Alfredo Cerruti, il ricordo di Red Canzian: “Registrai i miei rutti per gli Squallor”

L’ex Pooh racconta gli improbabili contributi sonori richiesti dall’amico cantante e produttore, morto a 78 anni.
Alfredo Cerruti, il ricordo di Red Canzian: “Registrai i miei rutti per gli Squallor”

Un contributo che, certamente, non si dimentica: una sessione di rutti. Sì, perché Red Canzian, per Alfredo Cerruti, era l’uomo perfetto per registrare delle fragorose emissioni da inserire nelle canzoni. Come abbiamo riportato, Cerruti, produttore discografico e voce degli Squallor, è morto oggi all'età di 78 anni. Era nato a Napoli il 28 giugno 1942. A ricordarlo, l’amico Red Canzian che, intervistato da Rockol, ha raccontato:

“Alfredo era una persona speciale, l’amico con cui ti diverti sempre, con cui fai le marachelle. Uno di quelli che tiene sempre l’umore alto. Ai tempi lavoravo e registravo nei famosi studi di Via Quintiliano a Milano, che decisi di comprare nel 1986. Lui aveva lo studio nello stesso palazzo. Arrivava in ufficio molto tardi perché andava a dormire tardissimo, quasi all’alba, preferiva vivere la notte. Quando le segretarie degli uffici se ne andavano verso le 18, ci incontravamo e iniziavamo a ridere e a scherzare. Lui giocava sempre, non mancava mai una battuta. Finito di lavorare ci ribeccavamo per le 23 e andavamo a mangiare al ristorante Santa Lucia, spesso andava lì anche con Mina (i due a metà degli anni Settanta ebbero una relazione durata alcuni anni, ndr). Mi ricordo che una sera mi chiese: ‘Sei bravo a ruttare? Come rutti?’. Io sgranai gli occhi e gli chiesi il perché di quella domanda assurda. Mi spiegò che voleva inserire quei suoni nelle canzoni degli Squallor, ma che gli serviva uno non solo bravo a ruttare, ma anche che lo facesse a tempo con la canzone. Accettai e lo feci. È un aneddoto che spiega molto bene l’universo Squallor”.

Canzian ha ricordato anche il grande fiuto di Cerruti e la sua sincerità:

“Era un pirata buono. Un maestro del sorriso, ma anche un grande professionista. A vederlo così sembrava un mezzo stupidotto e invece aveva fiuto. Ha azzeccato una marea di canzoni. E non ha mai avuto peli sulla lingua: se un pezzo faceva schifo e non lo convinceva, te lo diceva in faccia senza farsi problemi”.

 

Ecco come il nostro direttore ricorda Alfredo Cerruti:

Di "direttori artistici" di etichette discografiche ne ho conosciuti un po', sia quando lavoravo da discografico sia quando ho lavorato da giornalista. Ognuno aveva la sua cifra - e parlo solo di quelli che una cifra l'avevano, perché molti di quelli che ho conosciuto erano (e sono) completamente inadeguati sia alla definizione di "direttore" sia a quella di "artistico". Ho conosciuto dei personaggi intellettualmente superiori come Nanni Ricordi; ho conosciuto persone appassionate e competenti come Mario Ragni; ma non ho mai conosciuto nessuno come Alfredo Cerruti.
E' stato l'unico, fra quelli che ho incontrato, che avesse la caratura caratteriale tale da poter dire a un artista importante e remunerativo della sua etichetta discografica che una canzone, o un album, proposto per la pubblicazione era "'na chiavica" (testuale). Ed è stato l'unico che, come artista in proprio - cioè come componente degli Squallor, il gruppo-fantasma ma-non-troppo del quale è appena stato ristampato un album epocale, "Pompa" - sia riuscito a vendere più dischi di molti degli artisti di cui si occupava.
Alla CGD, quando ci arrivai, all'inizio degli anni Ottanta, Cerruti era circondato da un'aura mitica, di rispetto e di ammirazione; arrivava in ufficio in tardissima mattinata, si faceva portare una spremuta per iniziare la giornata e rimaneva fino al tardissimo pomeriggio, in un ampio ufficio quasi sempre poco illuminato, dove riceveva come un sovrano i molti questuanti. Poche volte sono stato ammesso alla sua presenza - ero solo "quello dell'ufficio stampa" - ma ricordo la soggezione con cui entravo nella sua stanza.
Quando se ne andò dalla CGD, sostituito da uno di quei manager del marketing provenienti dalla grande distribuzione che hanno ampiamente contribuito ad affossare la discografia italiana, se ne avvertì molto la mancanza.
Non posso dire di essere stato un suo collega, non ne ero degno; ma un suo ammiratore sì, e non solo perché era l'inconfondibile voce degli Squallor (e poi di "volante Uno a volante Due" di "Indietro tutta!"), ma per la sua autorevolezza indiscussa e indiscutibile.
Apprendendo la notizia della sua scomparsa, una sola parola mi è affiorata alle labbra: "'Azz!...".

Franco Zanetti

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