Roger Waters costruì un muro tra lui, il mondo e i Pink Floyd

Roger Waters costruì un muro tra lui, il mondo e i Pink Floyd

Roger Waters stava già iniziando a vivere una vita da rock star isolata dal resto del mondo quando, nel 1978, iniziò a lavorare a quello che sarebbe diventato "The Wall". L'ultimo tour dei Pink Floyd, 'In The Flesh', che si era chiuso a Montreal in Canada il 6 luglio 1977, a sostegno di "Animals", album pubblicato nel gennaio dello stesso anno, nell'ottica di Waters fu praticamente una catastrofe, con un pubblico indisciplinato e turbolento più preoccupato a far casino e a chiacchierare piuttosto che ad ascoltare con attenzione il gruppo sul palco. Le cose andarono così male che il bassista della band inglese finì per sputare in faccia a un fan durante un concerto.

Quindi, quando iniziò a lavorare al nuovo disco, era abbastanza chiaro che non voleva più recitare la parte della rock star in cui si era ormai trasformato. Mano a mano che l'In the Flesh tour si dipanava Roger Waters si immaginava che ci fosse un muro tra sé e il pubblico. Quello della incomunicabilità divenne il tema centrale del nuovo disco dei Pink Floyd, un concept album che riguardava l'isolamento, l'abbandono e le cicatrici, che fossero mentali oppure fisiche, inflitte durante l'infanzia che difficilmente riescono a rimarginarsi nel tempo.

Delle ventisei canzoni distribuite sulle quattro facciate di "The Wall", solo quattro non sono firmate dal solo Roger Waters: "Young Lust", "Comfortably Numb" e "Run Like Hell" (tutte accreditate a Waters/Gilmour). In più "The Trial", composta da Waters insieme al co-produttore del disco Bob Ezrin.

La storia raccontata in "The Wall" ha come protagonista la rockstar Pink che ha perso il padre in Italia nella seconda guerra mondiale (come realmente accaduto a Roger Waters) ed è stata cresciuta dalla sola madre soffocante e iperprotettiva.

Gli anni scolastici sono un inferno, pieni di torture fisiche ed emotive. Quando Pink diventa una star, finisce per condurre una vita dove non mancano droga, sfiducia e isolamento. Il crollo totale si traduce con un guasto sul palco e, alla fine, nell'abbattimento del muro protettivo che ha costruito intorno a sé. Dopo aver esplorato tematiche simili nei tre album precedenti - "Animals", "Wish You Were Here" del 1975 e "The Dark Side of the Moon" del 1973 - i Pink Floyd con "The Wall" esplicitano il tema. Roger Waters usò la musica per esorcizzare i propri fantasmi.

Waters, padrone assoluto del progetto, finì per danneggiare ulteriormente la sua relazione con i compagni di band.

I quattro raramente si ritrovarono in studio insieme. E alla fine dei lunghi mesi di sedute di registrazione, il tastierista Richard Wright su pressione di Waters venne escluso dalla band. Anche se poi fu ingaggiato come musicista per il tour a sostegno dell'album. Questi i dietro le quinte, la realtà delle classifiche racconta che il 30 novembre 1979, quando "The Wall" venne pubblicato, raggiunse quasi immediatamente la vetta Negli Stati Uniti, rimanendo alla posizione numero uno per quindici settimane. Mentre in Gran Bretagna il picco fu il terzo posto. Nell'album è presente anche l'unica canzone dei Pink Floyd che riuscì a raggiungere la posizione numero uno nella classifica dei singoli, "Another Brick in the Wall Part II", che rimase in cima alla chart per quattro settimane.

Il gigantismo della produzione - che ogni sera prevedeva, tra l'altro, la costruzione di un enorme muro sul palco - nonché la riluttanza di Roger Waters ad esibirsi dal vivo, fecero sì che il tour a supporto di "The Wall", tra il febbraio 1980 e il giugno 1981, venne limitato a poche città. Nel 1982, la storia narrata nel doppio album venne portata sul grande schermo dal regista britannico Alan Parker che affidò il ruolo di Pink, il protagonista, al frontman dei Boomtown Rats Bob Geldof. "The Wall" venne portato nuovamente in tour da Roger Waters nel 2010, dopo averlo eseguito, una tantum, a Berlino, nel 1990, per celebrare l'anniversario della caduta del sinistro muro che spezzava la città tedesca in due parti, simbolo tangibile della Guerra Fredda che aveva diviso il mondo in due blocchi per decine di anni.

Nel 1983 i Pink Floyd pubblicarono "The Final Cut", anche quest'album, come già "The Wall", era, di fatto, una prova solista di Roger Waters. Lo era a tal punto che sul retro del disco venne riportato, 'di Roger Waters, eseguito dai Pink Floyd'. Fu l'ultimo atto del bassista con la band inglese, Waters se ne andò. I restanti membri del gruppo – David Gilmour, il batterista Nick Mason e Rick Wright, tornato in formazione - continuarono senza di lui. Alla fine, proprio come Pink, il protagonista di "The Wall", anche Waters aveva costruito un muro tra lui e i suoi compagni di band.

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