Ma di che parla "Shock the monkey" di Peter Gabriel?
Per realizzare il suo quarto album solista Peter Gabriel fece largo uso della tecnologia dell'allora moderno sintetizzatore Fairlight che permise al musicista inglese di regalare al disco un suono elettronico innervato da massicce dosi di campioni.
Il primo singolo dell'album – uscito senza nome, chiamato “IV” oppure “Security” - fu "Shock the Monkey". Una canzone il cui testo non venne immediatamente compreso, anzi venne proprio frainteso. Parlava di animali? Oppure riguardava l'elettroshock? Mah. L'oggi 72enne Peter Gabriel svelò così l'arcano rivelando che "la maggior parte delle persone la vedeva come una sorta di canzone sui diritti degli animali, ma in realtà non lo era. Era una canzone sulla gelosia". Aggiunse in seguito che "Shock the Monkey" era "solo una canzone d'amore, anche se non è vista in questo modo. Si riferisce alla gelosia come a un fattore scatenante per l'emergere di una natura animale".
Nel 2014 il cantautore statunitense Joseph Arthur , dopo averne pubblicato una cover, spiegò al quotidiano statunitense New York Times, cosa pensasse di Peter Gabriel e di "Shock the monkey": "Come spesso gli accade, con quella canzone, attinge a qualcosa di profondo e primordiale. In questo senso la sua musica è magica. È un mix di un intenso intelletto con cose profondamente primordiali. Lui è in contatto con entrambe queste polarità. Queste esistono nella sua musica senza soluzione di continuità".
In un 'domanda e risposta' con i fan sul suo sito Peter Gabriel parlando di “Shock the monkey” confessò con una certa sorpresa: "Stavo cercando di scrivere in uno stile Tamla-Motown, anche se la produzione finale e l'arrangiamento non vanno proprio in quella direzione, ma in termini di testo e scrittura era la sensazione con cui ho iniziato." Forse l'intenzione dell'ex cantante dei Genesis era quella di rifarsi allo stile della casa discografica soul e r'n'b, ma in realtà ne venne fuori una canzone molto moderna. Il produttore Keith Olsen quando la sentì si stupì: "Non c'era un piatto, nemmeno un charleston Fu un approccio molto influente. A quell'epoca tutti volevano essere Peter Gabriel, tutti".
Con “Shock the monkey” Peter Gabriel ottenne il suo primo successo da classifica negli Stati Uniti e, come spesso accade, la canzone trascinò nelle posizioni alte della classifica anche l'album. Ora fa sorridere il pensare che Gabriel, sulle prime, si oppose all'idea di pubblicare quella canzone come primo singolo. "Ci furono parecchie discussioni con la casa discografica, alla fine arrivai a pensarla così. Avrei preferito che fosse il secondo singolo perché in un certo senso non sentivo che rappresentasse l'album". “Shock the monkey” fu infine scelta come primo singolo del disco, mentre "I Have the Touch" fu la seconda scelta.