Avevate mai ascoltato Bob Dylan rifatto da Adriano Pappalardo?

Il cantante di "Ricominciamo" canta una coraggiosissima cover in italiano di “Knockin’ on heaven’s door”. Ascoltare senza pregiudizi.
Avevate mai ascoltato Bob Dylan rifatto da Adriano Pappalardo?

Una volta incisa e pubblicata, una canzone diventa di tutti.

E quando diciamo tutti, intendiamo dire proprio tutti. "Knockin' on heaven's door" di Bob Dylan uscì nell'estate del 1973, tratta dalla colonna sonora del film di Sam Peckinpah "Pat Garrett and Billy the Kid": destinata a diventare una delle canzoni più celebri del Bardo di Duluth, sarebbe stata ricantata negli anni da - tra gli altri - Neil Young, Nick Cave, Antony and the Johnsons, Roger Waters, Avril Lavigne e Lana Del Rey, oltre naturalmente ai Guns N' Roses (che le diedero una seconda popolarità nel 1987). Incredibile ma vero, ne esiste anche una versione in lingua italiana, incisa e pubblicata un paio d'anni dopo quella originale di Dylan. L'interprete? Adriano Pappalardo.

Nel 1976 il cantante pugliese non è uno sconosciuto, in Italia. Il grande successo, "Ricominciamo" (la canzone con la quale ancora nel 2021 viene immediatamente identificato), sarebbe arrivato solo tre anni più tardi, eppure Pappalardo ha già all'attivo due album e svariati 45 giri. A scoprirlo, all'inizio degli Anni '70, erano stati Mogol e Battisti, che lo avevano messo sotto contratto con la loro Numero Uno, l'etichetta con la quale si erano messi alla ricerca di nuove star del pop-rock (del team facevano parte anche il produttore Alessandro Colombini, che l'aveva effettivamente fondata insieme a Mogol e a suo padre Mariano, in parte Calibi, e poi Claudio Bonivento, Franco Daldello e Carlo Donida). Adriano Pappalardo da Copertino, comune di 20 mila abitanti in provincia di Lecce, aveva esordito nel 1971 con il 45 giri "Una donna/Il bosco no" e l'anno seguente aveva spedito sugli scaffali dei negozi di musica il suo album d'esordio, dal titolo eponimo, prodotto da Claudio Fabi (papà di Niccolò). Sempre nel 1972 era stato mandato in gara al Festivalbar e si era classificato secondo con "È ancora giorno", scritta proprio da Battisti/Mogol (a vincere fu Mia Martini con "Piccolo uomo", terzi i Dik Dik con "Viaggio di un poeta").

Al disco del '72 aveva poi fatto seguito nel '73 "California no", sempre per la Numero Uno. Poi Pappalardo aveva lasciato Mogol e Battisti firmando con la RCA. Il primo frutto del contratto discografico appena stipulato è l'album "Mi basta così", che arriva nei negozi nel maggio del 1975. Il 33 giri - alle cui registrazioni partecipano musicisti come il tastierista Silvano D'Auria, il bassista Billy Zanelli, il batterista Pietro Rapelli e il chitarrista Luciano Ciccaglioni, già al fianco di Claudio Baglioni, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Renato Zero e Roberto Vecchioni, oltre che la voce delle colonne sonore di Morricone, Edda Dell'Orso - contiene sette brani e oltre a pezzi originali come quello che dà il titolo all'album, a "No signori!" (con testo di Alberto Salerno, già autore di quello di "Io vagabondo" dei Nomadi) e a "Non si può" (di Luigi Albertelli, che come autore aveva vinto nel '69 il Festival di Sanremo con "Zingara", interpretata da Iva Zanicchi e Bobby Solo), ci sono anche tre chicche. Se così le si può definire. Una è la cover in italiano di "Love me tender" di Elvis, "Dolcemente": il testo è di Mario Panzeri, che venticinque anni prima ha firmato "Grazie dei fiori", la canzone con la quale Nilla Pizzi nel 1951 vinse il primo Festival di Sanremo. Poi c'è la versione in italiano di "The sound of silence" di Simon & Garfunkel, con testo di Bruno Lauzi. Ma c'è soprattutto la cover in italiano di "Knockin' on heaven's door" di Dylan, che Pappalardo e la RCA decidono di estrarre anche come singolo dal disco.



Il 45 giri esce nel 1976 e "Ai miei figli che dirò" - questo il titolo della versione italiana della canzone del cantautore americano - viene stampata sul lato B (sul lato A c'è "Donna mia").

Il testo del brano è firmato da Amerigo Paolo Cassella, già autore per Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Patty Pravo e Mia Martini. Ed è molto, molto essenziale (e con un significato totalmente diverso da quello originale): "Mama take this badge from me / I can't use it anymore / it's getting dark too dark too see / feels like I'm knockin' on heaven's door / knock-knock-kncokin' on heaven's door / knock-knock-kncokin' on heaven's door" diventa "Quante volte ho detto sì / più di questo non si può / un uomo no, non fa così / in ginocchio non resterò / no no no, non ci resterò / no no no, non ci resterò". .

Il disco non fu un grande successo. Dopo alcuni 45 giri e un altro album per la RCA, "Non mi lasciare mai", arrivato solo nel 1980, a ben cinque anni di distanza dal precedente e in seguito al grande successo di "Ricominciamo", nell''82 Pappalardo tornerà ad incidere con la Numero Uno e a lavorare con Battisti, che produrrà nell''83 l'album "Oh! Era ora".

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