Quando Stevie Wonder incontrò i Rolling Stones e cambiò percorso

Il musicista statunitense voleva affrancarsi dalla sua immagine di teen idol.
Quando Stevie Wonder incontrò i Rolling Stones e cambiò percorso

Stevie Wonder è stato uno dei grandi campioni di vendita dell'etichetta Motown e per tutti gli anni Sessanta ha sfornato un successo dietro l'altro diventando un idolo degli adolescenti di colore, ma, come raccontato dal magazine Uncut, il musicista statunitense, con il giungere degli anni Settanta, aveva in animo di cambiare registro musicale ed affrancarsi dall'immagine che gli si era appiccicata addosso e che gli andava stretta.

La storia di questo cambiamento di pelle ha inizio la sera del 26 luglio 1972 al Madison Square Garden di New York, era la data finale dell'STP Tour dei Rolling Stones a supporto del loro album "Exile on Main Street" (leggi qui la recensione). Stevie Wonder è appena salito sul palco per fare il bis con gli Stones e per augurare a Mick Jagger un felice ventinovesimo compleanno. Siamo ai bis: i due duettano prima sulla hit del 1965 di Wonder "Uptight (Everything's Gonna Be Alright)" e poi chiudono il live sulle note dell'inno della band inglese "(I Can't Get No) Satisfaction".

Questo il ricordo di Marshall Chess, manager esecutivo degli Stones: "Stevie era davvero giovane e pieno di energia, saltava su e giù sul palco. Lui e Mick stavano ballando insieme, quando qualcuno uscì e tirò una torta di panna montata in faccia a Mick. È stato pazzesco. L'edificio vibrava per davvero. Lo potevi sentire perfettamente."

Quello fu il primo tour americano dei Rolling Stones dalla loro disgraziata esibizione ad Altamont nel 1969, quando una persona del pubblico venne uccisa dal servizio d'ordine formato dagli Hells Angels. Anche Wonder stava cercando di lasciarsi, per altri motivi, quel decennio alle spalle, insieme alla sua immagine di fenomeno adolescenziale pulito delle canzoni "I Was Made To Love Her" e "For Once In My Life".

Stevie Wonder, incredibile a pensarlo ora, era il live di supporto agli Stones, e, come detto in precedenza, stava cercando di lasciarsi alle spalle la sua immagine di innocente fenomeno adolescenziale. Dice ancora Chess su quella non scontata unione: "Fu una grande cosa per gli Stones, perché Mick e Keith adoravano Stevie. Fu una grande cosa per Stevie perché venne presentato al pubblico bianco, il pubblico degli Stones".

Prima del tour con gli Stones, Wonder affrontò delle difficoltà con il suo pubblico mentre stava lavorando per ridefinire se stesso, introducendo nella scaletta dei suoi set canzoni più lunghe e funky. Come ricorda David Sanborn, sassofonista dei Wonderlove, la band di Stevie Wonder: "A volte facevamo questi concerti in club piuttosto snob e ci presentavamo con jeans a zampa d'elefante e giacche con le frange. Tutti erano in frac e smoking. Stevie era irremovibile nel voler suonare le nuove cose, quindi a volte il clima poteva irrigidirsi. A volte il pubblico semplicemente non lo voleva. Si inquietavano perché non ascoltavano quello che volevano sentire, ciò per cui avevano pagato il biglietto. Noi lo capivamo, quindi gli suonavamo "Signed, Sealed, Delivered I'm Yours" e "If You Really Love Me"".

Conquistare i fan degli Stones non fu molto più facile, ma Wonder aveva alle spalle dodici anni di esperienza - oltre la metà dei suoi ventidue anni che aveva allora - e un grande lavoro come parte dei tour della Motown con i Temptations, le Supremes e altri gruppi della label. Quando gli Stones furono arrestati nel Rhode Island dopo che Richards aggredì un giornalista, quella notte Stevie e i Wonderlove suonarono un doppio set a Boston per calmare il pubblico, che si stava innervosendo quando pareva che lo show degli Stones potesse saltare.

Il tour riscosse un grande successo e la chimica tra i due set era palpabile. Collaborarono anche  a un doppio album live congiunto, con un LP dedicato al set di Wonder e l'altro a quello degli Stones. Anche se la realizzazione del disco, all'atto pratico, non si è mai concretizzata, il tour comunque servì allo scopo, come confermato da Deniece Williams, altro membro dei Wonderlove: "È allora che la sua popolarità è semplicemente balzata in avanti".

Quel tour con i Rolling Stones contribuì a inaugurare una nuova fortunata fase della carriera di Stevie Wonder portandolo a incidere una serie di audaci album a partire da "Music Of My Mind" del 1972 fino al culmine toccato con "Songs In The Key Of Life" del 1976. Questi dischi riguardano lo sviluppo creativo di Wonder quanto i suoi tentativi di sfidare l'approccio da catena di montaggio della Motown: scrittura, registrazione e tour. Come dichiarato dal produttore Robert Margouleff, che ebbe un ruolo cruciale nella trasformazione di Stevie Wonder da idolo per adolescenti a rock star visionaria: "Alla Motown, Stevie non ha mai avuto davvero la possibilità di essere se stesso. Era alla ricerca di se stesso."

Setlist dei Rolling Stones:

Brown Sugar

Bitch

Rocks Off

Gimme Shelter

Happy

Tumbling Dice

Love in Vain (cover di Robert Johnson)

Sweet Virginia

You Can't Always Get What You Want

All Down the Line

Midnight Rambler

Bye Bye Johnny (cover di Chuck Berry)

Rip This Joint

Jumpin' Jack Flash

Street Fighting Man

Encore:

Uptight (Everything's Alright) (cover di Stevie Wonder) (con Stevie Wonder)

(I Can't Get No) Satisfaction (con Stevie Wonder)

Setlist di Stevie Wonder:

For Once in My Life (cover di Jean DuShon)

If You Really Love Me

Superwoman (Where Were You When I Needed You)

You and I (We Can Conquer the World)

What's Going On (cover di Marvin Gaye)

My Cherie Amour

Blowin' in the Wind (cover di Bob Dylan)

With a Child's Heart

Love Having You Around

Signed, Sealed, Delivered I'm Yours

Papa Was a Rollin' Stone (cover degli Undisputed Truth)

Superstition

Maybe Your Baby

Uptight (Everything's Alright)

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