David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Life on Mars?" (1)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; lo raccontiamo canzone per canzone
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia di "Life on Mars?" (1)

Life On Mars?
David Bowie: voce • Rick Wakeman: piano • Mick Ronson: voce, mellotron • Trevor Bolder: basso • Woody Woodmansey: batteria • altri musicisti sconosciuti
Registrazione: 8 agosto 1971
Produttori: Ken Scott, David Bowie


È significativo che una delle canzoni più famose di David Bowie non abbia avuto alcun successo all’uscita ma nel corso dei decenni sia sempre riuscita ad affascinare chi la sente per la prima volta, grazie a una combinazione di soluzioni melodiche tradizionali velocemente ribaltate da altre meno prevedibili.

Solo nel giugno 1973, quando David era diventato un personaggio riconoscibile, "Life On Mars?" fu ripescata come singolo: erano i giorni in cui la ziggymania era all’apice e il relativo tour stava per concludersi col botto del temporaneo ritiro, il 3 luglio all’Hammersmith di Londra.
Fu in tale contesto che il singolo andò al n. 3 nel Regno Unito e in Francia, al n. 12 negli USA e al n. 33 in Italia. Il che permette di ipotizzare che molto probabilmente, se Bowie non si fosse inventato l’alieno dai capelli rossi, questo brano avrebbe goduto di una popolarità limitata. 
Per Bowie quel brano rappresentava parecchio a partire dal soggetto, che non era precisamente il pianeta rosso ma, come per l’Arnold Schwarzenegger di "Total Recall – Atto di forza" (tratto da un racconto di fantascienza di Philip Dick), la fantasia di fuga da esso rappresentata.

Come autentico appassionato di fantascienza, Bowie aveva un immaginario marziano plasmato da Ray Bradbury, Fredric Brown, Philip Dick, Robert Heinlein, Arthur Clarke e, quasi certamente, dall’inglese H.G. Wells. È plausibile che da qualche anno già sapesse la risposta all’interrogativo sulla vita su Marte e che il suo immaginario fosse rimasto deluso da tale risposta. Questo ci porta al testo della canzone, permeato da un senso di disillusione sulle possibilità di un mondo alternativo più stimolante del nostro. Di sicuro, il mondo alternativo offerto dall’industria dell’intrattenimento si era dimostrato altrettanto insoddisfacente persino per un ottimista come il giovane David Jones.

Anche a causa di alcuni passaggi abbastanza enigmatici, il testo di "LifeOn Mars?" è tra quelli che suscitano più discussioni tra i bowiani.

Uno dei punti da chiarire subito è quello dell’identità della protagonista: malgrado diverse autocandidature femminili raccolte negli anni dalle riviste inglesi, possiamo ricondurre a Bowie stesso tutto quello che le avviene: la disarmante situazione familiare, i suoi sogni che affondano, la ricerca di una fantasia di fuga. Non c’è aspetto della cultura popolare attorno a lei che non si riveli deludente, da John Lennon che è “di nuovo in vendita” a Mickey Mouse che è diventato un brand (“a cow” come una vacca sacra, figura che tornerà in "China Girl"); dai lavoratori che scioperano reclamando il loro diritto alla fama, all’imperialismo del motto “Rule Britannia”; dal turismo (che sia a Ibiza o alla vicina Norfolk) fino ai film che ripropongono sempre le stesse situazioni e suscitano in lei una noia avvilente mentre è seduta sola nel cinema. A un certo punto non trova più nulla di stimolante nel film, lo ha “vissuto dieci volte o anche di più”.

Nella seconda parte entra in scena a sorpresa l’autore stesso, complice della macchinazione: se all’inizio a pretendere che lei si concentri sulla pellicola sono “idioti ai quali sputerebbe in un occhio”, alla fine è Bowie a dire: “Il film è noioso perché IO l’ho scritto dieci volte o anche di più. E sta per essere scritto un’altra volta”. Così, ora è lui a chiederle di concentrarsi sui marinai nelle sale da ballo, su cavernicoli oppure poliziotti che si accaniscono sulle persone sbagliate che forse sono nel film o forse fuori, è difficile distinguere: il tipo che viene picchiato, domanda la strofa, sa di essere nello show più venduto? In questa sovrapposizione, a prevalere è sempre la prosaica realtà, che invade le fantasie della protagonista esattamente come il telefono, alla fine della canzone, disturba la melodia del pianoforte. In realtà si tratta di un effetto accidentale, causato da una registrazione precedente rimasta sul nastro, che a Bowie sembrò perfetto.

La mostra "David Bowie Is" ha permesso al pubblico di vedere un manoscritto interessante, contenente una prima versione delle liriche: inizia con i marinai e, sostanzialmente, il ritornello è quasi identico.

Il resto invece rivela grandi differenze nelle parole e nella metrica, con accenni pseudonietzschiani a un “grande Dio che sospira invano” e un bacio a “una razza subumana”; e soprattutto il finale mantiene il senso di distanza tra Bowie e il pubblico: “E io sono qui e guardo te che ti chiedi che disco ho fatto”. L’inchiostro è ai limiti del leggibile a causa di due gocce d’acqua (presumibilmente). Manca completamente la ragazza dai “capelli color topo”. Nelle note di presentazione che accompagnavano HUNKY DORY, Bowie scrisse invece che la canzone era “la reazione ai media di una ragazza sensibile”.
Peraltro, la delusione nei confronti dello showbusiness era nel DNA di "Life On Mars? fin da prima che la canzone venisse alla luce, come dimostra il percorso seguito dalla sua parte musicale.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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