Emma e la polemica sull'Eurovision: "Creare odio sui social è un gioco che conosciamo bene"

La cantautrice torna sulle dichiarazioni sulle critiche ricevute nel 2014 all'Eurovision, quando si classificò 21esima con "La mia città". E lo stylist la difende: "In Italia il sessismo nel mondo dello spettacolo è ancora tangibile".
Emma e la polemica sull'Eurovision: "Creare odio sui social è un gioco che conosciamo bene"

Emma torna sulle dichiarazioni sull'Eurovision Song Contest alle quali si è lasciata andare nel corso della conferenza stampa per partenza del tour legato al decennale della sua carriera, lo scorso giovedì a Lignano Sabbiadoro. E lo fa con una serie di storie condivise su Instagram, tornando sull'argomento insieme a Nick Cerioni, lo stylist che curò l'esibizione della cantautrice salentina all'Eurovision del 2014 sulle note de "La mia città".

"Portai un pezzo energico come 'La mia città' per dimostrare che in Italia ci sono anche donne che fanno rock.

E mi rifiutai di rilasciare interviste a paesi omofobi e razzisti dell'est Europa: se la legarono al dito. Lessi su di me solo delle critiche ai miei shorts color oro giudicati troppo audaci. Quest'anno Damiano dei Maneskin a petto nudo e tacchi a spillo era per tutti un figo, evidentemente vige ancora un grande sessismo", aveva detto Emma. Parole che alcuni hanno interpretato come un attacco al cantante della band romana, che ha trionfato quest'anno sul palco dell'Eurovision con "Zitti e buoni", ma che si inserivano per la verità in un discorso più ampio della cantautrice sui pregiudizi che ha incontrato in questi primi dieci anni di carriera. "A Sanremo portai un pezzo politico come 'Non è l'inferno' nel 2012, quando parlare di temi scottanti era scomodo. Alle pagelle presi un bel po' di 4: ho sempre sofferto i pregiudizi di un certo tipo di giornalismo", aveva aggiunto, tra le altre cose.

Le dichiarazioni di Emma sono diventate di tendenza e hanno spinto la voce di "Amami" a tornare sull'argomento, via social:

"Ci risiamo. La solita storia acchiappa like su internet".

Sulla vicenda è intervenuto anche Cerioni, che si occupò del look di Emma all'Eurovision del 2014, che si svolse a Copenaghen, in Danimarca, e che fu vinto - in barba ai pregiudizi, è il caso di dire - dalla drag queen Conchita Wurst. Emma si classificò 21esima:

"Si è messa in gioco scegliendo di indossare un costume di scena creato per lei, come facevano le sue colleghe americane. Ci massacrarono perché sotto l'abito aveva un paio di pantaloncini oro. Tutti quelli che ci dicevano state facendo una figata, poi dopo il risultato ci derisero. In Italia il sessismo nel mondo dello spettacolo e in generale nella cultura popolare è ancora tangibile. Quello che fa una donna è considerato molto diversamente da quello che fa un uomo. La stessa industria da spazio in maniera molto diversa agli artisti uomini e alle artiste donne. E questo non sminuisce affatto il magnifico lavoro dei Maneskin (c'ero anche lì, e sono pazzeschi). Qualche tempo fa parlando con un giornalista feci l'esempio dell'ormai iconico Sanremo 2020 di Achille Lauro: se una donna avesse fatto lo stesso tipo di performance, cosa avrebbe detto il pubblico? Una donna che improvvisamente rimane quasi nuda sul palco facendosi tramite di un messaggio di libertà. Sarebbe stata derisa, massacrata, forse avrebbe fatto alzare qualche risata maliziosa".

Emma ha infine aggiunto:

"Estrapolare concetti a caso e creare scie d'odio sui social è un gioco che conosciamo bene. So chi sono e so cosa dico. Il tempo è galantuomo. Non sono la numero 1 ma sono una persona e un'artista coerente".

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