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Vincenzo Mollica: "Battiato mi disse, bisogna affrontare tutto con semplicità”

In una lunga intervista il popolare giornalista parla di Paul McCartney, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Vasco Rossi e di "Azzurro" dice...
Vincenzo Mollica: "Battiato mi disse, bisogna affrontare tutto con semplicità”

Nella giornata di oggi è stata pubblicata sul Corriere della Sera una lunga intervista al giornalista Vincenzo Mollica a firma Elvira Serra. Tra i molti ricordi dell'oggi 68enne Mollica, molti sono quelli di carattere musicale. Ve li riportiamo.

Gli viene chiesto con chi si è emozionato di più? “Al primo incontro, con Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Celentano... Ma c’è una persona che non ho intervistato e che però ho conosciuto ed è Mina: quello è stato un momento davvero emozionante, perché l’ammiro per la cultura, la generosità, la curiosità...”. Mentre alla domanda quale fosse la sua canzone preferita Mollica ha risposto: “Azzurro. Vale un romanzo”.

Il Festival di Sanremo più bello? “Tutti, ogni edizione è come un libro nuovo che si apre. Forse, però, quello in cui Vasco cantò Vita spericolata: lo aspettavano per le prove e arrivò con abbondante ritardo... Andavo a Sanremo anche per il Club Tenco, dove feci l’incontro sfolgorante con Francesco Guccini.”

Che effetto le fa sapere che Carrà, Battiato e Proietti non ci sono più? “Sono momenti dolorosi. L’ultima volta che ho intervistato Battiato gli parlai della vista che mi abbandonava e lui mi sfiorò con un dito l’occhio che funzionicchiava e disse: Vincenzo, bisogna affrontare tutto con semplicità”.

Sui big della musica internazionale che Vincenzo Mollica ha avuto modo di avvicinare nella sua lunga carriera di giornalista, di Paul McCartney ha detto, “Aveva espresso il desiderio di far girare il video di un nuovo singolo a Fellini, ma all’ultimo minuto, con la cena pronta, saltò tutto. Quando poi Fellini morì, trovai tra i suoi scritti un appunto in pennarello azzurro per il famoso video: aveva immaginato l’ex Beatles cantare al Colosseo mentre la città si svegliava. Lo raccontai a McCartney che si commosse. Infine lui ha cantato davvero al Colosseo, e quel giorno mi sono commosso pure io”.

Su Bruce Springsteen invece, “Mi chiamava Fast-Man, perché ero veloce, non gli rompevo troppo le scatole: non andavo da fan. Il regalo più bello che mi ha fatto è stato improvvisare “When the Saints Go Marching In” con la chitarra messicana piena di ex voto”. E Bob Dylan? “Aveva già smesso di fare interviste, ma una volta gli ho potuto stringere la mano, a un concerto per il Papa, e mi è bastato”.

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