Nick Cave e "Carnage", il nuovo album: “Ciò che non ti uccide ti rende più folle”

Ha passato il lockdown sul suo balcone, come tutti: solo che ha scritto un album. Ecco “Carnage” inciso con Warren Ellis, senza i Bad Seeds, e appena pubblicato a sorpresa. Lo abbiamo ascoltato in anteprima e lo spieghiamo canzone per canzone
 Nick Cave e "Carnage", il nuovo album: “Ciò che non ti uccide ti rende più folle”

Immaginate un uomo che passa le giornate sul balcone. È facile: ci siamo passati quasi tutti, durante il lockdown. Solo che è Nick Cave: da quelle giornate di lettura, scrittura e riflessione è nato un disco, “Carnage”, inciso con Warren Ellis e senza i Bad Seeds.  È uscito oggi, 25 febbraio - la versione fisica arriverà a fine maggio.
Sui Red Hand Files lo aveva annunciato con pochi dettagli, definendolo un “disco brutale ma bello, che si annida in una catastrofe collettiva”. Altro che “Andrà tutto bene”: l’ultimo verso del disco, in una canzone appunto intitolata “Balcony Man”, recita “ciò che non ti uccide semplicemente ti rende più pazzo”.

Anche questa volta Cave racconta un lutto, ma non è più quello personale della morte del figlio, che permeava i dischi precedenti. Cave ed Ellis mettono in musica un lutto collettivo, la carneficina metaforica e letterale che stiamo vivendo. 
“Carnage” ha parole e suoni che passano dal melodico all’etereo, dal cupo al corale. Dallo sconforto alla speranza, come questo periodo. 
Cave e Ellis talvolta recuperano (finalmente) un po’ della cattiveria musicale dei Bad Seeds, di fatto assenti negli ultimi “Skeleton tree” e “Ghosteen”: i suoni di questi album, già di fatto opera della coppia, ritornano in alcuni brani più minimali, che però sfociano spesso in atmosfere liberatorie.

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L'album ha un incipit davvero memorabile, la rappresentazione in musica di come la nostra normalità è deragliata all’improvviso: “Hand of God” parte come una canzone normale, una melodia placida che racconta di come cerchiamo “il regno dei cieli”. Ma viene interrotta da un suono distorto e si trasforma in un ritmo elettronico cupo, reso ancora più drammatico da un giro d'archi, mentre Cave canta ossessivamente della “Mano di dio”, la nuova “red right hand”, che si abbatte su di noi.

8 canzoni per 40 minuti che, come sempre nella musica di Cave, non possono lasciare indifferenti. Lo abbiamo ascoltato in anteprima: ecco il racconto del disco, canzone per canzone.
 

HAND OF GOD
All’inizio sembra  “il solito Cave”: “There are some people trying to find out who/There are some people trying to find out why/There are some people aren’t trying to find anything/But that kingdom in the sky”. 
Poi “Hand of god” si trasforma in un brano dei Suicide, con elettronica e archi. Nick Cave recita come un mantra “Hand of God/Coming from the sky”. La carneficina è iniziata, e si cerca la salvezza: “Going to the river Where the current rushes by/Gonna swim to the middle, Stay out there a while/Let the river cast its spell on me”.

OLD TIME
Dove abbiamo perso la strada? “Everyone’s dreams have died”, ma dove e quando? “We took a wrong turn somewhere/Into the old time/Into the old time, for sure”, canta Cave, su un basso distorto e inserti di piano, però dissonante. Siamo tornati indietro nel tempo, ma non è di certo un bene. Anche questa è una canzone più ritmica, meno elettronica, ma qualcosa riporta ai primi Bad Seeds: sentiamo un po’ di cattiveria, con violino e chitarre distorte, con un gran lavoro di Warren Ellis.

CARNAGE
Si torna alle atmosfere più rarefatte degli ultimi dischi con i Bad Seeds. Nick Cave è più meditativo e introspettivo: il pezzo che dà il titolo è meno cattivo - titolo a parte, che non compare nel testo - e nella musica: “This song is like a rain cloud/That keeps circling overhead/Here it comes around again/And it’s only love/With a little bit of rain/And I hope to see you again” e ancora: “It’s only love/And it comes on like a train”.

WHITE ELEPHANT
Uno dei testi più brutali, su una base di nuovo ossessiva ed elettronica. La voce narrante è una sorta di cacciatore, Un “Botticelli Venus with a penis”, che diventa una metafora neanche troppo velata di questi tempi di suprematismo: “The president has called in the Feds/I’ve been planning this for years/I’ll shoot you in the fucking face/If you think of coming around here”. 
Dopo una prima parte recitata la canzone si apre improvvisamente e diventa corale e recitata, quasi un gospel liberatorio: “A time is coming/A time is nigh/For the kingdom in the sky/We’re all coming home In a while”.

ALBUQUERQUE
La città sulla Route 66, la strada più famosa del mondo, che diventa il simbolo dell’immobilità del lockdown: “And we won’t get to Amsterdam/Or that lake in Africa, darling/And we won’t get to anywhere/Anytime this year, darling” La canzone cita “By the time we get to Phoenix”, il classico di Glen Campbell che Cave incise nel 1986 per “Kicking Against The Pricks” e a sua volta viene menzionata poco prima nel testo di “Old time”. 
 La canzone più breve del disco, poco meno di 4 minuti, basata su sintetizzatori e pochi tocchi di piano: ritorna il Warren Ellis di “Ghosteen”.

LAVENDER FIELDS
Un’immagine poetica che però più che la bellezza rappresenta la solitudine e gli effetti di questo periodo: “People ask me how I’ve changed/I say it is a singular road/And the lavender has stained my skin/And made me strange”. 
Un’altra canzone per voce e synth, con qualche coro ad addolcire il tutto.

SHATTERED GROUND
“The moon is a girl with the sun in her eyes”, racconta Cave, di nuovo su una base di sintetizzatori. L’intensità del racconto cresce verso la fine: “I don’t care what they are saying/They can scream their fucking faces blue again/I will be all alone when you are gone/All alone when you are gone/And I will not make a single sound”. La canzone meno diretta del disco, sia musicalmente che nelle parole.

BALCONY MAN 
Una canzone che inizia minimale, poi si apre per piano e voce, sul modello delle ballate del concerto all’Alexandra Palace, con un crescendo finale. Un’altra riflessione sugli effetti di questo periodo, dove Cave si trasforma in una sorta di umarell sul balcone, come tutti noi durante il lockdown: “What am I to believe? I’m the balcony man Where everything is ordinary until it is not”. Cave sogna di essere Fred Astaire, di mettersi le scarpe per ballare, ma si ricorda che "I’m two hundred pound bag of blood and bone/Leaking on your favourite chair"   .
 La frase finale riassume tutto il senso del 2020/2021: altro che “Andrà tutto bene”, ci dice Cave: “This morning is amazing and so are you, you are languid and lovely and lazy”, ma  “what doesn’t kill you just makes you crazier”.

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