"Teaser and the firecat": quando Cat Stevens era in stato di grazia

Nel giro di pochi mesi, sfornando due album memorabili, il cantautore londinese dimostrò di essere tra i migliori artisti della sua generazione: ecco cosa rimane di un capolavoro, cinquant'anni dopo.
"Teaser and the firecat": quando Cat Stevens era in stato di grazia

Diciamocelo chiaramente: Cat Stevens è in stato di grazia. L’anno scorso avrete tutti sentito parlare del suo album, no? “Tea for the Tillerman” ha permesso a questo giovane cantautore londinese, nelle cui vene scorre sangue per metà greco-cipriota e per metà svedese (insomma, uno strano ibrido tra discendenze mediterranee e nordiche), di farsi conoscere in tutto il mondo, complice anche la hit “Wild World”: in molti, ascoltandola, si sono appassionati allo stile intimista, riflessivo e grazioso di Stevens, che avrà pure guadagnato parecchio in questi mesi – girando il mondo con le sue canzoni – ma sembra essere rimasto genuino e autentico.

Come se il successo non lo avesse cambiato di una virgola. Non sono cambiate neppure le sue composizioni. Lo testimonia questo nuovo album, “Teaser and the firecat”, appena uscito: riprende le atmosfere e i suoni del precedente, ma cambiano le storie. La copertina ritrae un ragazzino seduto su un marciapiede, con accanto il suo gatto rosso: si dice rimandi ad un libro scritto e illustrato dallo stesso Cat Stevens, che deve la passione per il disegno ad uno zio pittore, in uscita il prossimo anno, in cui i due personaggi vogliono riportare al suo posto nel cielo la Luna, caduta sulla Terra. Da “Moonshadow” a “Morning has broken”, le canzoni di “Teaser and the firecat” rappresenterebbero l’ideale colonna sonora di questa favola. Chissà. Intanto accontentiamoci di questo lavoro. Il cantautore britannico lo ha registrato al di là e al di qua dell’Atlantico, tra i Paramount Studios di Los Angeles e i Morgan Studios di Willesden, a Londra, tra il luglio del 1970 – praticamente subito dopo aver chiuso il precedente “Tea for the Tillerman” – e lo scorso marzo, nei ritagli di tempo durante la promozione mondiale del disco che ha rappresentato la sua svolta sul piano commerciale. La produzione è sempre di Paul Samwell-Smith, già fondatore degli Yardbirds, al suo terzo album con Stevens dopo “Mona Bone Jakon” e quello dell’anno scorso. Nel disco suonano ottimi musicisti come Alun Davies (chitarra acustica), Larry Steele (basso), Gerry Conway e Harvey Burns (percusssioni), e la corista Linda Lewis. “How can I tell you”, “Peace train”, “If I laugh”: nelle dieci canzoni che compongono “Teaser and the firecat”, Cat Stevens affina il suo stile e conferma di essere tra i migliori songwriter attualmente in circolazione. Fidatevi se vi diciamo che questo disco è destinato a ripetere il successo del precedente, se non a superarlo.

Tra le pagine di spettacoli di un giornale o su una rivista di musica nei primi giorni di ottobre del 1971 avreste forse trovato una recensione del genere su “Teaser and the firecat”, il quinto album in studio di Cat Stevens, il primo dopo il boom mondiale di “Tea for the Tillerman” (arriverà a vendere 3 milioni di copie nei soli Stati Uniti in trent’anni). Il disco usciva esattamente cinquant’anni fa: il suo successo avrebbe consolidato la popolarità del cantautore, dopo “Wild World”. Nelle poche righe di questa recensione postuma ci sono tutte le informazioni di base sul disco, tra i più belli mai incisi dal suo autore. Vale però la pena aggiungere qualche curiosità.

La prima. Tra i musicisti dell’album, oltre a quelli menzionati, c’era pure un ancora poco conosciuto Rick Wakeman: suo il pianoforte in “Morning has broken”. Con gli Yes, nei mesi successivi all’uscita di “Teaser and the firecat”, inciderà dischi come “Fragile” e “Close to the edge”, entrambi pubblicati nel 1972. Aveva già suonato con Bowie in “Space Oddity”: la collaborazione si rinnova per l’album “Hunky Dory”, uscito nel dicembre del 1971, un paio di mesi dopo “Teaser and the firecat”. Nel ’73 suonerà anche con i Black Sabbath in “Sabbath Bloody Sabbath”.

La seconda. Il libro sulla storia di Teaser e del suo gatto e la loro missione, riportare la Luna nel cielo, uscirà davvero: una fiaba per bambini lunga una quarantina di pagine, che riscuoterà un grande successo.

La terza e la quarta. A proposito di “Rubylove”, canzone del disco interpretata in greco e suonata con il bouzouki, strumento tradizionale, Stevens dirà nel ’74: “È stato solo di recente che mi sono accorto di quanto inconsciamente il mio lavoro sia sempre stato influenzato dalle forme della musica greca. Ho un tale piacere nell’ascoltarla, perché era la preferita di mio padre”. Quanto a “Moonshadow”, racconterà di averla scritta durante una vacanza in Spagna, seduto sugli scogli in riva al mare: “C’era la luna, luminosissima. Ho iniziato a ballare e a canticchiare quella melodia, che mi è rimasta”.

La quinta.

Nelle vendite “Teaser and the firecat” farà davvero meglio di “Tea for the Tillerman”, spingendosi fino alla seconda posizione negli Usa (l’album del 1970 si era fermato all’ottava) e anche nel Regno Unito (dove il disco precedente non era riuscito ad andare oltre la ventesima): cinquant’anni dopo, le stime relative alle vendite si aggirano intorno ai 3 milioni, proprio come “Tea for the Tillerman”.

La sesta. Sei anni dopo l’uscita dell’album, nel 1977, dopo aver rischiato di morire annegato (secondo un aneddoto da lui stesso raccontato più volte), Cat Stevens si convertirà all’Islam adottando il nome di Yusuf Islam.

“Teaser and the firecat” tornerà nei negozi il prossimo 12 novembre in un’edizione espansa, pensata per celebrarne il cinquantennale.

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