I Maneskin e il testo censurato all’Eurovision: “Siamo ribelli, ma non stupidi”

La band romana nel presentare il nuovo album “Teatro d’ira – Vol.I” ha anche dato un’anticipazione: “Abbiamo inciso un pezzo con gli Struts”
I Maneskin e il testo censurato all’Eurovision: “Siamo ribelli, ma non stupidi”
Credits: Gabriele Giussani

“Siamo ribelli, ma non stupidi. Non avrebbe avuto senso farci eliminare dall’Eurovision per un paio di parolacce, non è quello il fulcro della canzone”. I Maneskin, come vincitori del Festival di Sanremo 2021, parteciperanno di diritto all'Eurovision Song Contest, che si svolgerà a Rotterdam all’Ahoy Arena il 18, 20 e 22 maggio. "Zitti e buoni", la canzone che ha trionfato all'Ariston, per l'occasione, però, è stata modificata, secondo le indicazioni del regolamento della manifestazione. L'"Eurovision version" è più breve, dura 3 minuti contro i 3 minuti e 19 secondi (la durata delle canzoni è uno dei paletti del regolamento) e anche il testo è stato modificato, omettendo le parole "coglioni" e "cazzo" (altro paletto: non sono ammesse "parolacce"). La band romana ha motivato la scelta: “C’è un regolamento che parla chiaro – dice Victoria, la bassista – bisogna anche capire il contesto in cui si portano le canzoni. Anche sulla durata siamo dovuti intervenire”.

Intanto il 19 marzo, a distanza di due anni dal debutto con “Il ballo della vita”, doppio disco di platino, il gruppo italiano, formato da Damiano David (voce), Thomas Raggi (chitarra), Victoria De Angelis (basso) ed Ethan Torchio (batteria), pubblicherà “Teatro d’ira – Vol. I”. Nel progetto ci sono anche due pezzi in inglese, “I wanna be your slave” e “For your love”. “Noi pensiamo di poter essere un progetto capace anche di andare oltre i confini nazionali – dice Damiano – diciamo in anteprima che abbiamo inciso un pezzo con gli Struts, non sappiamo ancora quando uscirà. Ci hanno contattato anche per il loro tour…”.

Poi sul disco: “Il teatro, metafora in contrasto con l’ira del titolo, diventa lo scenario in cui questa prende forma – sottolinea Damiano - non si tratta di una collera contro un bersaglio, ma di un’energia creativa che si ribella contro opprimenti stereotipi. Una catarsi che genera, grazie all’arte, una rinascita e un cambiamento in senso positivo. Ci piace questa antitesi: un contrasto che vive nel momento in cui il sipario si apre e, al posto di uno spettacolo o di un balletto, ci si ritrova catapultati in questa esplosione di energia. Il teatro è una metafora a rappresentare l’arte, il luogo dove questo impulso potente genera qualcosa di artistico e positivo”.

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