Omar Pedrini, dal libro su “Viaggio senza vento” dei Timoria alla dipendenza dalla droga
Dopo un tour che nel 2019 ha visto Omar Pedrini celebrare lo storico disco dei Timoria, “Viaggio senza vento”, il cantautore bresciano ha deciso di omaggiare l’album della band originariamente uscito nel 1993 con un libro, scritto con Federico Scarioni e intitolato “Dentro un viaggio senza vento” (edito da Il Castello, prossimamente recensito nella rubrica di Rockol; qui sotto la copertina).

In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, presentando il volume in cui ripercorre parte della sua carriera e del gruppo, Omar Pedrini ha riflettuto su come la storia di Joe, personaggio principale di “Viaggio senza vento” e alter ego dello stesso musicista, suoni ancora attuale. "È la storia di un giovane in crisi, tra delusioni amorose e dipendenze tossiche, ma che non si arrende alla sconfitta. Valeva nel 1993, vale oggi”, ha affermato Pedrini, che a colloquio con Matteo Cruccu ha anche spiegato che nella tourneé del 2019 avrebbe rivoluto Francesco Renga dietro al microfono. “Doveva andare a Sanremo e ha detto no. Ne aveva già fatti otto però, forse a uno poteva rinunciare. Siamo come i Beatles, l’unica rock band italiana a non aver fatto una reunion”, ha narrato l’ex Timoria prima di commentare il successo dei Maneskin come gruppo rock in Italia: "Non fanno parte di una scena, come ai nostri tempi, ma hanno la responsabilità morale di diventarne i leader. E se intanto sotto l’albero i ragazzini han chiesto una chitarra elettrica al posto di un telefonino, è sicuramente merito loro”.
Ripensando alla propria storia personale legata a “Viaggio senza vento”, Omar Pedrini ha poi ricordato il periodo più buio della sua vita, caratterizzato dalla dipendenza dalla droga. “Nacque mio figlio Pablo, capii che mi sarei dovuto dare una regolata con le droghe pesanti e partii per l’India in un ashram”, ha raccontato il 54enne artista, spiegando come la nascita di suo figlio nel 1993, quando aveva 26 anni, e poi la diagnosi di una malattia congenita al cuore lo abbiano aiutato ad allontanarsi dall’uso di sostanze stupefacenti. Omar Pedrini, che lo scorso giugno si è dovuto sottoporre a un'operazione di chirurgia vascolare per “un (fottuto) aneurisma aortico", ha quindi aggiunto: “Se non avessi smesso in tempo sarei morto”.
Nel corso dell’intervista per il Corriere della Sera, Pedrini ha anche riflettuto sulle ripercussioni che la pandemia sta avendo sul settore degli spettacoli e della musica dal vivo. “Viviamo di serate. Il danno economico è stato grande”, ha dichiarato il cantautore. E ancora: “Con tutto l’amore che ho per Papa Francesco, non capisco perché i 20000 all’aperto per la messa di Natale (o gli affollatissimi impianti sciistici) sì e i concerti in piazza no: se l’emergenza è grande, come sembra, forse sarebbe stato meglio chiudere tutto. E invece paghiamo sempre e soltanto noi artisti”.