Le molte vite di Robert Wyatt

L'incontro con Daevid Allen, i Soft Machine, i Matching Mole, l'amore, la sedia a rotelle, la carriera solista.
Le molte vite di Robert Wyatt

Robert Wyatt può senza dubbio essere considerato una delle menti più geniali non solo della corrente progressiva britannica ma della musica rock in generale.

Wyatt si appassiona alla musica fin da giovane età, il padre George era un grande appassionato di jazz e gli insegna a suonare il piano. Grazie all’amico e chitarrista australiano Daevid Allen, che viene ospitato nella grande casa della famiglia Wyatt, Robert si avvicina al mondo della musica sperimentale ed è affascinato dallo stile di vita anticonvenzionale dell’amico australiano. La lunga carriera dell’artista inglese inizia così nel 1963, quando Daevid Allen invita Wyatt e Hugh Hopper, compagno di scuola di Robert alla Simon Langton di Canterbury, a formare il Daevid Allen Trio. Da lì in poi il percorso artistico e musicale di Wyatt è costellato da grandi traguardi e dalla nascita di gruppi musicali che hanno segnato la storia della musica contemporanea rock e non solo.

Nell’estate del 1964 nascono i Wild Flowers, considerati i progenitori di tutte le band della cosidetta scena di Canterbury, anche se Wyatt tutta quella scena, a dire il vero, non la ricorda proprio: "C'erano alcuni musicisti di queste parti con i quali suonavo, ma non ricordo una 'scena'".

Poi, nel 1966, prendono vita i Soft Machine, forse la band più all’avanguardia e influente della scena progressive del Regno Unito. Dei Soft Machine Wyatt era sia il cantante che il batterista. I ricordi che ha di quella storica band sono agrodolci. Per sua stessa ammissione, al tempo di "Fourth" uscito nel 1971 - l'album che segnò per la formazione inglese il passaggio dal rock prog psichedelico verso sonorità jazz ed anche l'ultimo di Wyatt con loro – era un ubriacone impenitente con una presenza scenica, a torso nudo dietro la batteria, assolutamente in contrasto con la compostezza dei compagni di gruppo, il bassista Hopper e il tastierista Ratledge. Nell'autunno del '71, Wyatt lasciò i Soft Machine per formare un’altra band di importanza fondamentale, i Matching Mole. Tuttavia, come ammesso anni più tardi da Hopper, Wyatt venne effettivamente "cacciato da quello che sentiva essere il suo gruppo". Questo episodio è ricordato anche nella biografia pubblicata da Marcus O'Dair nel 2014, 'Different Every Time: The Authorized Biography Of Robert Wyatt'. Wyatt confessa di avere ancora incubi al riguardo. "Immagino che sia qualcosa che abbia a che fare con l'umiliazione del rifiuto, quando è il rifiuto delle persone con cui ti sei messo insieme.".

La sua vita dopo i Soft Machine è segnata da due eventi enormi che lo hanno cambiato per sempre.

All'inizio del 1972 incontra la poetessa e illustratrice austriaca Alfreda Benge, che sarebbe poi diventata sua moglie, musa e autrice. L'incontro con l'amata coincide anche con l'inizio del fervore di Wyatt verso il comunismo, con la politica che era la 'proteina mancante' nella sua musica. Poi, nel 1973, esattamente il primo giugno 1973, cadde, ubriaco fradicio, da una finestra del quarto piano di un edificio che lo lasciò paralizzato dalla vita in giù, costretto per sempre su una sedia a rotelle. Questo fatto lo costrinse a sostituire le percussioni con il pianoforte e le tastiere, portandolo a concentrarsi sull'essere un cantante. Wyatt confidò a Loudersound che l'incidente fu la netta linea di demarcazione tra l'adolescenza e il resto della sua vita: “La giovinezza è il periodo del tuo massimo potenziale fisico. Improvvisamente essere ancorati a una sedia a rotelle ti costringe a vivere la vita in modo più astratto. Diventi più riflessivo.".

Dal 1974 in poi Wyatt intraprende la carriera solista, anche se, in realtà, l’esordio solista di Robert risale al 1970, anno di uscita di “The End of an Ear”.

Sul suo modus operandi quale solista ha commentato: "Mi piace rovistare tra ciò che è stato fatto in passato e trovarne una diversa interpretazione". Ha infatti rielaborato parecchi brani di artisti diversi tra loro come John Cage e i Monkees e registrato con Henry Cow, Brian Eno, Phil Manzanera, Syd Barrett, Björk e Ryuichi Sakamoto, per citarne solo alcuni. Sulle sue molte collaborazioni riflette convinto: "Le considero come un'alternanza di dittature. Nei miei dischi, spero che i musicisti che invito si fidino di me per mettere tutto insieme a modo mio. Al contrario, quando sono impiegato da altri, cerco di fare quello che vorrebbero che facessi".

Della sua musica Robert Wyatt, che oggi compie 76 anni, ha spiegato a Loudersound: "La musica che ho sentito nella mia testa non esisteva davvero nel mondo reale. Elementi delle mie idee c'erano già, quindi non stavo cercando di essere diverso e neppure di suonare familiare. Non mi interessa seguire una tradizione, ma non mi interessa nemmeno essere esoterico. Seguo semplicemente il mio istinto indiretto ovunque mi porti." Un istinto che lo ha deluso di rado, in una carriera che ha deciso di chiudere nel 2014 Allora dichiarò alla rivista Uncut: "I conducenti di treni, ho pensato, vanno in pensione a 65 anni, e io ho deciso di fare altrettanto.

Preferisco dire però che mi sono fermato: è un'espressione migliore di pensionato. Cinquant'anni in sella non è roba di poco conto. Non c'è mai stato niente di pianificato, nella mia vita, e sono semplicemente arrivato a questo punto. Sono successe altre cose, e al momento - a essere onesti - sono più preoccupato dalla politica che dalla musica. Quest'ultima viene in scia, ed è un motivo di orgoglio fermarsi prima del declino".

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