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Quando David Bowie cantò "Heroes" a Berlino

Oggi è l'anniversario della caduta del Muro (9 novembre 1989)
Quando David Bowie cantò "Heroes" a Berlino

Il 6 giugno del 1987, nell'ambito del "Glass Spider Tour", David Bowie tenne un concerto per certi versi storico. Lo racconta Maurizio Galli nel suo nuovo libro.

Il concerto di Bowie del 6 giugno 1987 venne trasmesso dalla Rundfunk Im Amerikanischen Sektor, anche nota come RIAS, la stazione radio con sede a Berlino Ovest.
Il luogo prescelto per il concerto aveva ha un significato particolare, davanti all’ex parlamento nazista: il Reichstag. Dal 1945 è in pratica un edificio quasi distrutto dai bombardamenti e dall’occupazione dell’Armata Rossa. La scelta non fu affatto casuale in quanto l’edificio si trova poco lontano dal Muro che divideva in due la città. Inoltre, proprio per quest’ultima caratteristica, la maggior parte degli altoparlanti venne diretta verso la zona est di Berlino.


Da una parte del Muro le persone si accalcano liberamente in Platz der Republik verso il palco, con la sola preoccupazione di trovare un posto che consenta loro di poter vedere da vicino il proprio mito; dall’altra, lungo la Unter den Linden, cercano di avvicinarsi quanto più possibile al luogo da cui potranno meglio cogliere un qualche sprazzo di libertà, simbolizzato per l’occasione sia nelle note di una canzone che in quella della voce inconfondibile di Bowie. Per non perdere quell’occasione unica sono disposte a sfidare le forze dell’ordine, che si sono premunite adeguatamente per poter spegnere anche con la forza qualsiasi eventuale minaccia all’ordine costituito.

Il concerto pareva procedere secondo un normale copione senonché a un certo punto Bowie si fermò e guardando oltre il suo orizzonte, e in tedesco, disse: “Salutiamo tutti i nostri amici che sono sull’altro lato del Muro”.
A quel punto partirono le note di "Heroes" e dall’altra parte vi fu un’esplosione di gioia.
"Oh we can beat them, for ever and ever
Then we could be heroes
Just for one day"


"Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
allora potremmo essere eroi
anche solo per un giorno"

Solo per un giorno, per una sera, mentre la musica suona forte, possiamo essere eroi, ci dobbiamo provare, anche se non durerà. Questo dice la canzone e questo devono aver sicuramente pensato anche i tanti fan accorsi per l’occasione.
Nonostante lo sguardo severo delle guardie si alzò un grido all’unisono – est e ovest finalmente insieme – “Giù il muro”.
A quel punto si accese qualcosa nella mente e nel cuore di molti, proprio ciò che le autorità di Berlino Est avevano temuto e che non riuscirono a controllare. Come era facile immaginare gli animi si scaldarono al punto che iniziarono le manganellate, oggetti vari iniziarono a volare verso gli agenti e qualche ragazzo venne trascinato via.

David Bowie:

"Non lo dimenticherò mai. Fu una delle performance più emozionanti della mia vita. Ero in lacrime. 'Heroes' sembrò un inno, quasi una preghiera. Per quanto bene noi oggi possiamo suonarla, è sempre un po’ come passarci attraverso rispetto all’intensità di quella notte, perché allora significava molto di più". 


Quella sera cadde il primo mattone del Muro che due anni dopo sarebbe stato definitivamente abbattuto.
"Heroes", l’inno di tutti coloro che odiavano il Muro, era stato pubblicato vent’anni prima (23 settembre 1977) durante il suo soggiorno berlinese di Bowie. Oggi quel brano, con il senno del poi, può sembrare trionfalista ma all’epoca nessuno, Bowie compreso, si sarebbe mai aspettato che il Muro sarebbe crollato.

Dopo quel concerto qualcosa cambiò, il regime della Germania dell’Est avrebbe, in una qualche misura, allargato le maglie. Qualche mese dopo Bob Dylan si sarebbe esibito davanti a centinaia di migliaia di persone proprio a Berlino Est. Impensabile fino a qualche mese prima, ma ora pareva che quel regime sanguinario fosse diventato incapace di reprimere quel vento di libertà che la musica rock stava lanciando. Successe infatti che quegli accordi di chitarra iniziarono a far vacillare il Muro fino alla sua caduta.


Il testo è tratto da "I solchi della storia" di Maurizio Galli, pubblicato da Vololibero, per gentile concessione dell'editore.

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