Franco Battiato a 45 giri: Osage Tribe (1971)

La storia dei 45 giri degli anni Sessanta e Settanta del musicista siciliano
Franco Battiato a 45 giri: Osage Tribe (1971)

1971 - Osage Tribe: UN FALCO NEL CIELO / PREHISTORIC SOUND (45 giri, Bla...Bla)

Nel 1971 lo scenario è drasticamente mutato. Franco ha conosciuto l'autore e produttore Pino Massara che lo ha portato con sé alla Bla.

Bla, l'etichetta che ha fondato per dar spazio a nuovi suoni che tocchino il pop quanto l'avanguardia e la sperimentazione. Battiato non si è fatto pregare: la sua crisi nei confronti della musica leggera non poteva che sfociare in una ricerca dell'inaudito, del nuovo. Le band che arrivano soprattutto dall'Inghilterra sono troppo stimolanti per essere evitate: King Crimson, Yes, Pink Floyd, Soft Machine e molte altre. Il nostro se ne innamora e, parallelamente, scopre il fascino di certa musica contemporanea, minimalista ed elettronica (Stockhausen e Terry Riley in primis). Franco getta così alle ortiche il suo recente passato, e rinuncia ai facili guadagni da serate nelle balere per abbracciare la novità e cercare la sua musica, quella che lo faccia evolvere, come artista e come uomo. .


Prima di dedicarsi a nuovi dischi a suo nome compie però un gesto inaspettato, ed entra a far parte di una band con base a Genova: gli Osage Tribe, terzetto formato dal chitarrista Marco Zoccheddu, dal bassista Roberto “Bob” Callero e da Nunzio “Cucciolo” Favia, batterista emigrato dalla Puglia che Franco ha conosciuto poco tempo prima in quel di Milano e che ha contribuito, con i suoi ascolti, ad aprire la mente del nostro.


Gli Osage Tribe (dal nome di una tribù indiana) esordiscono per la Bla...Bla con un 45 giri condito da una copertina per l'epoca scioccante: una testa di bambola dalla cui bocca sgorga un rivolo di sangue. Il lavoro grafico è opera di Gianni Sassi: agitatore culturale, fotografo, pubblicitario, uomo dalle mille idee che sta sconcertando l'Italia con i suoi scatti spesso provocatori e disturbanti. Il personaggio che, con i suoi spunti, contribuirà più di ogni altro a direzionare la carriera di Franco almeno fino al 1973.


"Un falco nel cielo". L'incipit è quello che ci si aspetterebbe da una band che ha eletto gli indiani d'America come fonte d'ispirazione, con tamburi ossessivi e cori che vanno presto a fondersi con la strumentazione elettrica del gruppo.

Un falco nel cielo è un brano semplice che riesce a catturare il pubblico giovanissimo, grazie anche al suo divenire sigla della trasmissione televisiva per ragazzi "Chissà chi lo sa?", condotta da Febo Conti. La storia del giovane indiano, che si perde e che grazie alla sua forza dovrà ritrovare se stesso e la sua tribù per trasformarsi in un valoroso guerriero, la farà divenire celebre all'interno del corpo scout. .
La cosa più particolare del brano è però la voce di Franco che, dimenticandosi del tono mellifluo dei suoi singoli leggeri, si lascia andare a tonalità alte e quasi urlate che la rendono irriconoscibile. Anche se difficilmente credibile nei panni del guerriero indiano, questo è il primo segnale di una rivoluzione che il siciliano sta cominciando ad attuare. Un inizio ancora stentato ma che presto darà ottimi frutti.

 

"Prehistoric Sound". Il retro del 45 non è altro che la versione in inglese del brano del lato A. La base musicale è la stessa, ma le parole fanno a meno degli indiani per trasferirsi nella preistoria. Nel 1982 Battiato userà frammenti di questo testo nel duetto con Alice "Chan-son egocentrique".
Il singolo non vede il coinvolgimento di Battiato tra gli autori, è infatti firmato da Pino Massara, con lo pseudonimo Ed De Joy, insieme alla moglie Rossella Conz. 

Fabio Zuffanti

Il testo è tratto da "Franco Battiato: Tutti i dischi e tutte le canzoni, dal 1965 al 2019" di Fabio Zuffanti, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.

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