Gli Strokes si sono stancati delle loro vecchie canzoni

Julian Casablancas spiega: 'Quando suoni dei brani troppe volte, ti nauseano. 'Last Nite', per esempio...'
Gli Strokes si sono stancati delle loro vecchie canzoni

Le hit, specie se consegnate agli annali nelle primissime fasi di una carriera, possono diventare un nervo scoperto per chi le ha scritte. Ne sa qualcosa il leader degli Strokes Julian Casablancas, che in una recente intervista al Times ha spiegato di non poterne più di eseguire dal vivo le canzoni inseriti nei vecchi dischi del suo gruppo.

"Quando cresci e ti immagini suonare, credi che sia una cosa che ha a che fare con l'eccitazione, ma uno degli aspetti nel farlo per lavoro è l'inaspettata tristezza nello scoprire che se suoni per molte volte una canzone, poi ti annoia", ha spiegato il frontman della band newyorchese: "[All'inizio di quest'anno] Non suonavamo da un po' di tempo, quindi farlo era anche divertente. Ma quando inizia ad avere sulle spalle trenta o quaranta date, la musica smette di scuoterti. Ti senti falso. Per certi versi, è per questa ragione che suono coi Voidz [progetto parallelo di Casablancas agli Strokes che coinvolge Jeramy "Beardo" Gritter, Amir Yaghmai, Jacob "Jake" Bercovici, Alex Carapetis e Jeff Kite]. Non me ne potrebbe fregare di meno di suonare dal vivo 'Last Nite' [uno dei brani inseriti nel fortunatissimo album di debutto degli Strokes, "Is This It" del 2001]. Davvero, è come quando ascolti un pezzo: io mi stanco piuttosto in fretta delle canzoni. Anche la Sonata al chiaro di luna di Beethoven, se la ascolti troppe volte, ti nausea".

E' indubbio che la band di "Hard to Explain" abbia patito l'enorme successo della propria prima prova sulla lunga distanza, risultato che il quintetto di Manhattan non è più risciuto a replicare nel corso della sua carriera: "Per quanto mi riguarda i primi due dischi degli Strokes ["Is This It" e "Room on Fire" del 2003] sono stati delle imprese a livello creativo, ma col terzo album sono arrivati i problemi", ha chiarito Casablancas, "Mi interessava imprimere un'evoluzione alla nostra musica: ascoltavo molta musica classica contemporanea. La mia idea era quella, ma mi è frantumata contro i classici cliché rock'n'roll, tipo andare in tour, bere, le lotte intestine al gruppo e tutte quelle cazzate".

"Centrare il bersaglio sottile che sta tra l'essere estremo e l'essere orecchiabile resta il mio obbiettivo in tutto quello che faccio, e un risultato come quello ottenuto con Is 'This It' rimane sempre quello al quale si tende", ha concluso Casablancas: "Sono un animale umano, nonché prigioniero a livello biologico della reazione del pubblico: non voglio preoccuparmi, ma se una cosa che fai piace alle gente ti fa sentire meglio di una canzone che hai scritto e che il pubblico detesta. Non sai mai che reazione avranno gli ascoltatori, e speri sempre per il meglio, ma devi lasciare che questo comprometta la tua integrità".

Lo spleen dopo "trenta o quaranta date" accusato da Casablancas non è stato accusato da suoi colleghi più anziani, che sulle hit più datate hanno costruito carriere milionarie vendendo centinaia di milioni di biglietti per spettacoli dal vivo. Per esempio, solamente durante il No Filter Tour i Rolling Stones hanno eseguito "(I Can't Get No) Satisfaction" almeno una quarantina di volte, mentre nel corso del tour The Wall Live Roger Waters ha offerto alle platee il classico dei Pink Floyd "In the Flesh?" oltre 220 volte, così come gli U2 - nel corso dell'Experience + Innocence Tour, nel 2018, hanno ripetuto in scaletta "City of Blinding Lights" quasi sessanta volte. La tolleranza alla ripetizione non è, verosimilmente, una qualità generazionale: secondo le stime di Setlist.fm Ed Sheeran - che oggi ha 29 anni, tredici in meno di Casablancas, che ne ha 42 - ha eseguito dal vivo nel corso della sua carriera la hit del 2014 "Thinking Out Loud" almeno 445 volte.
 

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