Quando il rock italiano diventa un po’ meno provinciale

I Maneskin e Tom Morello, ma non solo: le collaborazioni che in questi anni ci hanno spiazzato.
Quando il rock italiano diventa un po’ meno provinciale
Credits: Emanuela Bonetti / Concessione in uso a Rockol

“Ma davvero?”, è stata la domanda che ci si è fatti quando i Maneskin sui social hanno svelato la collaborazione con Tom Morello contenuta nel loro nuovo album “Rush!”. Sì, davvero. Il chitarrista dei Rage Against The Machine, tra le band simbolo del rock antisistema, ha inciso un pezzo insieme al quartetto romano di “Zitti e buoni”: per ascoltare “Gossip”, questo il titolo della canzone, bisognerà aspettare però il 20 gennaio prossimo, quando i Maneskin spediranno nei negozi e sulle piattaforme di streaming l’ideale successore di “Teatro d’ira – Vol. I”. “Ciao Maneskin”, ha scritto Morello su Instagram, condividendo una foto scattata in studio insieme a Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio, che dopo quella con Iggy Pop per il remix della loro “I wanna be your slave” – tributo esplicito a “I wanna be your dog” degli Stooges – collezionano così un’altra collaborazione con un’icona del rock mondiale. Se ne faranno una ragione gli haters della rock band romana, che non hanno perso l’occasione per manifestare tra i commenti sotto la foto dei Maneskin in compagnia di Tom Morello il loro solito scetticismo: “Tom perché ci stai facendo questo? Eri la ‘rabbia contro la macchina’ e ora fai parte anche tu della macchina commerciale della musica. Questa è una band di marketing, creata negli uffici, senza alcun talento”, scrive un utente. “La caduta di Tom Morello nella trappola dei Maneskin. Incredibile. Che pessima idea”, commenta un altro. “No Tom, non farlo. Sono italiano, loro sono come Justin Bieber”, posta un altro hater.

A prescindere dalle polemiche

A prescindere dalle varie speculazioni sulla natura della collaborazione, il fatto che i Maneskin abbiano inciso un pezzo con una leggenda delle sei corde come Tom Morello, membro di una band che nel corso degli anni ha venduto oltre 20 milioni di copie a livello mondiale, è un’ottima notizia per il rock italiano (non è la prima volta, in realtà, che Morello collabora con un artista italiano: nel 2018 impreziosì con il suo strumento “Dove scappi” di Samuel, il frontman dei Subsonica, contenuto nella colonna sonora del film “Una vita spericolata” di Marco Ponti). Che negli ultimi anni, attraverso alcuni dei suoi protagonisti, ha avuto contatti frequenti con quello internazionale. Facendo incazzare più di una volta i puristi, tra sopracciglia alzate e nasi storti. Il caso più clamoroso? Quella volta che Vasco si mise in testa di incidere un pezzo insieme a Slash. Sì, quel Slash, l’iconico chitarrista dei Guns N’Roses. “Abbiamo registrato quasi in diretta un nuovo pezzo che sentirete. Una bomba”: era il dicembre del 2007 e il rocker di Zocca, con una lettera pubblicata sul suo sito ufficiale, annunciava con queste parole ai suoi fan una notizia che molti lessero con incredulità, se non altro perché era difficile credere che un guitar hero internazionale come Slash avesse accettato di suonare con un artista italiano, lui che fino ad allora aveva collezionato collaborazioni con artisti del calibro di Iggy Pop, Bob Dylan, Michael Jackson, i Motörhead e Alice Cooper. E invece era tutto vero: Vasco Rossi e Slash insieme per un pezzo contenuto nell’album che il Kommandante avrebbe spedito nei negozi di lì a poco, “Il mondo che vorrei”.

Ma Vasco e Slash si incontrarono davvero?

La canzone si intitolava “Gioca con me” e i due l’avevano appena registrata a Los Angeles, dove Vasco stava chiudendo proprio in quel periodo le lavorazioni del disco. Il grado di separazione tra i due, se così si può definire, fu il batterista Matt Laug, che suonava con Vasco in quel periodo (dopo aver già accompagnato, tra gli altri, Alanis Morissette e Alice Cooper), ma con Slash aveva fatto parte della band degli Snakepit. In un video contenuto all’interno del dvd “Il mondo che vorrei live” ci sono anche alcune clip girate nello studio di Los Angeles che ospitò le registrazioni di “Gioca con me”: Vasco e Slash, però non si incontrano. Il chitarrista dei Guns N’Roses è in sala con Matt Laug e il bassista Tony Fanklin, mentre Vasco appare dall’altra parte del vetro, in regia. “Slash chiede di cominciare subito. Si infila un paio di occhiali da sole a specchio, attacca la spina della sua Gibson all'amplificatore, e senza nessun particolare 'effetto', parte a suonare il pezzo. Ho notato che pure essendo Slash, un guitar hero dei più maledetti della storia, sapeva già il pezzo... Lo aveva imparato prima a casa e adesso lo suonava come fosse suo. Ci incontriamo durante una pausa e mi fa: 'Ehi Vasco, 'Do you like more strong or more light?'. Gli rispondo: 'I like more strong, man'. Ha fatto un cenno con la testa ed è tornato di là. Non l'ho più visto. Il giorno dopo quando ho sentito il pezzo sono rimasto allibito. Cazzo però Slash", avrebbe ricordato Vasco della collaborazione, anni dopo. Slash, però, dal canto suo in un’intervista a “Il Giornale” nel 2012 sostenne di non aver mai incontrato fisicamente Vasco: “Mai incontrato. Però gli ho parlato per telefono. Se la cava bene con l’inglese”.

I Negramaro e Dolores O'Riordan

Un incontro sicuramente avvenuto, testimoniato peraltro da una foto, è quello tra i Negramaro e Dolores O’Riordan. Nel 2007 Giuliano Sangiorgi e soci avevano già alle spalle il travolgente successo di “Mentre tutto scorre” (600 mila copie vendute solo con il disco), quando – nel mezzo delle lavorazioni del nuovo album “La finestra”, registrato ai Plant Studios di San Francisco e masterizzato allo Sterling Sound di New York – incisero un pezzo con la voce dei Cranberries, che di copie ne avevano già vendute oltre 40 milioni a livello mondiale. L’occasione fu “Senza fiato”, brano contenuto nella colonna sonora del film d’esordio da regista di Marco Martani, “Cemento armato”, scritto dallo stesso Sangiorgi e composto da Paolo Buonvino. “Quando cantai la canzone per la prima volta, Caterina (Caselli, produttrice dei Negramaro, ndr) tirò fuori il nome di Dolores. Non so se accetterà mai, pensavo”, avrebbe ricordato anni dopo Sangiorgi, in un’intervista a Vanity Fair. E invece: “Tre giorni dopo era già in studio con noi a registrare. Ed è successa una cosa strana e bellissima. Io entro e lei non mi riconosce, poi il suo fidanzato le spiega che sono Giuliano dei Negramaro e lei mi abbraccia e si mette a piangere. Mi dice: ‘Io sono qui perché l'emozione che mi ha fatto provare questa canzone è enorme, come quando ascoltavo musica da ragazzina’. Non sono più riuscito a parlare”. La canzone sarà inclusa come bonus track all’interno de “La finestra”.

Elisa con Tina Turner, i Marlene con Patti Smith e Gianna con i Depeche 

Solamente un anno prima che i Negramaro incidessero un pezzo con Dolores O’Riordan, la loro compagna di scuderia Elisa era riuscita a portare a casa nientemeno che una collaborazione con una leggenda della musica pop-rock come Tina Turner, “la regina del rock’n’roll”, oltre 200 milioni di copie vendute a livello mondiale grazie a hit come “What’s love got to do with it”, “We don’t need another hero”, “The best”. Otto anni prima aveva inciso con Eros Ramazzotti “Cose della vita”: con Elisa registrò un emozionante duetto su “Teach me again”, contenuta nel film corale “All the invisible children” (tra i vari registi c’era anche Ridley Scott). Nel video Elisa duetta con Tina Turner in studio di registrazione, accompagnando la diva al pianoforte sulle note della canzone. E se nel febbraio del 2012 i Marlene Kuntz riuscirono a portare al Festival di Sanremo la Sacerdotessa del Rock, Patti Smith, che accompagnò Cristiano Godano e soci sul palco dell’Ariston nella serata delle cover sulle note di “Impressioni di settembre” della PFM (nello stesso anno Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, che alle collaborazioni con i giganti del rock è sempre stato abituato, condivise il palco addirittura con Brian May dei Queen per “We will rock you”), l’anno successivo Gianna Nannini nel suo album “Inno” si tolse lo sfizio di suonare con un po’ di Depeche Mode: alle sessions dell’album, prodotto da Will Malone, primo tastierista dei Black Sabbath e poi al fianco dei Verve e degli Iron Maiden, parteciparono gli storici turnisti della band capitanata da Dave Gahan, Peter Gordeno e Christian Eigner.

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