Il nome di questa band è Smile

Il quartetto torinese pubblica il suo disco d'esordio, tra guitar pop e post-punk (cantato in inglese): il video di "Just so you know".
Il nome di questa band è Smile

Il guitar pop è un genere relativamente poco frequentato in Italia, mentre, in altri paesi ha un fedele seguito, e spesso si affaccia al mainstream.

 Per dire, l'altra sera, vedendo una puntata di una serie TV su cui Apple TV+ ha puntato molto, è saltata fuori in una sequenza chiave "Shake some action" dei Flamin' Groovies - una delle canzoni capostipiti del genere; in Inghilterra invece ci sono i Teenage Fanclub: tra poco più di un mese esce il nuovo album "Endless arcade" e le vicende della band (l'uscita di uno dei membri storici) sono state seguite con apprensione dai fan di mezzo mondo, tanto da meritarsi un lungo articolo su Mojo. Ma anche prima: il jangle-pop o power pop (altri sinonimi del genere) è la musica da cui sono nati i R.E.M. Recentemente la scena degli anni '80 è stata celebrata da una. compilation che ne ha collegato le origini con quelle della musica alternativa e poi indie e il suo impatto negli anni '90 è evidente per esempio in "Friends" (fate caso alla sigla e agli stacchetti, che si rifanno dichiaratemente a quel suono). 

"The name of this band is Smile"

Fa piacere vedere uscire un album di debutto come quello dei torinesi Smile, un gran bell'esempio di guitar pop italiano dal suono internazionale, con echi Smiths, ma anche dei Replacements e del pop-rock anglossasone tra anni '80 e '90. L'album si intitola semplicemente "The name of this band is Smile"- ma nessun riferimento né ai Beach Boys né alla band pre-Queen, spiegano: "Tutte le scelte più ‘strane’ e magari indicizzabili su Google non ci hanno convinto e alla fine siamo andati su una parola scarna, essenziale, minimale, che descrive bene il mondo sonoro (e non) della band".
Esce per l'etichetta Subjangle / Dotto, ed è stato inciso agli Studio Cane, Torino, tra il 2020 e il 2021.

Da queste sessioni arriva anche questa versione live in studio di "Just so you know" in video per Rockol. È la canzone che loro stessi definiscono più "palesemente incazzata e post-punk. Accordi sincopati, sound asciutto, ritmica geometrica e nervosa", che rimanda a band più recenti come Franz Ferdinand o Fontaines D.C. "Una riflessione sull’egoismo, sulla vita vissuta coi paraocchi e la visuale fissa sul proprio tornaconto e su nient’altro".

Musica fuori dai confini

La band, in controtendenza con quasi ogni produzione italiana, canta in inglese, anche se oggi la situazione rende più complesso uscire dai confini.

 Ma, raccontano, "Le nostre radici musicali stanno appunto nell’indie inglese e americano: quando pensiamo in musica, pensiamo in inglese, da qui la scelta naturale". Una scelta evidente anche nell'estetica e nelle grafiche, che richiamano Peter Saville per la Factory (la foto che vedete qua sopra ricorda certi scatti di Joy Division e New Order). Loro citano anche i video degli Smiths, passando per i film di Derek Jarman e Mike Leigh. Tutte esperienze che in qualche modo volevano essere una scossa al mantra del .there is no alternative. E in questo periodo storico ci sembra che documentare il presente con sincerità e senza filtri sia la cosa migliore che una band possa fare".

Torino, la Motor City Italiana

Il tutto però ha un'ambientazione specifica: Torino, la "motor city" industriale italiana, la nostra Detroit o la nostra Manchester, per rimanere in tema di Smiths e Factory: "Torino ha diverse unicità che si sono messe 'in sonno' nel lunghissimo periodo di transizione della città da cattedrale dell’industria pesante a ‘incerto qualcosa’", raccontano. "Proprio come Detroit, prima città al mondo a finire in bancarotta, e Manchester, Torino ha trovato nella musica una continua via d’uscita nervosa, martellante e innovativa. Non a caso sono tre città che hanno generato bellissime scene punk ed elettroniche. Quel nervosismo da fabbrica, alienazione contemporanea e realismo capitalista da mancanza di alternative nella musica diventa sempre una via d’uscita se non esplosiva, nervosa. Il disco nasce nello scenario di una città, Torino, sempre più abulica e in crisi d’identità. Ci muoviamo tra spettri industriali, edifici abbandonati, locali senza musica, una gentrification “psichica” che ha messo tutto a tacere con rassegnazione".

"Non sembra italiano" è un modo di dire che solitamente trasuda snobismo verso le produzioni nostrane. Per qualcuno sono sempre inferiori per definizione: film, serie TV, dischi - sappiamo che non è così, che anche da noi si realizzano cose notevoli, e non da ieri.
Invece dire che gli Smile non suonano italiani è, semplicemente, un dato di fatto. Fanno riferimento ad un genere poco frequentato in Italia, lo interpretano bene e con personalità. Se vi piacciono le chitarre e il rock melodico ma con un bel tiro, "The name of this band is Smile" è un gran bell'esordio.

 

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