I Nothing But Thieves, esce il nuovo album “Moral Panic”: “Un progetto oscuro e politico”

A tre anni di distanza da “Broken Machine”, la band rock britannica torna sulle scene con un nuovo progetto: “Sono canzoni piene di rabbia”. L'intervista.
I Nothing But Thieves, esce il nuovo album “Moral Panic”: “Un progetto oscuro e politico”
Credits: Jack Bridgland

I Nothing But Thieves sono molto più di una rock band. Con il loro terzo album, “Moral Panic”, lo dimostrano. Non solo perché i nuovi brani sono profonde e rabbiose riflessioni sul cambiamento climatico, la nocività dei social, i disordini politici e un generale desiderio di staccare la spina e fuggire via, ma anche per il sound che li avvolge. C’è il furore del rock e allo stesso tempo il desiderio di andare oltre gli steccati del genere, contaminandosi. È una nuova tappa del percorso della band britannica. Conor Mason (voce, chitarre), Joe Langridge Brown (chitarre) e Philip Blake (basso) ci hanno raccontato questa “protesta morale” trasformata in musica. “Si tratta un progetto che affronta anche il tema del dolore – dice Mason - ognuno ha il suo, ogni persona ha la sua ferita. Ci piaceva l’idea di trasmettere la sensazione di una lettura diversa, a seconda degli occhi che guardano, a cominciare dalla copertina: ci sono due persone, avvolte da colori accesi, ma non si capisce se sono amici, se si stanno abbracciando oppure se sono due nemici che si vogliono fare del male. C’è dell’incertezza, proprio come nel mondo che viviamo tutti i giorni”.

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La lavorazione è stata molto diversa rispetto al passato. “Ha avuto una gestazione a tratti complicata. In molti sensi è un album politico, ma era nostra intenzione che non lo fosse in maniera diretta – continua Joe Langridge Brown - è un disco attuale, concepito in larga parte prima del lockdown e dell’arrivo del Covid. Avevamo già intuito che alcune questioni sarebbero peggiorate, per questo l’album è venato da una certa inquietudine ed oscuro, esclusa la traccia “Impossible”. Gli album precedenti li abbiamo lavorati on the road, in viaggio, questo è il primo progetto che prende vita in casa. Per questo parla di più di quello che abbiamo intorno e meno di noi”. Il lato emozionale si sposa con quello della contestazione. “Il disco gira attorno all’effetto che hanno su di noi le pressioni del mondo moderno e dell’era dell’informazione – ammette la band - Riguarda le persone. Le canzoni si posizionano a metà fra la rabbia e la rassegnazione. Siamo messi l’uno contro l’altro costantemente. Le nostre paure vengono utilizzate per generare “entrate pubblicitarie”. Il dibattito moderno ci chiede di presumere che chiunque non sia d’accordo con noi su qualcosa, abbia un’opinione completamente opposta alla nostra. Viviamo aggregati in “tribù online”. Dove possiamo trovare speranza o sollievo? Abbiamo ancora modo di scegliere qualcosa? Puoi permetterti di essere un individuo? Proprio “Can You Afford To Be An Individual?” è un brano simbolo, c’è dentro molto del significato del disco”.

L’Italia è un Paese dove i Nothing But Thieves ha un legame sin dagli esordi. Il 3 novembre del 2021 è in programma un live al Fabrique di Milano. “Nel 2015 suonammo a Roma, fu un live pazzesco. I fan italiani hanno apprezzato la nostra energia – ricorda Philip Blake – ci siamo evoluti da quegli anni, amiamo sperimentare. Amiamo gli urlati, il tecnicismo del rock anni ’70, ma vogliamo contaminare la nostra musica. Oggi il mercato è liquido, ci sono tante influenze. E a noi piace andare oltre i confini musicali, in questo terzo capitolo lo rimarchiamo di più rispetto al passato. Non abbiamo paura di osare. I live in streaming non potranno mai essere paragonati ai concerti dal vivo, ma ci permettono di mantenere un rapporto con il pubblico e di provare nuovi aggiornamenti, per questo li faremo”.

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