È nata una stella: perché Lady Gaga merita l’Oscar per “House of Gucci”

L’interpretazione di Lady Gaga della Reggiani nel film di Ridley Scott è da standing ovation. Se come cantante sembra aver già detto tutto, come attrice ha tutte le carte in regola per sorprendere, sorprendere e ancora sorprendere. Ecco perché.
È nata una stella: perché Lady Gaga merita l’Oscar per “House of Gucci”

“House of Gucci”, il film di Ridley Scott che racconta la parabola umana di Maurizio Gucci e la sua tormentata storia d’amore con Patrizia Reggiani, condannata nel ’98 a ventinove anni di reclusione – poi ridotti a ventisei – dopo essere stata ufficialmente riconosciuta come mandante dell’omicidio del noto imprenditore, sta dividendo la critica e gli spettatori, tra chi lo considera un capolavoro e chi invece lo stronca senza pietà, criticandone l’estetica (tra il trash e il grottesco) e i toni (eccessivamente melodrammatici).

Su una cosa, però, sono tutti d’accordo: l’interpretazione di Lady Gaga della Reggiani è da standing ovation. Così potente da rendere quella del sempre bravissimo Adam Driver di Maurizio Gucci fioca, scialba, poco energica. È Gaga-Reggiani a prendersi la scena. La .popstar statunitense aveva sorpreso tutti già nel 2018, quando interpretò la protagonista dell’ennesimo remake di “A star is born”, quello diretto da Bradley Cooper, tanto da conquistare una nomination come “Miglior attrice protagonista” agli Oscar 2019. A vincere, alla fine, fu Olivia Colman, la regina Anna di Gran Bretagna de “La favorita” di Yorgos Lanthimos, e alla fine la signorina Germanotta dovette consolarsi con l’Oscar per la “Miglior canzone” vinto da Shallow. La voce di “Poker face” si rifarà il 27 marzo, quando il Dolby Theatre di Hollywood, a Los Angeles, ospiterà la cerimonia di consegna degli Oscar 2022? Tutto lascia supporre che stavolta Gaga è destinata a vincerlo, l’Oscar.

La lunga strada che conduce verso gli Oscar

Le shortlists della 94esima edizione degli Academy Awards, ovvero le liste che precedono le vere e proprie nomination, saranno svelate tra due giorni, martedì 21 dicembre. I membri dell’Academy voteranno i vari candidati tra il 27 gennaio e il 1° febbraio, poi l’8 febbraio gli organizzatori sveleranno le nomination definitive, tra i quali saranno poi scelti i vincitori degli Oscar 2022. Lady Gaga ci arriva con in tasca già la vittoria del premio come “Miglior attrice protagonista” ai New York Film Critics Circle Awards, i premi cinematografici assegnati annualmente negli Usa da una commissione di critici, e la candidatura nella categoria “Miglior attrice in un film drammatico” ai Golden Globes. Il 9 gennaio, in occasione della cerimonia di consegna delle statuette che rappresentano l’anticamera degli Oscar, si contenderà il premio con Jessica Chastain (che interpreta la telepredicatrice Tammy Faye Bakker nel film “Gli occhi di Tammy Faye” di Michael Showalter), Nicole Kidman (che interpreta la star Lucille Ball della sitcom “Lucy ed io”, popolarissima negli Usa negli Anni ’50, nel biopic “Being the Ricardos” di Aaron Sorkin), Kristen Stewart (l’ex stellina della saga di “Twilight” interpreta Diana Spencer nel film biografico “Spencer” di Pablo Larraín) e la stessa Olivia Colman (candidata per la sua interpretazione di Leda Caruso in “The lost daughter” di Maggie Gyllenhaal).

La mobilitazione della critica

La mobilitazione di testate come Variety, tra le più influenti nel campo dell’entertainment e dello showbiz americano, rende la vittoria di Lady Gaga se non certa quantomeno probabile. “È anche una star del cinema”, hanno titolato i critici di Variety, sottolineando la grandezza dell’interpretazione della popstar in “House of Gucci”. Un grosso lavoro lo hanno fatto truccatori e acconciatori, che – basandosi sulle foto e sui video dell’epoca – hanno reso Lady Gaga fisicamente simile a Patrizia Reggiani. E non solo: Jared Leto dei Thirty Seconds to Mars è praticamente irriconoscibile nel ruolo di Paolo Gucci, il cugino di Maurizio, estromesso cinicamente dall’imprenditore e dalla moglie dal controllo dell’azienda insieme al padre

Aldo, interpretato nel film da Al Pacino. Una candidatura del film nella categoria “Miglior trucco e acconciatura” è dovuta. Ma la differenza, al di là del trucco e del parrucco, la fa l’interpretazione di Lady Gaga (peraltro neppure valorizzata dal doppiaggio in italiano, dagli accenti camp, quasi caricaturali – le presta la voce Benedetta Degli Innocenti, la stessa doppiatrice che l’aveva interpretata in “A star is born”), che si cala perfettamente nella parte della donna innamorata (prima) e della businesswoman ambiziosa e spietata (poi): “Accompagnate la signora Franchi fuori da casa mia, grazie”, dice al portiere di casa Gucci quando, dopo aver ordinato segretamente l’uccisione dell’ex marito, si precipita nella casa dove quest’ultimo viveva insieme alla nuova compagna, Paola Franchi. E nel finale altri applausi: “Può chiamarmi signora Gucci, prego”, risponde granitica al giudice che in tribunale, due anni dopo la morte dell’imprenditore, al termine del processo che la vede imputata, si ostina a chiamarla con il suo vero nome, Patrizia Reggiani.

Se come cantante ha detto tutto, come attrice può sorprendere ancora

In “A star is born” Lady Gaga interpretava una cantante che provava a concretizzare il suo sogno di diventare stella: cantava, ballava, faceva quello che fa sui palchi da più di dieci anni a questa parte. Una popstar, appunto. In “House of Gucci” non canta, non balla: si limita a recitare. Se come cantante sembra aver già detto tutto, spaziando in una manciata di anni dall’elettropop al jazz, dal folk al rock, togliendosi pure lo sfizio di incidere non uno ma ben due album con Tony Bennett, come attrice ha tutte le carte in regola per sorprendere, sorprendere e ancora sorprendere. In una lunga intervista concessa proprio Variety

ha rivelato di aver avuto bisogno di supporto psichiatrico per “tornare in sé” dopo essersi immedesimata totalmente ne “la vedova nera”, così come la stampa italiana soprannominò la Reggiani: “Credo che nessun attore dovrebbe arrivare a spingersi a quel limite. Ero costantemente Patrizia. Parlavo continuamente con il suo accento, anche fuori dal contesto del film. Stavo vivendo la mia vita, ma continuavo a viverla con i suoi occhi, come se la stesse vivendo lei. Alla fine ho preferito avere con me un’infermiera psichiatrica. Sentivo che era la cosa migliore da fare”, ha raccontato Gaga.

Le critiche

Ma cosa ne pensa la Reggiani? Tornata in libertà nel 2016, rilasciata per buona condotta dopo aver scontato diciotto anni di carcere, l’ex moglie di Maurizio Gucci ha dato la sua benedizione alla cantante dopo le critiche iniziali (“Non ha voluto incontrarmi”, ebbe a dire): “Va bene, mi somiglia”, ha commentato la Reggiani, oggi 73enne, a 7 del Corriere della Sera, definendo però “House of Gucci” un film “diffamatorio”. Sul piede di guerra, oltre alla Reggiani, anche gli eredi di Aldo Gucci, lo zio di Maurizio, vera mente delle operazioni che resero il marchio Gucci uno status symbol, incastrato dal figlio Paolo – raggirato da Maurizio e dalla Reggiani – e condannato a un anno e un giorno di carcere per evasione fiscale di 7 milioni di dollari a New York. In un comunicato stampa hanno definito “censurabile” la ricostruzione fatta dagli sceneggiatori Becky Johnston e Roberto Bentivegna, che si sono ispirati all’omonimo libro di Sara Gay Forden, della Reggiani, “una donna definitivamente condannata per essere stata la mandante dell’omicidio di Maurizio Gucci”.

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