Motta e “il concerto più divertente della mia vita”
C’è un’immagine che vale più di mille parole: Francesco Motta in ginocchio sul palco, davanti al pubblico. Con una mano tiene il microfono, con l’altra tocca quella superficie rialzata che per lui significa “casa”. È come un navigante che dopo una violenta tempesta torna sulla terra ferma, scoprendo qualche cosa di nuovo di sé e di quello che lo circonda. Il cuore vorrebbe gridare, la voce solca la canzone, le restrizioni rendono tutto più strano. “Una band ferma per così tanto tempo vuole suonare. Sarò di poche parole perché suoneremo”, sorride l’ex Criminal Jokers in apertura. A fine live, il cantautore toscano ha definito la performance sul palco del Goa-Boa festival, a Genova, “il concerto più divertente della mia vita”.
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Una scaletta impeccabile, capace di tenere un ritmo alto costante, impreziosita dai brani dell’ultimo album “Semplice” inseriti in modo coerente nel racconto dell’universo Motta. Quello che davvero colpisce è l’affiatamento con la band: un’unione di suoni, di strumenti, ma anche di intenti e corpi. Qualche cosa di viscerale che si riverbera sul pubblico già dai primi pezzi come “E poi finisco per amarti” e “L'estate d'autunno”. Alice Motta, sua sorella, lo accompagna con un abbraccio di voci su “Qualcosa di normale” che fa da apriporta a “Semplice”. Un brano che, dalla registrazione su disco alla dimensione live, subisce una trasformazione impressionante, inspessendosi sempre di più e iniziando a virare verso quella psichidelia strumentale e catartica che raggiunge l’apice in “Quando guardiamo una rosa”. Sul palco, per l’occasione, lo raggiunge Emma Nolde, che si è esibita in apertura di serata insieme agli Eugenia Post Meridiem.

La cantautrice empolese è un talento emergente e cristallino su cui Rockol ha già acceso i riflettori. Insieme a Motta canta, salta, si butta a terra, vibra di passione. Il loro è un affiatamento magico e, infatti, non è un caso che l’artista abbia deciso di aiutarla nella lavorazione del suo prossimo disco. Il pubblico, già da tempo, non riesce più a rimanere inchiodato alle sedie. Prima di questo momento, uno dei più alti della serata, passano come frecce infuocate canzoni come “Sei bella davvero”, “La nostra ultima canzone” e “Del tempo che passa la felicità”, gioielli del repertorio di Motta, che tour dopo tour si mostra sempre più in crescita.
Dopo la prima uscita inizia una parte attesa dai fan, nel segno di una tempesta di suoni, di un tribalismo elettronico e rock che ha sempre contraddistinto il pianeta sonoro di Motta, ma che per l’occasione appare ancora più potente. Sono canzoni liberatorie e liberatrici che il cantautore e la sua band suonano per riconnettersi appieno con la vita e con il proprio mestiere. E lo fanno come se fossero in piedi su un cumulo di macerie lasciate dalla pandemia. Anche per questo si percepisce qualche cosa di sciamanico. Da qui fuoriescono “Roma stasera” e “Ed è quasi come essere felice” con il suo mantra vocale martellante e ipnotico. C’è spazio anche per “Mi parli di te”, canzone dedicata al padre presente in platea, e non mancano altri “classici” come “Quello che siamo diventati”, brano tratto dal secondo disco “Vivere o morire”. Motta va avanti, non si ferma. In apertura di serata lo ha detto schiettamente: “Le facciamo tutte, sarà un sequestro di persona”. Eppure il live non pesa, il tempo è pieno, scorre senza momenti bassi o morti e trascina l’ascoltatore fino alle fasi finali. Dopo la sanremese “Dov’è l’Italia”, Motta, chitarra e voce, regala al pubblico anche la cover “Non a Nottingham”, tratta dal cartone animato Robin Hood, che aveva già suonato a Genova, sempre con alle spalle le luci del porto, in un backstage del Goa-Boa nel 2018. Applausi. Le luci piano piano si affievoliscono. Motta non vorrebbe più scendere dal palco, ora che è tornato a casa.
Scaletta:
A te
E poi finisco per amarti
L'estate d'autunno
Via della luce
Qualcosa di normale
Semplice
La fine dei vent'anni
Quello che non so di te
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Del tempo che passa la felicità
Quando guardiamo una rosa (con Emma Nolde)
Bis 1:
Se continuiamo a correre
Roma stasera
Ed è quasi come essere felice
Mi parli di te
Bis 2:
Quello che siamo diventati
Abbiamo vinto un'altra guerra
Dov’è l’Italia
Non a Nottingham (cover tratta dal cartone animato Robin Hood)