Patty Pravo e i Pink Floyd: storia di una lite leggendaria

La diva racconta quell'incredibile incontro alla fine degli Anni '60: "Io non l'avevo mai visto dal vivo, quel gruppo. I Pink Floyd". Fu, dice, il primo di una lunga serie.
Patty Pravo e i Pink Floyd: storia di una lite leggendaria

La lite è leggendaria davvero, nel senso che non ci sono prove, immagini o video che possano testimoniare che sia accaduta realmente. Possiamo solo fare affidamento al racconto di una delle due parti coinvolte, la "nostra" Patty Pravo. Il ring, se così vogliamo definirlo, stando alla storia narrata dalla diva veneziana fu quello del Piper, il leggendario locale romano di via Tagliamento che negli Anni '60 fu una tana per tutti gli astri nascenti del rock. Italiano, ma non solo.

I Pink Floyd arrivarono sul palco del Piper nel 1968 (come ha confermato, dopo una discussione lunga anni, un'esaustiva e approfondita ricerca effettuata qualche anno fa dagli appassionati della band di "A saucerful of secrets" Stefano Tarquini e Nino Gatti): pressoché sconosciuti, Roger Waters e soci tennero sul palco del locale romano due concerti, uno il 18 e uno il 19 aprile. Patty Pravo, è noto, lì era praticamente di casa: "La Ragazza del Piper", l'avevano soprannominata. La Nicoletta Strambelli - questo il vero nome della cantante veneziana - aveva già pubblicato alcuni singoli che avevano ottenuto discreti successi in classifica, come "Ragazzo triste" e "Se perdo te".

L'incontro tra Patty Pravo e i Pink Floyd ebbe luogo proprio in occasione dei due concerti a Roma del gruppo britannico, nella settimana in cui la "Ragazza del Piper" pubblicò il 45 giri "La bambola/Se c'è l'amore", che due settimane dopo la portò al primo posto della hit parade (dove sarebbe rimasta per ben nove settimane).

"C'erano ragazzi che venivano da tutto il mondo, specialmente dall'Inghilterra. Ho litigato con i Pink Floyd perché un pomeriggio arrivarono per provare e io ero passata dal palco a salutare Carlo Faletti, che era il dj storico di questo splendido locale. Avevamo inventato delle luci psichedeliche con dei colori a olio che si mettevano dentro un proiettore e quindi venivano fuori queste luci e allora George Roger Waters tranquillamente ha detto: 'Ah, ma voi avete copiato da noi!'. E litigammo, ma poi siamo diventati amici", raccontò la cantante, rivelando pure di aver comprato dai Pink Floyd un "impianto strepitoso, forse il più grande impianto al mondo in quel periodo".

Verità o leggenda, appunto? Chissà Però Patty Pravo ha parlato più volte del suo incontro con Roger Waters e compagni. Lo fece, ad esempio, anche nelle biografie "Bla, bla bla..." e "La cambio io la vita che", uscite rispettivamente nel 2007 e nel 2017. La seconda è una versione espansa della prima, con racconti più dettagliati. Scrive la cantante:

"Eravamo sotto Pasqua, se non sbaglio. L'anno, sempre il '68. In cartellone per due sere c'era questo gruppo arrivato da Londra, dove iniziava a farsi un nome, mentre da noi era noto solo a chi seguiva la musica più sperimentale. Di certo io non li conoscevo, e nemmeno Benne Farnetti, il deejay del club. Insieme io e Beppe avevamo inventato un effetto psichedelico di luci da proiettare sui muri del locale durante concerti o serate di ballo, e lo stavamo provando. Non ricordo nel dettaglio come funzionasse, solo che c'erano dei vetrini con dentro un liquido oleoso e colorato che veniva inserito nei proiettori. Con il calore della luce il liquido si muoveva, producendo un caleidoscopio di colori, un viaggio lisergico che avrebbe fatto uscire di testa tutti quanti, ne eravamo certi".

La voce di "Pazza idea" continua a mettere in fila i ricordi:

"A un certo punto, verso metà pomeriggio, il gruppo londinese arriva per provare gli strumenti e allestire il palco. Si guardano un po' intorno, li vedo parlottare, poi uno di loro si avvicina tutto serio. 'Non potete usare quelle luci', dice in inglese, con un tono supponente. 'E perché?', rispondo io. 'Le abbiamo inventate prima noi, abbiamo l'esclusiva'. 'Ma che dici?'. 'Ci avete copiato'. Andai su tutte le furie. Come osava quel tizio dire che gli avevamo rubato l'idea? Io non l'avevo mai visto dal vivo, quel gruppo. I Pink Floyd. Poi lui capì che avevamo semplicemente avuto la stessa pensata, nessun furto di idee. Alla fine facemmo pace e finì tutto lì. Mi tese la mano e finalmente si presentò: 'Piacere, Roger Waters'. [...]

In seguito, racconta la Strambelli, li avrebbe rincontrati a Londra: "Ci siamo frequentati un po' nei locali, ridendo del ricordo di quel primo incontro al Piper, e ho finito per comprargli l'impianto: a loro non serviva più, secondo me era una vera bomba e abbiamo fatto l'affare".

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