Il disco del giorno: Keith Jarrett, "Life between the Exit Signs"
Keith Jarrett
"Life between the Exit Signs" (Cd Atlantic Jazz 8122-73756-2)
Primo album solista di Jarrett, "Life between the Exit Signs" del 1968 porta impresse su di sé tutte le caratteristiche che si svilupperanno ulteriormente nel corso della sua vastissima discografia; la straordinaria abilità tecnica che lo vedeva già perfettamente padrone dello strumento a soli ventidue anni, lo stile compositivo immediatamente riconoscibile in temi come "Lisbon Stomp" e "Love N°1", l’impressionante conoscenza melodico-armonica, la capacità innata di muoversi attraverso panorami stilistici diversissimi dal bop al free con la stessa bravura, il rispetto per la grande tradizione americana (in questo caso incarnato da una splendida cover della "Everything I Love" di Cole Porter) che si interseca con la volontà di esplorare continuamente strade nuove e prive della benché minima concessione al mercato; persino dal punto di vista personale Jarrett
si dimostra molto simile a oggi, basti leggere le sue note di copertina tanto laconiche quanto insofferenti alle etichette di comodo.
La scelta di colleghi molto diversi stilisticamente tra loro come Charlie Haden (contrabbasso) e Paul Motian (batteria) testimonia
a sua volta dell’amore che Jarrett ha per mondi differenti, come se avesse voluto mescolare il percorso di Bill Evans e quello di Ornette Coleman dando vita a un percorso alternativo e parallelo a questi ultimi. La maturità stilistica di cui Jarrett aveva dato già ampia prova nel quartetto di Charles Lloyd trova in questo album solista un’ulteriore conferma nell’utilizzo del tocco pianistico, dinamiche, fraseggio, capacità improvvisativa e naturalezza di interplay con gli altri musicisti, peraltro in gran forma anch’essi e protagonisti di sopraffini assoli.
Non molto considerato dagli appassionati (chissà perché), questo disco meriterebbe una seria rivalutazione critica non solo per
il suo carattere profetico su ciò che avrebbe realizzato Jarrett in futuro, ma in virtù della grande bellezza musicale in esso contenuta attraverso composizioni a tutt’oggi fresche e coinvolgenti; musica straripante di energia in "Long Time Gone" (con un solo che nel suo furore deborda dai tasti per approdare all’interno della cordiera) e Love N°2, ma anche capace di bellissime oasi melodiche come "Margot" il cui tema soffuso di tenero lirismo rimane una delle composizioni più riuscite del musicista di Allentown.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" https://www.amazon.it/Lunario-della-musica-giorno-dellanno/dp/8806188585 pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
