Il giorno che Jerry Lee Lewis pensò (forse) di uccidere Elvis Presley

Il Killer si presentò ai cancelli di Graceland con una pistola con il colpo in canna.
Il giorno che Jerry Lee Lewis pensò (forse) di uccidere Elvis Presley

Jerry Lee Lewis è un musicista imprescindibile per il rock and roll degli albori e per la country music degli anni Sessanta. E' un personaggio tanto di talento quanto assolutamente sopra le righe sul palco come nella vita: sette matrimoni conditi dalla nascita di sei figli. Il primo matrimonio quando ancora era minorenne, il terzo con una cugina di soli 13 anni, la quarta moglie è morta annegata in una piscina, la quinta morta per overdose, l'ultima (la settima) sposata alla non più verde età di 76 anni. E poi, ancora, la morte del figlio 19enne in un incidente stradale, oltre ad alcool e droga in buona quantità. Aggiungiamo alla lista che, per scherzo, un giorno puntò una pistola verso il suo bassista e credendola scarica lo colpì al petto. Oppure quella volta che, sempre con una pistola, andò a casa di Elvis per fare cosa non si è mai del tutto compreso. Forse per ucciderlo. La storia la potete leggere qui sotto...a proposito, giusto per non farsi mancare nulla, il suo soprannome: The Killer.

Accade che la mattina molto presto (o forse la notte molto tardi) del 23 novembre 1976, la polizia riceve una chiamata da Graceland, la celeberrima dimora di Elvis Presley a Memphis, perché c'era un uomo in evidente stato di ubriachezza armato di pistola. Quell'uomo era Jerry Lee Lewis, vecchio amico del Re del Rock'n'Roll. In realtà, quella settimana, era la seconda volta che Lewis cercava di entrare a Graceland. La sera precedente, si era presentato al cancello della villa alla guida di una Rolls-Royce per venire informato da Harold Loyd, la guardia all'ingresso, che il signor Presley stava dormendo. Lewis ringraziò cortesemente per l'informazione e se ne andò. Purtroppo per lui, lasciata Graceland, ebbe un incidente con l'auto. Venne denunciato per guida in stato di ebbrezza e, per di più, tra i documenti in suo possesso non figurava la patente.

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Il giorno seguente, quindi, Jerry Lee si presentò nuovamente al cancello della sfarzosa magione di Elvis a bordo di una Lincoln Continental nuova di zecca con, in bella vista sul cruscotto, una pistola e, soprattutto, in possesso di uno stato mentale sensibilmente alterato. Loyd dichiarò: "Era fuori di testa. Urlava, sbraitava e imprecava. 'Prendi quel maledetto telefono. So che hai un sistema di interfono. Chiama su e dì a Elvis che voglio fargli visita. Chi diavolo pensa di essere? Digli che il Killer è qui per vederlo.'"

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Loyd, comprensibilmente, si fece prendere un poco dal panico, chiamò l'interno della casa dove gli dissero di avvisare immediatamente la polizia. Vennero mandate sei auto di pattuglia, Loyd disse che lo stesso Presley chiamò gli agenti, mentre guardava quel che stava accandendo all'ingresso attraverso l'impianto di videosorveglianza. Così continua il racconto di Loyd: "Lui balbettava molto quando si arrabbiava, 'Co-co-cosa diavolo sta succedendo laggiù, Harold?', gli dissi, 'Beh, c'è Jerry Lee Lewis qui al cancello seduto nella sua macchina che agita una pistola Derringer e sta scatenando un inferno.' Quindi mi disse, 'Oh, i-i-io non voglio parlare con quel pazzo figlio di puttana', Presley chiese a Loyd di chiamare la polizia e gli venne risposto che l'aveva già fatto, aggiunse: 'Bene. Quando arrivano, digli di chiudere sotto chiave il suo culo e di buttare via quella dannata chiave. Va bene?'".

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Billy J. Kirkpatrick, l'agente che procedette all'arresto, disse che Lewis aveva rotto un finestrino della sua auto lanciandogli contro una bottiglia di champagne tanto che si procurò una ferita al volto sul vetro rotto. La pistola venne trovata carica e con il colpo in canna, quindi venne arrestato per possesso d'arma da fuoco e per il fatto di essere ubriaco in un luogo pubblico, anche se alla fine dei conti tutte le accuse risultarono carta straccia.

Jerry Lee Lewis ha fornito più di una versione di quanto accaduto quel giorno, ma tutti hanno un tratto in comune: la sua insistenza nel dire che Elvis lo aveva chiamato e che lui fosse preoccupato per il benessere del suo vecchio amico. Giustificò il possesso della pistola dicendo che gli era stata regalata dal proprietario di un club in cui aveva appena suonato, che era anche uno sceriffo, ed era sul cruscotto perché non voleva essere arrestato per il possesso di un'arma nascosta. Nell'intervista che potete vedere qui sotto, il musicista nato a Ferriday (Louisiana) che oggi compie 85 anni, dice: "Avevo bevuto molto champagne e a me non piace lo champagne, mi ha inferocito".

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Disse di aver messo la pistola in bella vista ma di "aver dimenticato che stavo andando a casa di Elvis". Quando arrivò, Loyd "vista la pistola sul cruscotto, è corso dentro e ha chiamato la polizia". Nel colloquio tra Lewis e la polizia, dice che gli è stato chiesto: "Cosa farai con la pistola? Sparerai a Elvis Presley?" La sua risposta fu: "Beh, se sei abbastanza sciocco da pensarlo, probabilmente..." Queste parole fecero sì che la situazione diventasse "imbarazzante per me". Elvis e Jerry Lee non si incontrarono mai più. Una manciata di mesi più tardi, il 16 agosto 1977, il cuore di Elvis Presley smise di battere. Aveva 42 anni.

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