La grande festa rock di Omar Pedrini a Milano

Il rocker bresciano ha suonato per intero “Viaggio Senza Vento” dei Timoria, ed è stato raggiunto sul palco da ospiti e amici: ecco com’è andata

La grande festa rock di Omar Pedrini a Milano

L’ultimo valzer di Joe ha l’aria di una grande festa rock. Una di quelle eroiche, organizzata per salutare il protagonista di una lunga avventura iniziata nel 1993, in modo quasi imprevedibile. Con l’atto conclusivo dello spettacolo dedicato a “Viaggio Senza Vento”, Omar Pedrini ha chiuso al Fabrique di Milano un fortunato giro di concerti su e giù per l’Italia che, tappa dopo tappa, lo ha visto impegnato in 48 date, dalle 8 inizialmente previste, in nove mesi di tour.

Un vero e proprio racconto di vita, in bilico tra passato e presente, messo in scena dal rocker bresciano per congedarsi dall’album simbolo dei suoi Timoria. Risultato di un periodo di grande incertezza, eppure capace di aprire una nuova strada alla musica italiana, il disco è stato infatti accolto con immutato affetto anche in occasione della ristampa per il venticinquennale. Proprio da quella manifestazione di affetto è nata l’idea di riportare live, a beneficio di vecchie e nuove generazioni, il percorso introspettivo di Joe, personaggio principale di “Viaggio Senza Vento” e alter ego dello stesso Pedrini. Un passaggio interiore di personale riscatto, da perdente a guerriero, in grado di rappresentare ancora oggi le mille sfaccettature di una realtà sempre in perdita. Accolto da un pubblico che non ha mai smesso di far sentire il suo calore, il musicista ha quindi intrapreso per un’ultima volta il cammino salvifico di questo anti-eroe per caso. Tra disavventure tossiche, fughe e redenzione finale si incrociano in quelle vicende hard, folk, pop e funky, spaccato di un periodo cruciale per la carriera dei Timoria, in cui il quintetto sentiva forte il bisogno di buttare fuori le proprie idee in piena libertà.

Introdotto dalla proiezione del documentario “Lawrence: A Lifetime In Poetry” dedicato al vate della controcultura americana Lawrence Ferlinghetti, la serata ben presto ha preso la forma di un happening di espressioni artistiche differenti, tra musica, letteratura e impegno sociale. Con le note di “Senza vento”, che il pubblico di rimando ha interpretato con elettrizzato entusiasmo, amplificandone la potenza, la celebrazione è entrata subito nel vivo fin dalle battute iniziali, riproponendo quasi integralmente la scaletta originaria del disco. Per più di due ore il concerto si è così concretizzato in un rito collettivo, tra reduci della vecchia guardia e nuovi appassionati che, insieme, hanno accompagnato Omar e la sua band - essenziale nella sua coesione di chitarra, tastiere, basso e batteria -  nell’avventura risolutiva del tormentato Joe. Lo stesso Pedrini, riempiendo il palcoscenico della sua vitale passione, ha preferito lasciare lo spazio necessario alle canzoni, trasmesse con il carisma e l’energia dell’esperienza, ma anche con una voce ancora capace di tradire una genuina emozione.
Sono arrivate quindi in sequenza quelle tracce che hanno reso l’album uno dei capisaldi della “nuova” scena italiana, con inni come “Sangue impazzito”, “Il mercante dei sogni”, “la città del sole”, fino all’elogio della purificazione di “Piove”. Ancora, la saga si è arricchita nel suo atto finale della presenza di numerosi ospiti, molti dei quali annunciati nei giorni precedenti sui canali social del cantautore. Dal rapper Ensi, che in “Lasciami in down” ha aggiunto nuove suggestioni al disagio del ragazzo reietto con i suoi incastri metrici, a “Freedom” interpretata insieme agli amici delle cover band che in questi anni si sono fatti carico di portare sul palco le canzoni dei Timoria, per arrivare al violino di Mauro Pagani, prima solista in “Lombardia” e poi insieme alla voce di Eugenio Finardi per una toccante performance di “Verso Oriente”. C’è spazio per una ricca galleria di scrittori e artisti in scena, da Nicolai Lilin, che apre un varco temporale sulla sua Madre Russia e i disastri della corruzione di quest’epoca complicata, a Matteo Guarnaccia in veste di agitatore rock, così come per il reading di Federico Scarioni in apertura di “Sole spento”, un omaggio al ribelle per eccellenza Neil Young con “Hey hey, my my” e, infine, per due quarti de Le Vibrazioni, con Francesco Sarcina e Alessandro Deidda, insieme a Enrico Ghedi, tastierista storico dei Timoria, nel gran finale affidato al bis di “Sangue impazzito”.

È stato un racconto di cuore, lo stesso che ogni tanto lo fa sussultare, quello messo in musica da Omar Pedrini, diretto e intenso, con tutte le sbavature che solo la sincerità riesce a raggiungere senza particolari artifici la pancia dei presenti. Il personaggio di Joe ha perciò colpito dritto nei sentimenti ancora una volta, senza intenzioni retoriche o nostalgiche, arrivando a intercettare un immaginario composito che si dipana tra amicizia, tradimento, amore, rivalsa e un’immutabile Provincia con la quale fare perennemente i conti. Quella di “Viaggio Senza Vento” è l’avventura di una generazione che non ha età, e a ben vedere dal luccichio degli occhi di Omar, racconta almeno un paio delle sue vite da rocker.

(Marco Di Milia)
 
SETLIST
“Senza vento”
“Joe”
“Sangue impazzito”
“Lasciami in down” (Con Ensi)
“La cura giusta”
“La fuga”
“Lombardia” (Con Mauro Pagani)
“Verso oriente” (Con Eugenio Finardi e Mauro Pagani)
“Freedom” (Con gli amici delle cover band ufficiali dei Timoria)
Reading di Matteo Guernaccio
“Il mercante dei sogni”
“La città del sole”
“La città della guerra”
“Piove” (Con Davide Apollo)
Reading di Nicolai Lilin
“Come serpenti in amore”
“Frankenstein”
“Freiheit”
“Il guerriero”
 
Reading di Federico Scarioni
“Sole spento”
“Il cielo sopra Milano”
“Hey hey my my” (Cover di Neil Young)
“Sangue impazzito” (Con Enrico Ghedi, Francesco Sarcina e Alessandro Deidda)

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