Bruce Springsteen, l'intervista: "La fratellanza con la E Street Band è una benedizione"

In videoconferenza dagli States, il Boss racconta alla stampa europea il nuovo album “Letter to you”: la scomparsa di un vecchio amico, il tempo che passa, e 45 anni con lo stesso gruppo
Bruce Springsteen, l'intervista: "La fratellanza con la E Street Band è una benedizione"
Credits: Danny Clinch

Il nuovo disco di Bruce Springsteen è una lettera d’amore scritta a mano e indirizzata al rock, allo stare in una band e ai suoi fan. Ma - segno dei tempi - lo presenta con una videoconferenza in streaming, uno strumento a cui ci siamo ormai tutti abituati: il Boss ha passato il lockdown nella sua fattoria a Colts Neck, in New Jersey e lì, alla fine del 2019 ha radunato la E Street Band per incidere dal vivo in studio una manciata di canzoni che parlano della sua storia e del tempo che passa. E da lì ha radunato su Zoom una manciata di giornalisti europei per raccontare la genesi del disco: “Ho pensato di non essere stato più capace di scrivere per la band”, racconta.
Ecco la conversazione con il Boss, in attesa dell’album che arriva il 23 ottobre, assieme ad un film su AppleTV+, che documenta la sessioni in studio. Nei prossimi  giorni, invece, la recensione dell’album in anteprima.

Partiamo dalla genesi dell’album. Come sei tornato in studio a pochi mesi dall’uscita di “Western stars”?
Avevo voglia di fare un disco con la E Street Band, ma non scrivevo canzoni per la band da sette anni. Non importa quante volte l'hai fatto, ti viene comunque l’ansia e ti chiedi se riuscirai a farlo di nuovo. 
Durante l'estate del 2019 ho incontrato un mio vecchio amico che suonava nella mia prima band. Era molto malato ed è morto pochi giorni dopo, così sono rimasto l’ultimo membro vivente di quel gruppo. Avevo questo in testa quanto mi sono messo a scrivere, mi venivano in mente episodi di quando avevo 14 anni e ed altri più recenti.  È un album che abbraccia un arco di tempo molto ampio, quello tra la mia prima band e quella attuale; fondamentalmente racconta ciò che ho imparato tra  tra i 17 e i 70 anni.

Quindi il tema del disco è la musica in sé?
“Letter to you” affronta la perdita, la gioia di suonare, la fortuna di vivere facendo musica ed essendo parte di una band, quello strano legame di fratellanza che si crea con gli amici quando sei giovane: oggi suono ancora con le stesse persone con cui andavo al liceo 45 anni fa.

Hai scritto il disco su una chitarra che ti ha regalato un ragazzo italiano, vero?
Stavo uscendo dalla spettacolo a Broadway e come sempre c’erano dei fan ad aspettarmi. Sono arrivato alla macchina e c’era questo un ragazzo in piedi con una chitarra. Sono abituato sentirmi chiedere autografi quindi gli ho solo detto: "Amico, non firmo nessuna chitarra" e lui ha detto "No, questa è per te". Era una bella chitarra, l’ho presa e abbiamo parlato per qualche secondo. Arrivato a casa l'ho messa in soggiorno ed è rimasta lì per un bel po'. Poi l'ho strimpellata: suonava davvero bene ed era comoda. Nei dieci giorni successivi, quasi tutte le canzoni dell'album sono uscite da lì.

Quando hai convolto la E Street Band?
Li ho chiamati nel mio studio e abbiamo registrato tutto in cinque giorni. Abbiamo fatto due canzoni al giorno, tre ore per canzone, dopo quattro-cinque giorni avevamo il nostro album.
Questo è stato l'unico disco in cui la band ha suonato la canzone una volta e abbiamo mantenuto tutto quello che abbiamo inciso, inclusa la voce. Ci sono pochissime sovraincisioni - solo alcune chitarre e poche altre piccole cose.

Qual è il vantaggio di suonare dal vivo in studio?
Il live è sempre immediato e quindi emozionante. Ottieni freschezza e spontaneità senza avere il tempo di stancarti. È tutto naturale: ci sono punti nel disco in cui l'arrangiamento si è scritto praticamente da solo mentre la band suonava. Non ho neanche inciso dei demo, perché mi avrebbero limitato: ho semplicemente cantato le canzoni alla band in studio, e poi le abbiamo registrate immediatamente.

Come descriveresti il tuo rapporto con la E Street Band?
Ho vissuto 45 anni con loro: una vita. Ho visto i loro lati migliori e quelli peggiori e loro hanno visto i miei. Siamo riusciti a far pace con noi stessi: gli ultimi 20 anni assieme sono stati i momenti più belli e più sereni di tutta la nostra vita lavorativa. Abbiamo percorso una lunga strada assieme, sperimentando la fratellanza naturale che nasce suonando assieme mille e una notte: è una sensazione meravigliosa, una benedizione. Lo auguro a tutti, ma mi rendo conto che relazioni lunghe 45 anni come queste non sono molto frequenti.

Nell’album ci sono tre canzoni scritte degli anni ’70. Come mai hai deciso di recuperare quei brani e metterli assieme a quelli recenti?
È successo per caso. Stavo pensando di incidere una vecchia canzone per il Record Store Day, così ho pensato ad uno di quei brani. L'ho incisa con la band e suonava così bene che era un peccato limitarsi ad usarla solo in quel contesto. Quando ho chiamato la band ho pensato che forse ce n’era un altro paio che potevo provare a reincidere. Alla fine le ho incluse nell’album perché suonavano freschissime. Danno un'idea di come pensavo quando avevo  22 anni, ma la forza, l'intelletto e l'esperienza di che mi sono costruito questi anni danno un altro sapore. È stato un caso fortunato,  penso che i fan apprezzeranno.

"Rainmaker" è la canzone più politica dell’album. A chi pensavi quando l’hai scritta?
Credo di aver scritto "Rainmaker" quando Bush era presidente, ma si adatta anche di più a Trump: parla di un demagogo e del suo legame coi suoi seguaci. È una canzone interessante, un bel pezzo rock che avevo lì da tempo e l’ho inserita nel disco proprio perché ho pensato che fosse molto adatta alla situazione attuale.

Di cosa parla “House Of A Thousand Guitars”?
È forse la mia canzone preferita. Tenta di raccontare il mondo che sin dall’inizio della mia carriera ho cercato di creare con il mio pubblico. Un mondo con un suo codice d’onore, fatto di valori condivisi, di divertimento, di gioia,  ma con una sua morale, anche se questa è una parola che non amo molto usare.

Cosa vedremo nel film di Thom Zimny che viene pubblicato in contemporanea con l’album?
Il film racconta la preparazione del disco e si vede la band suonare. Ho chiesto a Thom di documentare tutto, con un’unica regola: la musica doveva avere la precedenza su tutto, le telecamere non dovevano intromettersi e disturbare.
In quei giorni stavamo pensando a quanto sarebbe stato bello il tour, senza ovviamente sapere che ogni piano sarebbe saltato.  Di solito questo è il periodo in cui ci prepariamo per i concerti, e se non altro il film permetterà ai fan di vedere la band suonare: è un modo per alleviare almeno in parte la frustrazione di non poter salire subito su un palco.

Domanda inevitabile: cosa pensi delle prossime edizioni presidenziali?
Donald Trump perderà - ricordatevi che l’ho detto per primo! - Joe Biden vincerà e il lungo incubo nazionale sarà ... Non so se finirà, ma sono sicuro che Trump non verrà eletto per un secondo mandato. Non so che pasticci possano succedere, ma vorrei vedere una vittoria talmente larga da non lasciare alcun dubbio.
Credo soprattutto che gli Stati Uniti rimarranno una nazione unita, indipendentemente dalle tensioni e dalle differenze tra alcuni dei suoi abitanti in questo momento. Credo che gran parte di quello che viene mostrato in televisione abbia a che fare soprattutto con una minoranza isterica.
Ho ancora molta fiducia nel popolo americano, nell'idea dell’America. Siamo rimasti sotto shock, è stato doloroso, ma non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci. Fratelli e sorelle, abbiate fede.

Dall'archivio di Rockol - I classici del rock: "Born in the USA" di Bruce Springsteen
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.