Il progressive dopo il 1974: Robert Fripp
Robert Fripp aveva sciolto i King Crimson nel 1974, all’apice del loro successo e quando sembrava che il gruppo fosse sul punto di compiere grandi imprese negli Stati Uniti. Fripp aveva già realizzato "No Pussyfooting", l’album a quattro mani con Brian Eno basato su loop preregistrati, ed era interessato a esplorare altre strade e a sfuggire al proprio ruolo di leader de facto di un importante gruppo rock – cosa che temeva si sarebbe inevitabilmente ripetuta di nuovo.Poco dopo affermò che era giunto il momento in cui tutte le band progressive avrebbero dovuto cessare di esistere. Ma poiché al fossile rock’n’roll piace tutto ciò che fa parte del passato, la maggior parte di loro è ancora lì a sfornare cose, ripetendo quello che ha fatto anni fa senza prendere nessuna nuova direzione. Fripp scelse inoltre di sciogliere il gruppo prima di rimanere bloccato nel tran-tran delle tournée americane e diventare parte della trasformazione del progressive rock (e del rock classico) in qualcosa da stadi e spettacolo.Il batterista dei King Crimson, Bill Bruford, ricorda Fripp usare la similitudine del “fossile”. Tuttavia fu sorpreso, quando il chitarrista sciolse il gruppo:
"Dal mio punto di vista, sono seduto alla batteria, la folla sta impazzendo, stiamo andando bene in America e i compensi aumentano. Il nostro manager, David Enthoven, era appena tornato dal botteghino del Chicago Auditorium, dove eravamo in programma come ospiti principali, dicendo: «Abbiamo appena guadagnato 9.000 dollari», che ci sembravano un sacco di soldi, e significava che stavamo cominciando a non perderne più per strada. Ma Robert bloccò tutto, e ancora oggi penso che la gente tenda a considerare gli anni compresi tra 'In the Court of the Crimson King', più o meno, e il 1975, o giù di lì, il periodo d’oro del progressive rock".
Quando i King Crimson vennero fuori, nel 1969, Fripp definì il gruppo una magnifica formazione liberale, per un giovane. All’epoca c’era grande connessione tra i membri del gruppo, un impegno nella sperimentazione musicale collettiva e il rifiuto di accettare barriere o limitazioni. Eppure questo genere di ondata creativa non può durare per sempre, e verso la metà degli anni Settanta, benché la valutazione di Fripp sembri particolarmente dura, molti gruppi di progressive rock avevano già dato il meglio di cui erano capaci. Fripp stesso intraprese una singolare carriera alternativa come collaboratore, produttore e catalizzatore, come una «piccola e mobile unità intelligente». Anche se non era subito chiaro cosa volesse dire, quella frase lo distingueva dai suoi colleghi. Al tempo si rendeva conto che l’etica prevalente del “più grande è, meglio è” era insostenibile, e così si fidò del proprio istinto, che gli diceva di «seguire i propri passi fin dove lo conducevano».Le sue azioni erano in linea con alcune delle idee presentate in uno dei libri di economia radicale dell’epoca, "Piccolo è bello. Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa", di E.F. Schumacher. Le diseconomie di scala di una delle più grandi band del progressive rock, gli Emerson, Lake & Palmer, sarebbero venute alla luce di lì a un paio d’anni.
Per prima cosa, i piedi di Fripp lo condussero al ritiro presso la International Academy for Continuous Education a Sherborne House, nel Gloucestershire, fondata da J.G. Bennett. Qui, Fripp partecipò a un programma volto a raggiungere il proprio potenziale, basato sugli insegnamenti del filosofo e mistico armeno Georges Gurdjieff; poi si trasferì a New York, dove iniziò a esibirsi come chitarra solista usando il Frippertronics, lo stesso sistema di delay del nastro con due registratori in coppia che aveva impiegato con Eno.
Il brano è tratto, per gentile concessione, da "Storia del Progressive Rock. Origini e leggende della musica inglese anni Settanta", edito da Odoya: 720 pagine imperdibili per gli appassionati del genere.
