La canzone più suonata in concerto dai Bon Jovi

Si intitola "Livin' on a Prayer", è stata pubblicata nel 1986 ed è inclusa nell'album più noto della band statunitense: "Slippery When Wet"
La canzone più suonata in concerto dai Bon Jovi

I Bon Jovi si presentarono al mondo con un album chiamato con il loro nome nel gennaio del 1984 forti di un singolo, "Runaway", che aveva buone carte da giocare nella programmazione radiofonica. "Runaway" fece più che discretamente il proprio lavoro raggiungendo la 39esima posizione della classifica statunitense e facendo sì che anche l'album potesse salire fino al 43esimo posto. Un risultato per nulla disprezzabile se rapportato all'importanza del mercato americano.

Il secondo album, "7800° Fahrenheit", arriva nei negozi un anno più tardi, nel marzo 1985. Il disco però non possiede un brano 'forte' come "Runaway". Il primo singolo, "Only Lonely", si ferma alla posizione numero cinquantaquattro della chart. Nonostante la mancanza una grande canzone, la base della band del New Jersey si stava comunque allargando, infatti l'album salì fino alla 37esima posizione, facendo quindi meglio del disco d'esordio.

Poi ecco l'estate del 1986, l'estate che cambierà per sempre le vite dei componenti dei Bon Jovi, l'estate in cui venne pubblicato "Slippery When Wet". Un disco che fece segnare numeri da capogiro con le sue trentatre milioni di copie vendute. Nel disco trovano posto canzoni che chiunque ha avuto modo di ascoltare almeno una volta nella vita: "You Give Love a Bad Name", "Wanted Dead or Alive" e "Livin' on a Prayer". Il primo estratto dall'album fu "You Give Love A Bad Name" che, nel novembre 1986, arrivò a guardare tutti dall'alto della sua prima posizione in classifica, l'identica posizione venne replicata, nel febbraio 1987, anche dal secondo singolo estratto da "Slippery When Wet", "Livin' on a Prayer".

"Livin' on a Prayer" venne scritta da Jon Bon Jovi e da Richie Sambora, frontman e chitarrista dei Bon Jovi, insieme a Desmond Child, un autore che all'epoca aveva alle spalle una solida collaborazione con i Kiss che aveva fruttato una hit come "I Was Made For Lovin' You". Per "Livin' on a Prayer" Child attinse alla sua esperienza personale per dare vita a Tommy e Gina, i due ragazzi alle prese con dei problemi economici protagonisti della canzone. Richie Sambora sul significato della canzone disse a Fuse TV: "Penso che la parte più interessante di quella canzone è che fu la prima volta che usammo dei personaggi. (...) Decidemmo di lanciarci nella lirica sociale con "Livin' on a Prayer" e di inserire due personaggi, Tommy e Gina, che essenzialmente erano dei colletti blu che cercavano di sbarcare il lunario, in sostanza erano i miei genitori. Avremmo potuto anche essere io e Jon. Perché ad ogni coppia può accadere qualcosa e attraversare difficoltà economiche e non è facile. Loro devono superare questo ostacolo. Quindi quella è stata una canzone molto stimolante e si è trasformata e trasformata nel corso degli anni." Tommy e Gina verranno nuovamente citati dalla band statunitense molti anni più tardi nella loro hit del 2000 "It's My Life".

Sulle prime Jon Bon Jovi – che oggi compie 59 anni – aveva più di un dubbio sulla qualità di "Livin' on a Prayer" tanto da aver pensato di non includerla nella tracklist di "Slippery When Wet". A fargli cambiare idea, raccontò lo stesso Jon, furono un gruppo di adolescenti entusiasti dopo il preascolto. Nella canzone il chitarrista Richie Sambora utilizzò un talkbox che gli donò un suono particolare. Il talk box è un apparecchio che consente al musicista di modificare il suono di uno strumento musicale attraverso i cambiamenti di forma della propria bocca. In una intervista rilasciata a Q nel dicembre 2009, Jon Bon Jovi parlò delle difficoltà nell'usarlo: "Quella cosa non è molto facile da suonare. Fondamentalmente tutto viene alimentato da un tubo da un pollice che entra in bocca." Oltre a Tommy e Gina in "It's My Life" torna anche il talk box, creando un vero e proprio ponte temporale tra i due brani.

Nonostante le perplessità iniziali ora Jon Bon Jovi non può che essere molto soddisfatto di "Livin' on a Prayer". Parlando della canzone, nel 2019, ha raccontato: "In definitiva, la canzone era unica. Non sembrava niente. Sai, "Runaway" aveva otto note, come molte canzoni alla radio in quel momento. Anche "Bad Name" ricordava altre canzoni che erano alla radio. "Livin 'on a Prayer" non suonava come nient'altro. Quindi, ero un po' indifferente. Ho pensato: 'Beh, è diversa, ma è una canzone rock? Siamo noi?"

In una intervista concessa alla fine dello scorso gennaio al quotidiano inglese The Guardian Jon Bon Jovi parlando di "Livin' on a Prayer" ha ricordato: “Quella canzone, che Dio la benedica. Ma mio Dio, chi lo poteva sapere? Non noi, te lo assicuro. È venuta fuori un giorno in cui nessuno di noi aveva delle idee, abbiamo avuto una conversazione ed è saltata fuori. Sono sicuro che ci sia il mio nome sopra!". Quando la scrisse, insieme al chitarrista Richie Sambora (uscito dai Bon Jovi nel 2014), Jon non aveva idea che avrebbe potuto avere un successo di tale portata. "Ricordo di essere uscito dalla stanza con Richie e di avere detto, 'E' ok. Forse dovremmo piazzarla nella colonna sonora di un film'. Richie mi guardò e disse, 'Sei idiota, è davvero buona'. Gli risposi, 'Non so dove va'. Ma non aveva ancora quella linea di basso boom boom boom, quindi suonava più come i Clash."

L'unico rammarico che ha ancora oggi Jon Bon Jovi riguardo il brano è il suo cambio di tonalità, che continua a rappresentare una sfida ogni volta che la interpreta in concerto: "Ogni sera da 36 anni", dice.

La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.