I Nada Surf presentano 'The weight is a gift': il rock come via di fuga

I Nada Surf presentano 'The weight is a gift': il rock come via di fuga
Trio newyorchese, i Nada Surf sono sulla scena da quasi dieci anni e in questi giorni è uscito il loro quarto album, “The weight is a gift”. Dopo il successo nel 1996 con la canzone “Popular”, supportata da numerosi passaggi video su MTV, e una battaglia legale con l’Elektra, che li aveva costretti a posticipare più volte l’uscita del secondo album, sono tornati con un disco pop-rock decisamente volto all’easy listening. “Dopo queste vicissitudini abbiamo sentito l’esigenza di un approccio più leggero al nostro songwriting. In questo ultimo anno abbiamo infatti ascoltato molta musica dei Beatles e dei Beach Boys. Ma continuiamo a considerarci una garage band che fa indie-rock”. Contenti del risultato? “Ne siamo orgogliosi, non stiamo più nella pelle. Il nostro primo disco era stato interamente registrato come se stessimo suonando dal vivo, per il secondo avevamo sviluppato alcune idee rimaste escluse da quelle sessions. Adesso siamo più consapevoli dei nostri mezzi, sappiamo come concretizzare esattamente ciò che vogliamo. Il nuovo lavoro è partito dall’idea di suonare divertendoci, senza prenderci troppo sul serio e – anche se può sembrare strano – ascoltando molto hip-hop commerciale”. Prodotto dalla band stessa, assieme a Chris Walla, il disco è frutto della mente creativa del cantante/chitarrista Matthew Caws e del bassista Daniel Lorca, amici fin dai tempi del liceo, ai quali si è unito il batterista Ira Elliot. “Le nuove canzoni sono state scritte per la maggior parte restando a casa nostra a New York. Nessun tour, nessun viaggio di ispirazione. Negli studi di registrazione di Seattle e San Francisco sono poi venuti fuori altri brani, anche se quando siamo entrati in studio avevamo già ben chiari il sound e gli arrangiamenti che volevamo. Ci siamo resi conto che sono passati già dieci anni dal nostro primo album: entrambi abbiamo deciso che era venuto il momento di fare i musicisti a tempo pieno”. I Nada Surf sono una di quelle band americane che riscuotono più successo in Europa che nel loro paese. “Sembra strano anche a noi. Riceviamo consensi dal pubblico europeo anche quando presentiamo canzoni nuove o materiale inedito, soprattutto in Francia. In passato, quando le cose non andavano bene negli States, potevamo contare di andare in Europa con un tour di 15 o 20 date e salvarci il culo”. In alcune canzoni vi arrendete anche voi al cantato in falsetto, che in questi anni sembra andare molto di moda. “Sì, è vero. Ma un conto è il falsetto di Jeff Buckley o di Thom Yorke dei Radiohead, già quello di Chris Martin dei Coldplay ci sembra meno sincero. Non sopportiamo i Muse, che abusano il falsetto in maniera ostentata. Noi ci limitiamo a qualche cambio armonico”. Cosa significa il titolo del disco? “E’ preso in prestito da un verso di una canzone dell’album: ‘Maybe this weight was a gift / I had to see how much I could lift’ (Forse questo peso era un dono / Dovevo vedere quanto riuscivo a sollevarlo). E’ una frase intensa, quasi commovente, tremendamente vera nella vita di ognuno”. Scorrendo i testi delle canzoni ci si imbatte su significati complessi e messaggi ben più profondi di quello che la vostra musica suggerisce. Vi sentite degli intellettuali? “Non nel senso stretto del termine. Non direi intellettuali come sono potuti essere stati i nostri genitori o come certi artisti degli anni Settanta. Preferiamo dire che scriviamo canzoni che fanno pensare”. Nel nostro paese, chi non vi conosce, potrebbe pensare che siete il nuovo progetto musicale di Nada, una cantante italiana. La conoscete? “Non sei il primo a dircelo. Purtroppo non la conosciamo, è brava almeno?”.
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