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Un tributo per ricordare Neal Casal

Esce "Highway butterfly", con Warren Haynes, membri dei Grateful Dead e Jonathan Wilson tra gli altri
Un tributo per ricordare Neal Casal

Poco più di due anni fa moriva Neal Casal, in modo tragico. Veniva così a mancare una grande voce e un grande chitarrista del classico rock amerciano americano, noto agli appassionati tanto per le sue collaborazioni (in particolare quella con Cardinals, la band di Ryan Adams, fino al 2009, e quella più recente con la Chris Robinson Brotherhood, il gruppo del cantante dei Black Crowes). Negli ultimi anni aveva spesso suonato con con i Circles Around The Sun, gruppo strumentale e psichedelico nato per amore dei Greatful Dead. 

Ma Casal aveva una precendente carriera da cantautore, molto valida e molto sfortunata: il mancato riconoscimento del suo lavoro è stata con ogni probablità una delle cause della sua fine, assieme ai problemi economici derivati dal fatto che, pur essendo riconosciuto come uno dei migliori chitarristi della sua generazione, suonava spesso in situazioni di nicchia. Poco prima della sua scomparsa era stata annunciato la pausa a tempo indeterminato della Chris Robinson Brotherhood: il cantante stava per riformare i Black Crowes, come poi è successo.

Un tardivo ma sentito riconoscimento arriva adesso con "Highway butterfly", un triplo album tributo curato dalla Neal Casal Music Foundation, con 41 canzoni rivisitate da Tedeschi & Trucks, Steve Earle and the Dukes, Hiss Golden Messenger, J Mascis (Dinosaur Jr), Warren Haynes (Gov't Mule) e membri dei Grateful Dead tra gli altri. Una line-up lunghissima in cui spiccano le assenze di Ryan Adams e di Chris Robinson, con cui appunto Casal aveva condiviso parti importanti della sua carriera. 

Sebbene il suo nome sia stato associato alla musica californiana, Casal era nato in New Jersey nel ‘68. Appassionato di rock classico e di southern rock, aveva iniziato la sua carriera giovanissimo con i Blackfoot nell’88, band storica di quella scena. Nel ’91 un contratto come autore con la Warner e nel ’95 esce “Fade away diamond time”, suo debutto solista: nel disco tornano la california, le atmosfere alla Neil Young (Il capolavoro “Free to go” ha un attacco alla “Cortez the killer”, reso magistralmente da Haynes nel tribyto) e alla Jackson Browne, tutto inciso con musicisti di primo piano.

Il periodo è quello giusto, negli anni ’90 il rock funziona in classifica e in radio: ma sfortuna vuole che la sua etichetta (Zoo Records, legata alla Sony) lo scarichi poche settimane dopo l’uscita dell’album e poco dopo ancora chiuda i battenti. La carriera solista, da qua è tutta in salita, ma continua: pubblica 12 album, diversi con la tedesca Glitterhouse, ma è un nome di nicchia, non fa mai il salto che gli spetterebbe.  Prova ne è che di quei dischi solo tre si trovano sulle piattaforme di streaming, tra cui il capolavoro d’esordio.
L’ultimo album è “Sweeten the distance”, del 2011, due anni dopo la fine della collaborazione con  Ryan Adams. Sono uno più bello dell’altro: se vi piacciono i nomi citati fin qui, sono album imperdibili, e il tempo che spenderete per trovarli varrà decisamente la pena.

Nel frattempo, nel 2005, inizia la carriera come musicista e chitarrista: Neal Casal, si può immaginare, fa di necessità virtù. In un’intervista dice di non essere dotato di una grande tecnica: “Ho solo qualche ‘lick’, ma so far fruttare bene quello che so”.
Ma ha un grande cuore, e si sente, sia come cantautore che come chitarrista:  nel giro di pochi anni diventa uno delle icone della scena jam e uno degli strumentisti più quotati del classic rock americano. Questo tributo gli rende giustizia.

 

 

 

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