Emma Nolde: “A 19 anni è meglio cadere e rialzarsi, non rimanere a mezz’aria”

In “Toccaterra”, il primo album della giovane artista toscana, convivono rock, spoken word e cantautorato viscerale: “È un esorcismo”. A Rockol presenta dal vivo “Nero Ardesia”.
Emma Nolde: “A 19 anni è meglio cadere e rialzarsi, non rimanere a mezz’aria”
Credits: Aurora Cesari

Per Sartre, i diavoli non hanno le corna e non vivono fra le fiamme, ma sono sempre stati quegli esseri umani che giudicano con malafede. Il loro forcone è lo sguardo. È così che spogliano il prossimo dalle certezze, facendolo sentire inadatto: da qui la famosa conclusione “L’inferno sono gli altri”.

In “S-fiorare”, uno dei pezzi di “Toccaterra”, il primo album di Emma Nolde, in uscita venerdì 4 settembre, la giovane artista toscana canta “Cerchiamo la pace scappando dagli altri”. Tutto il progetto, in un’altalena fra rock, cantautorato viscerale, spoken word non lontano dal rap e tinte soul, Nolde, 19 anni, originaria di San Miniato, maturità scientifica e studi al Conservatorio alle spalle, mette in discussione se stessa, quello che la circonda, pianifica viaggi liberatori in stanze vuote nero ardesia, si guarda allo specchio con difficoltà, prova a curare i lividi con il silenzio. È un potente album di ricordi e fotografie trasformate in musica in cui una ragazza d’oggi, grazie alla forza dell’arte, va alla ricerca di “una salvezza”.

“Il titolo è una sorta di imperativo stanco – spiega Nolde - un imperativo che avrei avuto bisogno di sentirmi dire e che alla fine mi sono detta da sola: guarda la realtà.

Abbi il coraggio. Lo dico a me stessa, ma anche a chi mi è accanto, chiedendogli di mettersi alla mia stessa altezza. Avrei voluto che qualcuno mi svegliasse e prendesse per me una decisione radicale, ma potevo farlo solo io: alla mia età è meglio cadere e rialzarsi, non rimanere a mezz’aria. Inizio da qui, dalla mia voglia di realtà”. I richiami alle continue fughe? “Nel disco l’inferno sembrano gli altri, ma è un escamotage: il problema in realtà ero io che non riuscivo a esprimermi”, sottolinea. Ascoltando e leggendo i testi, profondi, sembra l’opposto. “Perché la musica, con il tempo, mi ha aiutata, ma non è sempre stato così – ricorda – quello che ho scritto mi ha spinto ad aprirmi. Hai citato Sartre: è uno dei miei scrittori preferiti. Proprio a causa di quella “nausea” di cui scrisse anche lui, avevo un blocco e soffrivo. Sono amplificazioni gigantesche di castelli di sabbia: i problemi che ho avuto, di natura sentimentale, alla fine sono solo gossip da prime esperienze. Ma quando li vivi, a una certa età, hanno un peso diverso”.

“Toccaterra”, in uscita dopo i singoli “Nero Ardesia” e(male)”, è composto da otto tracce, sorprendenti.

Ognuna ha musicalmente una sua identità su cui Nolde tesse parole che ricercano verità e concretezza, proprio come la terra che calpesta e in cui affonda, come nella cover del progetto. Utilizza un linguaggio diverso da quello di molti dei suoi coetanei. A lavorare con lei i produttori Renato D’Amico ed Andrea Pachetti. “Mi ricordo l’immagine di una chitarra, in pizzeria – dice Nolde – avevo 7 anni. Tornai a casa e chiesi a mio se zio ne avesse una. Iniziai a suonare in modo giocoso. I miei primi “saggi” furono le esibizioni in chiesa. Poi le lezioni private, il Conservatorio, ho seguito tutto il percorso. Il disco è una fotografia di tanti momenti diversi della mia vita: ci sono pezzi che ho imbastito a quindici anni, altri molto più recenti. Ho iniziato a scrivere in inglese, ma poi mi sono “convertita” all’italiano. Si possono trovare canzoni che parlano del mio migliore amico, di chi mi sta accanto, di mia nonna. Ha tanti volti, anche musicali. Vorrei non arrivasse come un disco “triste”: per me è un esorcismo positivo, una ripartenza”. Le influenze musicali sono tante e variegate. “Bon Iver, Mac Miller, i Radiohead, i Tame Impala, Apparat, James Blake sono solo alcuni degli artisti che mi hanno più ispirata”, confida.

Nell’album si passa da “(male)” dove il “ballare male” diventa metafora del lasciarsi andare fregandosene delle convenzioni, a “Berlino” in cui le parole sono un flusso di coscienza, fino a “Sorrisi viola”, pezzo minimale dove Nolde rivendica la forza delle “sei taglienti corde” con cui scandaglia i suoi sentimenti.

E ancora: in “Toccaterra”, il brano che regala il titolo all’album, l’artista non risparmia neppure se stessa, giocando con il suo metro e 86 di altezza: “sono alta, ma non sono all’altezza”. “In (male) il titolo è tra parentesi, nascosto come lo ero io in quel momento – conclude – quella sera andai in discoteca, una delle poche volte. Mi misi in testa che mi sarei divertita, ma non fu così, dall’altra parte percepivo rigidità. E così il “ballare male” divenne una sorta di liberazione”.

(Claudio Cabona)

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