I 40 anni di uno dei migliori album di esordio del rock

Il 12 aprile 1983 uscì "Murmur", il primo album dei R.E.M.
I 40 anni di uno dei migliori album di esordio del rock

il 5 aprile 1980 una band, allora senza nome, suonò ad un party in una chiesa sconsacrata di Oconee Street, nella città universitaria di Athens, Georgia. Due settimane dopo avrebbero scelto il nome R.E.M., pubblicando poi una cassetta, un singolo ed un EP. Il loro  primo album "Murmur" sarebbe uscito il 12 aprile 1983, 40 anni fa oggi.

I R.E.M. sarebbero diventati "La più grande band indipendente del mondo", come li definì qualcuno: negli anni '90, dopo una lunga gavetta, diventarono una delle band più popolari del pianeta, ma senza mai perdere uno spirito diverso, che li spinse diverse volte a fare scelte controconcorrente per mantenere la propria identità. 

L'enigmatico "Murmur" gettò le fondamenta di quel percorso. Venne immediatamente consacrato dalla critica: Rolling Stone lo decretò come miglior album del 1983, giudicandolo migliore di altre pubblicazioni storiche di quell'anno come "Thriller" di Michael Jackson, "Synchronicity" dei Police e e "War" degli U2.

"Murmur" è considerato uno dei dischi d'esordio migliori della storia del rock: ecco la sua storia.

I R.E.M., prima di "Murmur"

Nel 1981 i R.E.M. incisero e pubblicarono il primo singolo: “Radio Free Europe”: uscì per la Hib-Tone, una piccolissima etichetta, ma la band finì per litigare con il proprietario che aveva remixato la canzone senza autorizzazione e aveva preteso i dirittti delle canzone. Riuscirono a liberarsi dal contratto. mentre avevano attiratto l'attenzione della I.R.S. Records, l’etichetta di Miles Copeland III, fratello di Stewart dei Police. Fu una svolta per la band: la IRS avrebbe pubblicato tutta la prima discografia del gruppo fino all'87, inserendoli in un catalogo che avrebbe segnato gli anni ’80 del rock alternativo americano o, come veniva chiamato al tempo, il "college rock", legato al circuito delle università.

Prima di arrivare all'album, i R.E.M. scelsero una via intermedia: la prima uscita per la I.R.S. fu un EP di 5 canzoni, "Chronic town", pubblicato nell'82 (e ristampato l'anno scorso). Il suono era già classico: il folk-rock elettrificato ispirato dai Byrds, con ritmiche e approccio ispirati al post-punk. Il tutto reso misterioso da un gargoyle in copertina e soprattutto dai testi surreali di Michael Stipe, che cantava di "Gardening at night" e "Wolves, lower".

 La storia dell'album

La lavorazione di "Murmur" iniziò a fine '82 e non nel migliore dei modi. La band, su suggerimento dell’etichetta, provò a lavorare con l’inglese Stephen Hague, che voleva dare alle canzoni un suono più new wave. Di quelle sessioni sopravvive pochissimo; ma da quel poco si capisce perché i R.E.M. odiarono il risultato: sentite gli effetti su voci e chitarra ma soprattutto la tastierina sul ritornello di “Catapult”.

La band così tornò a lavorare con Mitch Easter, che aveva prodotto “Chronic town”, a cui venne affiancato il più esperto Don Dixon. Ma la band entrò in studio nel Nord Carolina decisa a definire autonomamente il proprio suono: “Avevamo idee molto forti su quello che volevamo fare con il disco", raccontò Peter Buck in “Remarks”, la prima biografa della band scritta da Tony Fletcher. “Non sapevano il nome di una canzone, per esempio, ma facevamo la traccia base e io dicevo: 'Okay, voglio mettere su questa chitarra, questa chitarra, questa chitarra”. A Easter e Dixon toccò il compito di catturare il suono, più che di definirlo, come provò a fare Hague. I R.E.M. volutamente cercarono di stare lontano dai cliché: molte chitarre, sì ma nessun assolo; ritornelli si, ma nessuna parola tipo “amore”, anzi espressioni e testi criptici, non inclusi nel disco. Il mistero creato dai "mormorii" vocali di Stipe era voluto: “9-9” ne è il manifesto, tanto le uniche parole comprensibili del cantante sono “Conversation fear”, "Paura della conversazione.

Il risultato è un album con un'identità molto forte, già maturo ma più vario delle uscite precednte: il jingle-jangle in versione post-punk di “Catapult” (ripulita da orpelli ed effetti) si unisce all’emozione di “Talk about the passion” e di “Perfect circle”. La band reincise anche “Radio Free Europe”, mettendola in apertura (ma continuò a preferire la versione più veloce incisa per il primo 7” e il suo lato b “Sitting still”). Per capire il suono del disco: sentite la differenza tra la versione finale di "Catapult" e il demo iper-prodotto di Hague.

Una copertina misteriosa

In copertina la band mise il famigerato “Kudzu”, un pianta selvatica rampicante e infestante, originaria dell’Asia ma molto diffusa in Georgia; sul retro un vecchio traliccio delle ferrovie di Athens. Entrambe le immagini, virate in bianco e nero, hanno contribuito all’alone di mistero con cui la band circondò la sua immagine. Per la conservazione del traliccio si è lottato a lungo: diventò un luogo iconico della città, visitato dai fan della band.

Nonostante le critiche positive, l’album vendette relativamente poco, attorno alle 200.000 copie, sotto le aspettative dell’etichetta. Ma era solo l’inizio: la band sarebbe cresciuta poco alla volta, con ogni album che andò meglio del precedente, fino all’exploit nel ’91 con “Out of time” che rese i R.E.M. una delle band più popolari del pianeta - una band con un suono radicalmente diverso da quello delle origini: perché l’imperativo dei 4 fu quello di cercare di ripetersi meno possibile.

Le ristampe

“Murmur” è stato ristampato due volte in versione espansa: una prima volta nel ’92, con l’aggiunta di 4 brani live, e una seconda volta nel 2008, per i 25 anni del disco: in questo caso è stato aggiunto un secondo cd non con i demo dei brani (da anni, tra i fan, ne circolano di diverse sessioni), ma con un concerto registrato a Toronto nel 1983. Rimane un album “fuori dal tempo”, per usare un’espressione cara alla band. Un album che ha profondamente influenzato molti musicisti e iniziato un culto che sarebbe sfociato in uno dei più grandi successi degli anni ’90 e in una delle più belle storie del rock americano.

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