‘Man in black’, la dichiarazione di intenti di Johnny Cash

Il 26 maggio 1971 usciva “Man in black” del leggendario cantautore: un disco importante non solo per il singolo omonimo, ma per il suo essere una dichiarazione di fede e una testimonianza della consapevolezza sociale del musicista.
‘Man in black’, la dichiarazione di intenti di Johnny Cash

“Well, you wonder why I always dress in black / Why you never see bright colors on my back / And why does my appearance seem to have a somber tone / Well, there's a reason for the things that I have on”: con questi versi si apre il singolo “Man in black”, la canzone che dà il titolo all’album di Johnny Cash originariamente pubblicato il 26 maggio 1971.

Il brano fu scritto dal leggendario cantautore in risposta ai quanti gli chiedevano perché vestisse sempre di nero, tanto da guadagnarsi il soprannome di “The man in black”. “Quando cantavo vestivo di nero, lo facevo per i poveri e i dimenticati della società, coloro che vivono nella disperazione. Mi vestivo di nero per i carcerati che hanno da tempo pagato per i loro crimini ma sono costretti alla reclusione perché capri espiatori della società, per gli anziani soli e malati. E, last but not least, mi vestivo di nero in segno di lutto per tutti quelle centinaia di giovani che ogni settimana morivano in Vietnam.

[.] La guerra in Vietnam è finita, ma le altre motivazioni sono tuttora valide, per cui non vedo perché dovrei cambiare la mia posizione”, scrisse Cash nella sua seconda autobiografia per spiegare la consapevolezza sociale dietro alla sua scelta di presentarsi in pubblico o sul palco vestito di scuro. Motivazione, questa, contenuta inevitabilmente nel singolo del 1971, una canzone manifesto che racchiude al suo interno una forte dichiarazione d’intenti e che si inserisce in un disco - “Man in black” - importante, non solo per la traccia omonima, ma per essere una testimonianza della coscienza e della fede proprie del musicista.

Verso “Man in black”

Quando l’album “Man in black” fece il suo ingresso sul mercato Johnny Cash, nato John R. Cash nel 1931 in Arkansas e cresciuto lavorando nei campi di cotone, era già un’icona del country di successo. Ma era anche un uomo rinato e felice, lontano dalle anfetamine e sposato con June Carter Cash, la donna di cui era innamorato da tempo e che avrebbe amato per l’eternità. Cash, infatti, usciva da anni in cui era riuscito a tenersi alla larga dalle droghe, la cui dipendenza negli anni Sessanta, oltre a creargli guai con la giustizia, lo aveva gradualmente allontanato da Dio, da se stesso e dalla prima moglie Vivian Liberto, sposata nel 1954. Ad aiutare l’artista a liberarsi dall’uso di sostanze - seppur non in modo del tutto permanente - e così a ritrovarsi, fu soprattutto June Carter, discendente della Carter Family nonché collaboratrice artistica di Cash in concerto e poi in studio, con cui il cantautore si unì in matrimonio nel marzo del 1968.

Nonostante le sofferte vicissitudini personali, il decennio precedente a “Man in black” fu un periodo che lo stesso Johnny Cash avrebbe ricordato nella sua autobiografia come il più produttivo della sua carriera dal punto di vista creativo, durante il quale si avventurò tra stili e generi diversi. Tra il 1960 e il 1966 il musicista realizzò una serie di concept album in cui con la sua voce dal timbro profondo e baritonale raccontava di quelle realtà ignorate o dimenticate, cantando - per esempio - della situazione dei lavoratori americani in “Blood, sweat and tears”, storie sull'oppressione dei nativi americani in “Bitter tears” o l’epopea western in “Ballads of the true west”. 

Tra le altre cose, il 13 gennaio 1968 Johnny Cash tenne due performance all'interno del carcere di massima sicurezza di Folsom, in California, che più di dieci anni prima gli aveva ispirato la canzone "Folsom Prison blues”, pubblicata nel 1955 dalla Sun Records di Memphis - l’etichetta di Sam Phillips che aveva lanciato Elvis Presley, con cui Cash ottenne il suo primo contratto nel 1954 e dai cui si distaccò agli inizi degli anni ’60 prima del lungo sodalizio con la Columbia. A testimonianza di quei due spettacoli, il maggio successivo uscì l’album "Johnny Cash at Folsom Prison”, uno dei maggiori successi discografici del musicista e tra i suoi dischi più significativi. Poi, dal giugno del 1969, il cantautore fu protagonista del suo programma televisivo “Johnny Cash Show”, trasmesso dalla ABC fino al marzo del 197, le cui puntate includevano anche la partecipazione di altri musicisti come, tra gli altri, Joni Mitchell, Linda Ronstadt, Kris Kristofferson, Neil Young e Bob Dylan.

Le canzoni del disco

L’album “Man in black”, prodotto dallo stesso Johnny Cash, si apre e si chiude con i due brani dichiaratamente - fin dal titolo - di carattere religioso del disco, rispettivamente con “The preacher said, ‘Jesus said’” e con la dichiarazione di fede di "I talk to Jesus every day”, brano scritto da Glenn D.

Tubb e con la partecipazione vocale di June Carter Cash. La prima traccia del disco è caratterizzata da passaggi, tra cui citazioni dalla Bibbia (“Jesus said love Thy neighbor as Thyself”), recitati dal predicatore battista della corrente evangelica Billy Graham. Questo fu invitato da Johnny Cash anche a prendere parte a un episodio di “Johnny Cash Show”, serie nel corso della quale il grande cantautore - cresciuto dai genitori secondo la fede cristiana battista e battezzato nel 1944 - fece anche una pubblica professione di fede. “Quello che cantavo aveva un profondo significato. Sentii il bisogno di dire a tutti che ero un credente, perché quella era la cosa giusta da fare per contestualizzare la mia musica”, spiegò Cash nella sua autobiografia a proposito della decisione di chiarire in televisione che era un cattolico.

Tra questi due brani religiosi, il disco “Man in black” accoglie al suo interno altre sette tracce non di natura spirituale però, ma non per questo meno evocative.

Le canzoni in questione trattano di argomenti e problemi denunciati da sempre dal musicista, parlano dei “poveri e i dimenticati della società” per i quali Johnny Cash veste di nero o si esprimono contro la guerra del Vietnam. Nella ballad country “Orphan of the road”, con il testo scritto dalla cantautrice Dick Feller, Cash canta di un ragazzo rimasto orfano nato dopo che “a cowboy met a fiery carnie queen”. Dopo il brano personale “You've got a new light shining in your eyes” e la canzone scritta da Glenn D. Tubb insieme a Larry Lee “If not for love”, in cui il musicista sembra esprimere la trasformazione che ha compiuto dopo aver preso le distanze dalle anfetamine e cantare che l’amore l’ha aiutato quando era “a broken man” (“I'm thankful I was called by love to walk among the happy”), il primo lato di “Man in black” si chiude con la title track attraverso cui l’artista ha trasmesso in modo penetrante i problemi della società (“Ah, I'd love to wear a rainbow every day / And tell the world that everything's okay / But I'll try to carry off a little darkness on my back / ’Til things are brighter, I'm the Man In Black”).

La seconda parte del disco arriva con "Singin' in Viet Nam talkin' blues”, traccia contro la tragedia della guerra, e il brano “Ned Kelly”, in cui Cash canta la storia del noto fuorilegge australiano. Verso la conclusione del disco si trovano il brano scritto da Glen Sherley insieme a Harlan Sanders e interpretato da Cash, nel ritornello in duetto con June, “Look for me”, e con il parlato di “Dear Mrs.” in cui il cantautore racconta di un prigioniero e della sua solitudine.

Dopo l'uscita di “Man in black”

“Man in black” entrò nella classifica “Billboard 200” raggiungendo la posizione numero 56, rimanendovi per 12 settimane, e si prese la vetta della chart “Country Albums” di Billboard.

“Sono felice di come sono andate le cose, e mi sento totalmente gratificato dalla vita, quindi per me il successo commerciale rappresenta solamente un aspetto secondario della mia carriera. La mia personale visione del concetto di successo o insuccesso è molto distante da quella che prevale l’industria musicale”, scrisse delle classifiche Johnny Cash, la cui carriera lo vide produrre altri lavori più o meno di successo o in qualche modo interessanti e a collaborare con qualsiasi artista fino a “American IV: the man comes around”, l’ultimo album pubblicato prima della morte dell’artista avvenuta a Nashville il 12 settembre 2003, pochi mesi dopo la scomparsa della amata moglie June.

La tracklist di “Man in black”

"The Preacher Said Jesus Said" (con Billy Graham)

"Orphan of the Road”

"You've Got a New Light Shining in Your Eyes”

“If Not for Love”

“Man in Black”

"Singin' in Viet Nam Talkin' Blues”

“Ned Kelly”

"Look for Me" (con June Carter Cash)

"Dear Mrs.”

"I Talk to Jesus Every Day" (con June Carter Cash)

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