del disco, "Completamente sold out", mette insieme i titoli delle prime due canzoni della tracklist: come mai questa scelta?
"Tutto l'entourage che gira intorno ai Thegiornalisti, a partire da me, poi la band, manager e gli amici storici, abusa dell'avverbio 'completamente'. Anche per scherzo: noi, quando lo pronunciamo, lo enfatizziamo parecchio, diciamo 'coooompletamente'. L'idea iniziale era di chiamarlo così, 'Completamente'. Ma siccome la canzone-manifesto del disco è 'Sold out', allora abbiamo unito queste due cose. Insieme fanno anche un effetto quasi da ridere, quindi è perfettamente centrato come titolo. Anche se io avevo in mente altri titoli per il disco...".

Titoli come?
"Io lo volevo intitolare Cristiano Ronaldo, senza nessun dubbio. Sono serissimo, non sto scherzando. Per me è proprio un campione moderno, che viene dal bassissimo. Un super atleta, uno che si impegna, un fenomeno: ha tutte le caratteristiche che ti possono portare ad eccellere nella vita, è un mix di cose meravigliose. È stato un'ispirazione, un modello di riferimento. Ho visto anche un film su di lui, mi è piaciuto da morire. Poi, ogni tanto, vedo quei video che girano su Facebook dove lui è sempre un campione, anche con i ragazzini e con la gente che gli va a rompere le scatole. Non si è mai girato male nei confronti di qualcuno, è sempre stato super disponibile. Non so, mi fa impazzire come persona. Poi magari lo conosco ed è tutto il contrario...".

Hai parlato di "Sold out" come della canzone-manifesto del disco. In che senso?
"Nel senso che racchiude un po' tutte le altre dieci. In questa canzone c'è l'intro che è un po' monumentale, epico, con quella frase di sintetizzatore che magari negli anni '90 si poteva rifare con gli archi, andavano di moda tutte le ballad con la super-orchestra: noi, invece, amando la musica sintetica, abbiamo usato un sintetizzatore. Poi c'è il testo che racchiude tutta la voglia che c'è di uscire, di trovare alcune sensazioni durante la notte. Esprime la disperazione profonda che c'è in questo disco, che è una disperazione che ti porta poi a rinascere, a stare bene. Una disperazione contraddittoria: c'è quasi un piacere edonistico nello stare lì a guidare la macchina con quel ricordo, con quella lacrimuccia, con quella sensazione e con quella voglia di lei: 'Tienimi ancora tra le tue dita di seta'. È un po' un riassunto di tutte le altre canzoni".

Quindi non è una disperazione "nostalgica"...
"No, non c'è nessuna ombra di nostalgia. In 'Fuoricampo' c'era qualcosa di nostalgico, anche nel ricordo delle partite di pallone o della fine dell'estate. Questo, invece, è il disco opposto: parla dello scoppio iniziale di ogni tipo di relazione. L'altro giorno stavo rileggendo i testi sul libretto e notavo che sono praticamente tutti al presente. Spesso leggo che il nostro disco parla di amori finiti. Ma amori finiti un par di palle, questo disco parla di amori attuali, presenti: 'Sono io che ti telefono per sentire come stai mentre sbiascico frasi d'amore', 'Baciami adesso anche se piove', oppure 'Sto bene solo quando arrivi tu'. Io non ho mai scritto in vita mia una canzone che parlasse di un amore finito: la fine di un rapporto non mi dà nessun tipo di emozione. La fase più incredibile è la parte iniziale del rapporto: per me il colpo di fulmine è l'apice dell'amore eterno".

Il singolo che ha anticipato l'album, "Completamente", è diventata una delle hit italiane di questo fine 2016.
"Non me l'aspettavo, nel senso che non credevo che potesse piacere così tanto alle radio e alle persone. Per mia natura non mi creo mai delle aspettative in niente, accolgo tutto quello che viene".

Quando è nata?
"È nata a blocchi. L'unico Frankenstein che ho fatto in vita mia da quando scrivo canzoni. È una canzone che è nata in quattro momenti distinti e in quasi un anno: prima la strofa, poi ci ho messo il bridge, poi il ritornello e poi il finale. Una volta l'ho fatta ascoltare anche a Francesco Bianconi. Mi ha detto: 'Tommy, è bellissima, ma manca qualcosina'. Allora mi ci sono messo a lavorare sopra: alla fine è venuta fuori così".

Recentemente, tu e Bianconi avete scritto insieme alcune canzoni: "Completamente" gliel'hai fatta ascoltare per un consiglio o perché avrebbero dovuto inciderla i Baustelle per il loro nuovo disco? 
"Abbiamo scritto insieme altre canzoni, ma non sono per il nuovo disco dei Baustelle. 'Completamente' gliel'ho fatta ascoltare solo per un consiglio".

Tornando al disco: a livello di suono, quali sono state le ispirazioni principali?
"In realtà nessuna. A differenza degli altri dischi che abbiamo fatto, dove andavamo in studio con 150 album, quelli che tenevamo come riferimento, prima di iniziare a registrare questo disco ci siamo confrontati con Matteo Cantaluppi (il produttore) e con il resto della band su Skype. Avevamo semplicemente intenzione di usare una batteria, un basso, delle chitarre dream giusto per dargli quel tocco dreamy e un sintetizzatore. Volevamo cambiare sintetizzatore rispetto a quello che avevamo utilizzato in 'Fuoricampo' e quindi abbiamo usato varie soluzioni, tenendo come riferimento principale sempre il Juno. Non abbiamo ascoltato suoni di dischi passati, perché non volevamo fare un disco vecchio. C'è l'influenza di alcuni cantautori, ma giusto per quanto riguarda le canzoni, il modo di scrivere. Sul suono, invece, volevamo fare una cosa che fosse più attuale, moderna".

Questi cantautori quali sono? Hai detto più volte che il tuo punto di riferimento numero uno è Vasco Rossi...
"Vasco è stata una scoperta 'recente', me lo sto 'ciucciando' da cinque anni. L'ho scoperto tardissimo, non sono un suo fan della primissima ora. Un mio amico, quando stava uscendo 'Vecchio', un disco che non c'entra assolutamente niente con questa roba che stiamo facendo adesso, mi diceva: 'Guarda che tu non te ne accorgi, ma scrivi come Vasco, dovresti ascoltare il Vasco degli inizi'. Ho iniziato proprio con i primi dischi e sono andato completamente fuori di testa, forse di più di quanto ne andai per Dalla. Poi ascolto spesso Carboni e anche Jovanotti".

In alcune occasioni hai detto che la tua missione, insieme a Calcutta e Niccolò Contessa dei Cani, è uccidere l'indie: cosa vuol dire?
"In realtà questa frase non è stata proprio nostra. Me la disse Calcutta riferendosi ad un'altra persona - non ricordo la fonte - che disse 'I Thegiornalisti, Calcutta e I Cani' stanno uccidendo un genere. Noi ogni tanto la ripetiamo, ma ridendo: è una frase goliardica, non c'è alcun senso di pesantezza. È chiaro che alcuni di quelli che ti seguivano perché eri diverso dalla roba che passava in radio storcono il naso, quando poi passi in radio. Secondo me anche il pubblico adesso sta cambiando e sono solo che contenti che tu non sia solo il 'loro'".

I Thegiornalisti si sentono più "indie" o più "pop", adesso?
"Assolutamente pop, ma lo eravamo pure quando avevamo fatto 'Vol. 1'. Se non è pop un pezzo come 'Io non esisto'... Ho sempre avuto una scrittura pop, la struttura è sempre stata mega-pop. Non so proprio scrivere un pezzo criptico, non ci riesco. Facciamo musica pop ma il percorso è stato tutto gavetta vera, dai live nei piccoli club, passando per i primi dischi autoprodotti. Secondo me la carriera diesel funziona sempre meglio: penso che la cosa migliore sia non bruciare le tappe, mai".

Esiste ancora la distinzione tra "indie" e "pop", "underground" e "mainstream"?
"Va di moda dire di no: nel senso che la musica è musica, la musica è solo una. In teoria è anche vero, però ci sarà una differenza tra un pezzo dell'Officina della Camomilla e un pezzo di Nek: è evidente che c'è una differenza. Quella differenza chiamiamola in qualche modo: a me non va di definirla, per me è uguale. Però è chiaro che ci sia una differenza di sound, di stile, di approccio ai social network, di limpidezza delle parole: c'è una differenza a 360 gradi".

Lo scorso anno avevi detto che ti era stato proposto di scrivere canzoni per Sanremo. Che fine hanno fatto quei pezzi? A chi erano destinati?
"Questo è un grande falso storico. Io scrivo dei pezzi per il mio editore, che in questo caso è Universal, poi Universal fa quel che vuole di quei pezzi. È come se tu le metti dentro un contenitore, una scatola, e poi possono diventare la hit estiva, la hit invernale, possono semplicemente diventare il pezzo di un disco senza essere una hit, possono anche andare a Sanremo. Non è che io scrivo per Sanremo: cioè c'è la possibilità che possano andare a Sanremo. Comunque quelle canzoni che io ho scritto da quel periodo fino ad adesso sono state tutte piazzate, ma devono ancora uscire. Si tratta di big italiani...".

A proposito della tua attività di autore: nel 2015 hai scritto la musica di "Luca lo stesso", portata al successo da Luca Carboni: come è nata questa collaborazione?
"Avevo scritto quella canzone per me. Poi l'ho fatta ascoltare a Dario Faini, un altro autore con il quale collaboro per Universal, e lui mi ha detto che Carboni stava cercando un pezzo così. A quel punto abbiamo trovato lo slogan: 'Amami ancora adesso, sono sempre Luca lo stesso'. Il nostro editore gliel'ha mandata, a Luca è piaciuta, ma non subitissimo: ci ha dovuto riflettere e poi, dopo un po', l'ha cantata, cambiando le parole del mio testo con le sue, nuove. Poi ci siamo sentiti, conosciuti, visti. Lui ci ha detto di essere fan dei Thegiornalisti".

Il 5 novembre partirà da Bologna il tour: come sarà questa serie di concerti?
"Abbiamo finito le prove in questi giorni, sono andate bene. Il live sarà più lungo dei precedenti, avendo un disco in più. Abbiamo accolto nel gruppo un bassista nuovo di zecca, Walter Pandolfi, molto forte. Leo Pari, invece, suonerà le tastiere e ci aiuterà anche coi controcanti. Sul palco saremo in cinque in totale: noi tre della band e loro due. Dopo il tour ci prenderemo un po' di riposo, poi in primavera arriveranno altre date".

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