Paolo Conte, l'uomo che rifugge l'autobiografia si racconta in un film

Abbiamo visto "Via con me", presentato a Venezia e in sala il 28, 29 e 30 settembre, distribuito da Nexo Digital, per la regia di Giorgio Verdelli

Paolo Conte, l'uomo che rifugge l'autobiografia si racconta in un film

“Comunque sia, rifuggo l’autobiografia”: è  una delle prime affermazioni di Paolo Conte in “Via con me”, il film di Giorgio Verdelli presentato oggi alla 77esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (arriverà nei cinema italiani per tre giorni, il 28, 29 e 30 settembre, distribuito da Nexo Digital: qua l'elenco delle sale). 

Il cantautore astigiano è una bella contraddizione, che questo film prova a districare. Chi è Paolo Conte? Nei 100 minuti e rotti, arrivano molte definizioni, da lui stesso quanto dai tanti amici e colleghi che provano a raccontarlo. Conte dice di essere uno scrittore di paesaggi, poi dice "Sono l’avvocato difensore delle mie canzoni". Uno che è nato come autore ed è diventato cantante quasi per caso, appunto per proteggere i suoi personaggi e le sue storie - che pure hanno avuto successo grazie a colleghi come Celentano, Lauzi e tanti altri.

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Il film si apre e si chiude  con una Topolino amaranto, quella delle canzone, che viaggia nelle campagne piemontesi, fino ad arrivare al teatro Alfieri di Asti (una città senza poeti e più incline alla tragedia, spiega Conte, come il grande drammaturgo del ‘700). In mezzo viene ripercorsa la sua storia, dalle origini ai primi successi al presente: molte le immagini di archivio, ma molto anche il live di concerti del 2019 e anche di inizio 2020. Una narrazione pulita e rispettosa, come nello stile di Verdelli, diventato il documentarista musicale più rispettato (“Pino Daniele. Il tempo Resterà”. “Mia Martini Fammi sentire bella”  e i recenti  speciali dedicati a Vasco Rossi e Lucio Battisti).

La lista degli intervenuti è lunga: una menzione d’onore a Roberto Benigni, con la riproposizione e la ricostruzione del memorabile momento al Tenco in cui compose e cantò una canzone dal titolo “Mi piace la moglie di Paolo Conte” (e il cantautore replicò con una dedica alla zia del comico). Poi artisti e colleghi con cui Conte ha diviso pezzi di strada (Caterina Caselli, Francesco De Gregori, Pupi Avati, Guido Harari, Paolo Jannacci - e materiali del padre Enzo - Vincenzo Mollica, Renzo Arbore) e discepoli ed ammiratori (Vinicio Capossela, Cristiano Godano, Stefano Bollani, Giovanni Veronesi, Lorenzo Jovanotti). Ma il cuore del film rimane la lunga intervista di Verdelli a Conte: uno che non ne concede molte e, come nelle sue canzoni, sembra sempre riluttante a parlare di sé ma finisce per essere sempre illuminante e dire cose mai banali. Come quando parla del successo: “il mio pubblico è grande, si ma è la somma di tanti piccoli pubblici, di tante elite".

“Via con me” è la storia di un uomo fuori dal tempo. La definizione migliore arriva alla fine ed è di Camilleri, da una conversazione a due del 2003: Conte è “L’eleganza dell’intelligenza”. Questo è un film elegante ed intelligente come il personaggio che racconta.

(Gianni Sibilla)

Dall'archivio di Rockol - Paolo Conte - Un gelato al limon
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