Quando scoppiò la polemica tra Vasco Rossi e San Patrignano

Nel 2012 il cantante si espresse a favore della liberalizzazione delle droghe leggere: ‘Non è una soluzione, ma…’. Ne seguì un durissimo scambio con la comunità fondata da Vincenzo Muccioli, oggi tornata sotto i riflettori grazie alla docuserie ‘Sanpa’
Quando scoppiò la polemica tra Vasco Rossi e San Patrignano

Le controversie che hanno accompagnato la presentazione di “Sanpa: luci e tenebre di San Patrignano”, la docuserie prodotta da 42 di Gianluca Neri, scritta dallo stesso Neri con Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli, diretta da Cosima Spender e distribuita da Netflix incentrata sulla comunità terapeutica fondata da Vincenzo Muccioli nella seconda metà degli anni Settanta, richiamano una polemica intercorsa quasi dieci anni fa tra i rappresentati della fondazione e uno degli artisti più popolari presso il pubblico italiano, Vasco Rossi.

All’epoca la gestione di San Patrignano era stata appena affidata a un comitato di garanti dopo i sedici anni di direzione di Andrea Muccioli, il figlio del fondatore scomparso nel 1995. A scatenare la querelle mezzo stampa fu un intervento del rocker di Zocca in un botta e risposta coi fan sui social riguardante un tema piuttosto delicato: la liberalizzazione delle sostanze stupefacenti.

“La cosa peggiore di tutte non è fare ‘esperienze’ con le droghe, pesanti o meno; la cosa peggiore di tutte è che per provare queste ‘sensazioni’ ci si affida a gente senza scrupoli, che ti si attacca addosso come una calamita, diventa tuo amico, e conoscendo le tue debolezze ti porta a spendere tutti i tuoi soldi per i ‘suoi articoli’”, osservò il cantante di “Vita spericolata” l’11 agosto del 2012: “Finchè non sei costretto a spacciare, perché i soldi che guadagni con la tua giornata lavorativa non ti bastano più, nemmeno per comprarti da mangiare.

E' difficilissimo evitare questa gente se usi droghe, non puoi farne a meno, sono la tua ‘salvezza’. Legalizzando le droghe, non si risolve il problema; per esempio se volete sigarette di contrabbando potete trovarne, a metà prezzo, quanti quintali volete. La soluzione non c'è, lo Stato non vuole che ci sia, per ovvi motivi. Legalizzare la marijuana potrebbe essere un passo avanti, ma in Italia non succederà mai, c'è il Vaticano, che è peggio dello Stato”.

La forte presa di posizione dell’artista non mancò, come è logico immaginare, di suscitare reazioni fortemente critiche.

Il primo a intervenire fu Giovanni Serpelloni, all’epoca capo del Dipartimento antidroghe della Presidenza del Consiglio: “Per il nostro Dipartimento i tossicodipendenti sono prima di tutto persone e poi dei malati che devono trovare comprensione, accoglienza, ma soprattutto cure adeguate e il più tempestive possibili”, spiegò il medico, “In Italia ci sono più di 500 servizi pubblici e mille comunità terapeutiche, che forniscono assistenza gratuita e di alto livello a oltre 180 mila persone. Come vede le alternative immediate allo spacciatore esistono, così come alla legalizzazione, che non farebbe altro che far aumentare i consumi, senza affrontare il problema”.

Seguirono, a strettissimo giro, le durissime osservazioni dell’allora responsabile politiche antidroga del Pdl Carlo Giovanardi: “Vasco Rossi canta benissimo, ma sulla droga, anche se ricco e famoso, straparla senza nessuna cognizione di causa, permettendosi anche di offendere chi dedica la sua vita a combattere gli effetti devastanti delle droghe sull'organismo”.

Il cantante rispose a entrambi. “Il dottore ha bisogno di visibilità, e sono spinto a credere che mi stia usando per farsene molta”, spiegò Rossi riguardo l’intervento di Serpelloni: “La sua controrisposta non merita nemmeno la nostra attenzione. Non siamo nati ieri neanche noi”. Rossi, per ribattere a Giovanardi e chiarire meglio la sua posizione, pubblicò sui propri canali social ufficiali una replica più circostanziata, corredata da uno studio dell’ente britannico International Harm Reduction Association:

Tuttavia, la replica che toccò maggiormente l’artista di “Bollicine” fu una nota diffusa dalla direzione della comunità di San Patrigano a ridosso del suo prima intervento, che pubblichiamo qui sotto:

Vasco Rossi ieri dichiarava "la cosa peggiore di tutte non è fare esperienze con le droghe, pesanti o meno: la cosa peggiore di tutte è che per provare queste sensazioni ci si affida a gente senza scrupoli". Da queste affermazioni di Vasco Rossi emerge che la ricerca di sensazioni usando droghe, leggere o pesanti non è di per sé pericolosa. Queste sue dichiarazioni sulla droga rischiano di vanificare il lavoro che ogni giorno le famiglie cercano di fare con i propri figli. (...) La legalizzazione indiscriminata di droghe leggere e pesanti come la intende Vasco Rossi nei suoi comunicati sarebbe devastante e in alcun modo applicabile in nessuno Stato di diritto. Riconoscendo il valore artistico di Vasco Rossi e la sua influenza sul mondo giovanile, saremmo davvero contenti se volesse venire a San Patrignano per conoscere la nostra realtà e le nostre risposte alle problematiche della tossicodipendenza.
 

Toccato dalle parole dei responsabili della comunità, Rossi replicò:

Cara S.Patrignano, da tempo vorrei raccogliere l'invito a visitare la vostra comunità. Vorrei venire a incontrare i vostri ragazzi per scambiare le nostre opinioni. Mi ripropongo di farlo prima o poi dipendentemente dai miei impegni e le mie possibilità di movimento che sono un po’ limitate dall’entusiasmo, spesso letteralmente travolgente, che, fortunatamente, incontro quando vado in giro. Il lavoro che svolgete a San Patrignano, come “Comunità di recupero per tossicodipendenti”, è notoriamente concepito al fine di aiutare, in modo pratico e concreto, chi ha già intrapreso da tempo la strada della tossicodipendenza e ha bisogno di aiuto. La vostra è, per sua stessa definizione, un’attività di recupero localizzata all’interno delle vostre comunità e non certo un tentativo di prevenzione, di comprensione psicologica a livello sociale o di studio del problema in senso filosofico e culturale. E’ davvero inconcepibile, allora, come possiate voler entrare in una discussione che non vi compete e che, almeno finora, non avete mai avuto interesse ad affrontare e ad approfondire. Insomma, non potete vantare proprio nessun titolo per discutere di un problema che vi riguarda solo nel momento dell’aiuto e del recupero del tossicodipendente. Un pacato silenzio sul problema sarebbe da parte vostra più opportuno, elegante ed auspicabile. Il dibattito nel quale volete inserirvi ha per oggetto troppi argomenti dei quali voi non vi siete mai occupati: intanto si rivolge a coloro che nella droga non ci sono ancora “caduti”; poi mette in discussione l’efficacia degli attuali sistemi legislativi proponendone di più opportuni; infine sottolinea la necessità di un’informazione, di una cultura, dell’insegnamento (anche scolastico) ai giovani sulle droghe. Il vostro è il punto di vista, invece, è quello di chi sta a contatto solo con dei tossicodipendenti, dunque un punto di vista parziale e inevitabilmente un po’ viziato, di certo poco realista e obiettivo per la realtà globale dell'intera società. Noi vogliamo guardare ai milioni di giovani che non “si fanno”, che ancora non hanno intenzione di farlo e devono essere informati preventivamente sulle diverse pericolosità delle varie sostanze sul mercato (nero!). Qui stiamo discutendo di come trattarli (senza criminalizzarli!) quando dovessero aver mosso solo un primo, timido passo nella scellerata via del consumo. Voi siete necessari e fondamentali solo quando e se saranno già ben avviati su quella strada, cioè molto dopo ancora, quando ormai –scusatemi- …“la frittata è fatta”. Non occupatevi di come gestire le uova, per cortesia. Non è un compito vostro. Con tutto il rispetto e l’affetto, vi auguro ogni bene per il lavoro che svolgete, ma le vostre opinioni in materia legislativa per il contrasto e per la lotta contro il consumo di droghe (scusatemi ancora) non sono necessarie, non potendo essere oggettive né opportune.
 

Nonostante la risposta - durissima - di Vasco, San Patrignano scelse di replicare per le rime:

Caro Vasco, grazie per aver risposto al nostro comunicato e per la disponibilità di venire a San Patrignano a incontrare i nostri ragazzi, tanti dei quali tuoi fan. Un incontro che per noi sarebbe importante anche per farti vedere, capire e ricredere su quanto il nostro apporto in materia di droga sia stato e, ci auguriamo, potrà ancora essere importante.

Al contrario di quanto tu ci chiedi, non possiamo infatti permetterci “un pacato silenzio”, avendo tutti i titoli per parlare dell’argomento, problema che da oltre 30 anni affrontiamo ogni giorno sotto tutti i punti di vista, sia nel campo del recupero che della prevenzione. Evidentemente non ti sei informato abbastanza sull’impegno di San Patrignano, che offre riscatto ed emancipazione in modo completamente gratuito. Sappiamo che il consumo di droga, qualunque droga, è solo il sintomo di un malessere più profondo. La società e la collettività non può accettarlo, tant'è vero che il consumo è un illecito amministrativo, ma sappiamo che il carcere per un tossicodipendente che ha venduto droga non è la soluzione. Tanto per intenderci noi siamo quelli che, insieme a tante altre realtà educative, hanno voluto fortemente le misure alternative per i tossicodipendenti, che noi non criminalizziamo, ma tiriamo fuori dalla galera. In questi anni a San Patrignano circa 4000 anni di carcere sono stati convertiti in percorsi di recupero drug free e migliaia di ragazzi, grazie al sostegno della comunità e al loro coraggio, sono tornati nella società e nel mondo del lavoro.

Allo stesso tempo però portiamo avanti da tanti anni un importante progetto di prevenzione, chiamato WeFree. Si tratta di un progetto dedicato ai ragazzi delle scuole medie e superiori che vuole andare oltre alle lezioni fatte sui banchi di scuola e basate sulla mera informazione dei danni alla salute causati dalle diverse sostanze, senza alcun aggancio né a principi ed esempi educativi, né alle fondamentali testimonianze di esperienze vissute. Per questo portiamo in tutta Italia due nostri spettacoli, basati sulla “peer to peer education”, la comunicazione tra pari, dove dal palco alcuni ragazzi ex tossicodipendenti raccontano la loro storia di disagi sfociati nella tossicodipendenza e la fatica affrontata per uscirne. Non solo informazione sui danni delle droghe, quindi, ma anche coinvolgimento emotivo attraverso storie di vita vissuta, un metodo che tu conosci bene viste le tue fantastiche canzoni che arrivano così facilmente a toccare il cuore della gente. Sono stati più di 230 mila gli studenti che, dal 2004 ad oggi, hanno preso parte nei teatri di tutta Italia a questi spettacoli (oltre 400). Sono 1500 le scuole superiori coinvolte nel nostro progetto, di cui se vuoi troverai ogni tipo d'informazione nel sito www.wefree.it.

A proposito, se volessi venire ad uno di essi, ti aiuteremo a difenderti dai fan e potrai così avere un'immagine certamente aggiornata di cosa siamo. Oltre a questo, circa 6500 studenti visitano ogni anno la comunità e, nel rapporto coi ragazzi che li accolgono, comprendono molto di più della droga che in libri, canzoni, film e "pallose" conferenze di prevenzione. I nostri ragazzi partecipano ad assemblee scolastiche (finora 5000 studenti incontrati), facciamo attività formative in favore dei docenti in quanto siamo agenzia formativa accreditata presso il Ministero dell’Istruzione. Insomma, come vedi, ci occupiamo anche di gestire le uova e non ci prendiamo cura dei ragazzi soltanto quando ormai “la frittata è fatta”.

Cerchiamo di operare nel modo più ampio possibile, difendendo i principi per i quali è nata la comunità e che ci hanno visti uniti a tante altre realtà educative: la solidarietà verso i più deboli, l'amore (che non è una posizione politica), il rispetto, senza mai chiedere a nessuno quali sbagli ha fatto ma come possiamo insieme venirne fuori. Le posizioni politiche, l'antiproibizionismo, gli schieramenti e i giochi di potere non fanno parte del nostro mondo. Difendiamo con forza la libertà delle persone di non drogarsi e di non essere schiave di una sostanza che, come sai, distrugge l'uomo, i rapporti sociali, le famiglie. Se solo conoscessi in modo diretto la disperazione dei genitori che ci chiedono di salvare il loro figlio che ha distrutto tutto, forse ti renderesti conto di cosa vuol dire difendere concretamente la libertà.

In ultimo, caro Vasco, un invito: non aggiungerti al coro dei tanti che, in modo pregiudizievole e senza sapere nulla di ciò che facciamo e di ciò in cui crediamo, ci attaccano. Sei un artista attento, sensibile, libero, per molti versi coraggioso. Un artista che conosce il cuore dei ragazzi e che deve essere un esempio. Hai una grande responsabilità: non restare alle apparenze ma vai a fondo, come sai fare.

Il punto di sintesi, tra Rossi e i rappresentanti della comunità, non venne raggiunto.

Interessante, al proposito, è la presa di posizione di Red Ronnie, conduttore e giornalista amico di lunghissima data del Kom e storico sostenitore della realtà fondata da Vincenzo Muccioli: dopo la presa di distanze pubblica da parte di San Patrignano nei confronti della produzione Netflix - definita dai portavoce della comunità stessa un “racconto sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori” - lo storico volto di Roxy Bar ha postato sui suoi canali social ufficiale un video della durata di oltre tre ore con il proposito di “raccontare le luci di Vincenzo Muccioli e di San Patrignano, cosa che non è stata fatta, purtroppo, nella serie di Netflix”.

 

 

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