L’ultimo grande album dei R.E.M.

10 anni fa usciva “Collapse into now”, la summa di una delle più grandi band di sempre. Si sarebbero sciolti dopo sei mesi, ma al tempo era un segreto ben custodito. Il racconto di Bertis Downs, il loro storico manager.
L’ultimo grande album dei R.E.M.

Tempo di anniversari per i R.E.M: in questi giorni si celebrano i 30 anni di “Out of time”, l’album che rese superstar la band di Athens. Dopo l’estate uscirà una ristampa espansa di “New adventures in hi-fi” per i suoi 25 anni; a settembre saranno 10 anni dal loro scioglimento. Ma c'è un'altra ricorrenza: nel marzo di 10 anni fa uscì il loro ultimo lavoro di studio, “Collapse into now”, una summa della loro carriera. Il loro ultimo, grande album. In senso letterale: sei mesi dopo la band avrebbe annunciato, a sorpresa, lo scioglimento. 
"Collapse into now" è un lavoro sottovalutato: “Hanno fatto grandi dischi, è difficile per me classificarli, ma ha grandi canzoni, come ogni altro disco della band”, racconta al telefono da Athens Bertis Downs.


È il loro manager, è con la band dai primi concerti del 1980, ad oggi. “Entrarono in studio sapendo che sarebbe stato l’ultimo album, ed erano decisi a lasciare un segno”.

La storia del disco e il nuovo produttore

La band ci arrivò dopo il ritorno al rock di “Accelerate” del 2008: il lungo e fortunato tour che seguì sarebbe stato l’ultimo.

Già nel 2009 la band si mise e lavorare al seguito, che venne inciso l'anno successivo. Le prime canzoni incise avevano un suono altrettanto chitarristico, poi “Collapse into now” finì per mettere assieme le diverse anime musicali della band. “Le canzoni hanno una loro vita propria e portarono il disco in un’altra direzione”, spiega Downs. “Un ruolo importante lo ebbe Jacknife Lee, che produsse gli ultimi album del gruppo, compreso ‘Live at the Olympia’, tratto dai concerti di Dublino del 2007 ma che venne registrato come un disco di studio, più che come un live”, ricorda Downs. .
Così nel disco, oltre al rock dritto e schietto di “All the best” e “Mine smells like honey”, presero posto le ballate emotive e motivazionali alla “Everybody hurts” (“Every day is yours to win”), il folk rock (“Oh My Heart”, “Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I”), mid tempo alla “Losing My Religion” (“Uberlin”) e psichedelia (“Blue”). Il tutto assieme ad amici: nessun disco dei R.E.M. ha così tante collaborazioni, da Patti Smith e Lenny Kaye a Eddie Vedder, a Peaches. “La presenza di Eddie Vedder su ‘It happened today’ ha portato la canzone ad un altro livello”, ricorda Downs.

Hansa Studios, Berlino: l'ultima performance dei R.E.M.

L’album venne registrato tra New Orleans Nashville e Berlino.

 Soprattutto le sessioni dell'estate 2010 ai leggendari Hansa Studios, quelli dove Bowie incise la trilogia berlinese, furono speciali: “Conoscevamo ovviamente il luogo, anche se non ci eravamo mai stati. Durante il tour di 'Accelerate’, nell’estate del 2008, passammo a trovare Jacknife Lee che stava lavorando ad un disco, credo fosse quello degli Editors. Appena entrammo capimmo perché erano studi leggendari. Sapendo che Jacknife conosceva bene quel posto, sapendo la sua storia e sapendo che aveva attrezzature fantastiche e quella sala da ballo… Fu naturale sceglierlo. La maggior parte del lavoro si fa ai piani superiori, ma nella sala da ballo fecero una performance: fu l’ultima volta in cui i R.E.M. suonarono assieme dal vivo”.
I video di quella performance vennero usati per la promozione del disco: alla fine di “Discoverer” si vede un Michael Stipe visibilmente commosso,  conscio che quella sarebbe stata l’ultima volta. “Suonarono sette canzoni, quelle già finite al momento, le altre vennero terminate in studio in seguito. Ci fu un’intensità enorme. Mi ricordo che erano bloccati su 'Oh my heart' e Jacknife Lee gli disse semplicemente di avvicinarsi e suonarla come se fossero su un piccolo palco. Fu un bel momento, in cui si vide la chimica che c’era tra loro. Sarebbero state canzoni fantastiche dal vivo, se avessero deciso di andare in tour”.

Il disco non andò benissimo: numero 1 in Germania, ma solo 5° in Inghilterra (dove tutti i dischi precedenti erano andati sul podio) e in America. “Era cambiato il panorama”, ricorda Downs. “Era il nostro ultimo album per la Warner. Ad un certo punto della carriera di un gruppo si finisce a competere con il proprio passato. Sicuramente la scelta di non andare in tour pesò”. 

Il segreto dello scioglimento

La band non andò in tour perché aveva già deciso: si sarebbe sciolta. Ma la comunicazione arrivò solo mesi dopo, nel settembre 2011: colse di sorpresa molte persone. Al tempo era un segreto, ma le tracce erano nascoste in piena vista nelle canzoni: “Cantiamo, facciamolo ancora una volta, mostriamo ai ragazzi come si fa, bene. Mi devo togliere questo peso, è ora di andare avanti con il resto”: canta Michael Stipe in “All the best”.
Quando uscirono queste parole, quasi nessuno le prese alla lettera: era “solo”, una bella canzone in un bel nuovo disco dei R.

E.M. Con il senno di poi, l’album è ricco di riferimenti al loro passato e futuro, non solo “All the best”. In “It happened today” canta "Close in on a promise, after, after all I've done today I have earned my voice”.  Anche lo stesso titolo, “Collapse into now”- una frase dalla conclusiva “Blue”-  era indicativo, come la copertina, con Stipe che saluta. Il gruppo non esplose - i rapporti e le relazioni sono tutt’ora ottimi, oggi. Piuttostp scelse di implodere, di collassare, di “Lasciare la festa quando è ancora bella”, come disse Stipe nel settembre del 2011.

“C’è un solo modo di mantenere un segreto ed è che rimanga un segreto”, ricorda Downs: i R.E.M. informarono pochissime persone della decisione, solo poco prima di comunicarla al pubblico. “Ne avevo parlato con i Radiohead, facendogli i complimenti per come mantennero il segreto sulla pubblicazione a sorpresa di 'In rainbows'. ‘Semplice: non dirlo a nessuno’, mi risposero”.
Così fecero i R.E.M.. “Nel nostro caso, abbiamo avuto un bel po’ di tempo per capire come gestire la cosa”: la decisione era maturata già alla fine del tour di “Accelerate”.

I R.E.M. e la storia del rock

Il posto dei R.

E.M. nella storia del rock è quello di una delle band più importanti di sempre, sia per la musica che per l’attitudine: “Sono molto rispettati, soprattutto come autori di canzoni. Sono stati in tour costantemente negli anni ’80, poi saltuariamente. Mon hanno fatto tour per ogni disco: furono gli unici a farlo, con una decisione inconsueta. Ma hanno sempre fatto quello che credevano fosse giusto, come persone e artisti: è questo che li ha resi longevi, è questo il motivo della loro credibilità dopo così tanto tempo, anche se non sono più attivi. Ovviamente le classifiche sulle più grandi band della storia sono un gioco, ma le loro canzoni hanno un posto nella vita delle persone anche anni dopo. Le loro scelte musicali, ma anche le prese di posizioni politiche, credo che abbiano fatto apprezzare non solo la loro musica ma anche i loro valori”.

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