Nick Cave racconta ‘The boatman's call’: ‘Dopo l’uscita del disco ho provato imbarazzo’

‘Un cambiamento radicale si stava verificando nel mio modo di scrivere, mio malgrado, e tali cambiamenti possono far sentire una persona estremamente vulnerabile, difensiva e reattiva’, spiega il cantautore australiano parlando del disco del 1997.
Nick Cave racconta ‘The boatman's call’: ‘Dopo l’uscita del disco ho provato imbarazzo’

Il 3 marzo 1997 vedeva la luce il decimo album in studio realizzato da Nick Cave insieme ai suoi Bad Seeds, “The boatman's call”. Come dichiarato dallo stesso Cave sul suo sito The Red Hand Files nel 2019, il disco è stato scritto dal cantautore australiano a seguito della rottura con PJ Harvey e, oltre a guarirlo dall’artista britannica, “ha cambiato il mio modo di fare musica”.

Per rispondere alla domanda di una fan, recentemente condivisa sul sito della voce di “Skeleton tree” - attraverso il quale il cantautore dialoga con il proprio pubblico rispondendo ai quesiti che gli vengono sottoposti per approfondire tematiche legate alla sua musica, al suo percorso artistico e alla sua storia - Nick Cave è tornato a parlare di “The boatman's call”, raccontando com’è nato il disco e del cambiamento del suo modo di scrivere canzoni.

Elina da Helsinki, Finlandia, dopo aver ringraziato il frontman dei Bad Seeds per aver eseguito -  tra le altre - alcune canzoni tratte dall’album del 1997 (“Brompton oratory”, “Idiot prayer”, “(Are you) The one that I’ve been waiting for?”, “Far from me”, “Into my arms” e “Black hair”) durante il concerto registrato lo scorso giugno all'Alexandra Palace di Londra, ha ricordato un’intervista a margine della quale l’artista australiano aveva dichiarato di sentirsi un po’ “disgustato” da alcuni elementi di “The boatman's call”. “Di cosa eri disgustato allora? Cosa significano per te quelle canzoni ora e cosa ti ha spinto a rivisitarle?”, ha chiesto la fan finlandese a Cave.

Il cantautore ha risposto: “‘The boatman's call’ è un disco nato da una sventura personale che ha portato a un allontanamento dalla composizione di canzoni di racconti fittizi per privilegiare un tipo di scrittura più autobiografica”. Ha aggiunto: “Artisticamente la mia mano è stata forzata da una convergenza di eventi che all’epoca sembravano così disastrosi che non riuscivo a trovare un modo per scrivere di qualsiasi altra cosa. Non è che avessi alcun desiderio di scrivere un ‘disco sulla separazione’, ma quegli eventi hanno investito la mia scrittura di canzoni e hanno preso il controllo”.

Nick Cave ha successivamente spiegato: 

“Dopo l’uscita di ‘The boatman's call’ ho provato una sorta di imbarazzo. Sentivo di aver esposto troppo. Queste canzoni iper-personali improvvisamente sono sembrate indulgenti, egocentriche amplificazioni di ciò che era essenzialmente un comune, banale calvario. Tutto il dramma, la tragedia e la scenata mi hanno ‘disgustato’, e l’ho detto nelle interviste alla stampa”.

Il cantautore australiano ha poi narrato che con il tempo ha compreso che “il disgusto era essenzialmente la paura e la vergogna provate da qualcuno che stava nuotando in acque incerte tra due barche: canzoni di fantasia e brani di natura autobiografica o confessionale”. Ha continuato: “Un cambiamento radicale si stava verificando nel mio modo di scrivere canzoni, mio malgrado, e tali cambiamenti possono far sentire una persona estremamente vulnerabile, difensiva e reattiva”.

Oltre a descrivere “The boatman's call” come “un salto necessario in un tipo di composizione che alla fine sarebbe diventato esclusivamente autobiografico - ‘Skeleton tree’ [2016 e ‘Ghosteen’ [2019], per esempio - ma, al contrario, meno incentrato su me stesso e più sui ‘sé’ collettivi”, Nick Cave ha narrato di come i brani tratti dal disco del 1997, durante la loro esecuzione per il concerto virtuale dello scorso, “Idiot prayer”, “non sembravano più grida provenienti dalle piccole, ma catastrofiche, devastazioni della vita. Sono diventati più una liberazione spirituale dal sé, qualcosa di più ampio e più completo - non esattamente trascendentale - ma espansivo, in quanto ci hanno raccolti nella comunanza dell'esperienza che tentano di descrivere. Almeno, lo spero”.

Ringraziando Elina per il suo messaggio, Cave ha concluso il più recente dei suoi Red Hand Files dicendo: “Stranamente, sto ancora cercando di capire cosa significhi effettivamente il primo verso di ‘Into my arms’ [prima canzone di “The boatman's call”]. È come un pesce scivoloso e - come molti buoni versi - difficile da tener stretto, sfuggente e ingannevole come il tempo stesso”. 

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