Arisa ora se ne frega di tutto e fa quello che le va

Il ritorno sui palchi della cantante, che cambia tutto: "Dicono che faccio canzoni da catechismo. La verità è che canto quello che sento".
Arisa ora se ne frega di tutto e fa quello che le va

La verità è che quella voce, e solo quella voce, avrebbe dovuto renderla già da mo' una diva della musica italiana, la vera erede delle grandi interpreti degli Anni '60 e '70, e permetterle di conquistare tutti i riconoscimenti che merita. Perché - come abbiamo scritto più volte da queste parti - può pure partecipare a bizzarri reality show, indossare i panni del giudice sbadato e distratto a "X Factor" (ed essere bullizzata dagli altri colleghi), cambiare look alla ricerca continua di un'identità, pubblicare irriverenti e volgari post sui social (l'ultimo della serie, appena qualche giorno fa: "Rutto, scoreggio e amo il sole", ha scritto).

Poi, però, Arisa inizia a cantare. E non ce n'è davvero per nessuno: con quella voce può fare tutto quello che vuole. Ma si sa: avere solo una bella voce, oggi non basta. Ci vuole altro, per scalare le classifiche, vincere i Dischi d'oro e di platino (per poi vantarsene sui social), macinare ascolti su ascolti sulle piattaforme di streaming. Bisogna sedersi al tavolo, conoscere le regole del pop e rispettarle, stando al gioco. Arisa ha smesso di farlo già da un po'. Nella carriera musicale della .37enne cantante lucana fin qua alti e bassi: il boom dell'esordio con "Sincerità" nel 2009, la maturità con "La notte" nel 2012 (e l'album "Amami", superbo, frutto della collaborazione con Mauro Pagani, già al fianco di Vanoni, Ranieri e De André), la vittoria a Sanremo nel 2014 con "Controvento" (ma senza lasciare il segno nelle classifiche), il tentativo di rilancio - con l'aiuto di Caterina Caselli - con "Mi sento bene". Adesso cambia (ancora una volta) tutto. Rompe con i discografici e diventa discografica di sé stessa lanciando un'etichetta tutta sua, Pipshow (chiamata così ispirandosi al suo vero nome, Rosalba Pippa). Il singolo "Ricominciare ancora" dà il titolo all'omonima tournée che segna il suo ritorno, un modo per riprendere confidenza con i palchi e il pubblico dopo un periodo difficile della sua carriera.

Sul palco della Casa del Jazz di Roma, dove ieri sera ha fatto tappa il tour, si diverte a fare l'anti-popstar. Ne fa di ogni. Lancia frecciatine alle altre colleghe, ma senza mai fare i nomi, quando dice che non è capace di indossare certe maschere: "Ora capisco perché non sarò mai come quelle, non entrerò mai nell'Olimpo". Racconta le sue inquietudini: "Prima di salire sul palco mi sento vuota e insicura. Ci sono momenti in cui mi sento un wc che cammina, perché io nella vita le sbaglio tutte". Si toglie qualche sassolino dalla scarpa rispondendo a certi commenti sulla sua musica: "Secondo alcuni canto canzoni da catechismo. La verità è che ogni tanto mi sento Zarathustra e ogni tanto mi sento Pippathustra. Se ci viene dato il dono della comunicazione, è perché dobbiamo comunicare ciò in cui crediamo". Dispensa originali perle di saggezza quando un ragazzo seduto in prima fila le porge un mazzo di fiori: "Belli. Ma sono finti? Sono così belli che sembrano finti. Lo sapete, no? Oggi il concetto di bellezza è parecchio frainteso...".

E canta, soprattutto.

Senza stancarsi mai. Una canzone dietro l'altra, dai suoi successi a quelli degli altri, rivisitati con la complicità dei musicisti che l'accompagnano sul palco (al piano c'è Gioni Barbera, al basso Sandro Rosati, alla batteria Giulio Proietti). Mischia alto e basso. Ripropone la sua "Sincerità" in mash up con "New York, New York", "Kobra" di Donatella Rettore con la celebre suite de "Lo schiaccianoci" di Čajkovskij, alterna i grandi cantautori (Bindi, Jannacci, Battisti-Mogol) a Cristiano Malgioglio (porta la sua firma l'adattamento in italiano di "Amar pelos dois", la canzone che nel 2017 permise alla star del jazz portoghese Salvador Sobral di vincere l'Eurovision), gli ABBA a canzoni tratte dalle colonne sonore dei cartoni animati ("È un briccone", versione italiana di "He's a tramp", che la cantante ha inciso per il remake in live action del classico Disney "Lilli e il vagabondo"). Si prende in giro quando racconta i suoi guai personali, ma quando si tratta di cantare tira fuori una meticolosità e una severità che non lasciano indifferenti. Non sbaglia una nota. Se chiudi gli occhi, sembra di ascoltare un disco. È brava. Punto.

Da "La notte" a "Quante parole che non dici", passando per "L'amore è un'altra cosa", "Controvento", "Guardando il cielo", "Pace", "Il tempo che verrà", "Lascerò", "Meraviglioso amore mio": "Ho avuto la fortuna di avere queste belle canzoni. Quando le canti, non puoi starci fuori: devi starci dentro per forza", dice. Il pubblico le vuole bene. La supporta e la incoraggia quando, interpretando "Il nostro concerto" di Umberto Bindi ("Un cantautore emarginato per la sua omosessualità. È ora di scardinare certi pregiudizi"), si perde tra le parole del testo: "Basta. Non la faccio. Ho rotto la magia. In realtà sono stanca", sbotta. Si sbellica dalle risate quando, prima di interpretare la sua "Gli amanti sono pazzi", sul tema delle coppie gay, Arisa rispolvera il trash-cult di D'Alessio-Tatangelo e della loro "Il mio amico" (la canzone sulla discriminazione omosessuale che la sua collega presentò a Sanremo nel 2008, tra le polemiche): "L'amore non ha sesso / il brivido è lo stesso". L'affetto le arriva e lei si emoziona: "Io voglio fare questo nella vita. Starvi vicina con la mia musica. Statemi vicini anche voi".

Ti si stringe il cuore quando, su "Il tempo che verrà", canta: "Io mi riprendo questa vita e le occasioni che mi dà".

O quando, su "Mi sento bene", balla lasciandosi alle spalle i drammi, proprio come aveva fatto aveva fatto l'anno scorso a Sanremo. Ci credeva. Perché Sanremo l'ha già vinto due volte, ma il suo sogno è sempre stato quello di rappresentare l'Italia all'Eurovision Song Contest. E chissà, magari quella canzone un po' pazza, che partiva come una ballata senza tempo per poi andare da tutt'altra parte, trasformandosi in un pezzo da musical Anni '80, come in un film di David Lynch, avrebbe potuto pure sperare nella vittoria, facendo perdere la testa ai fan del concorso. Nonostante tutto, Arisa non si dà per vinta. Eccola ancora sul palco, a riprovarci. In fondo lo sa, e lo sappiamo anche noi, che prima o poi quella voce - e solo quella voce - la renderà grande. Ma grande davvero.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Sincerità"
"La notte"
"Amarsi in due"
"L'amore è un'altra cosa"
"È un briccone"
"Vechcio frac"
"Canto (Anche se sono stonato)"
"Dancing queen"
"Kobra"
"Controvento"


"Guardando il cielo"
"Pace"
"Vasame"
"Il tempo che verrà"
"Lascerò"
"Si vola"
"Quante parole che non dici"
"Bene se ti sta bene"
"Mi sento bene"
"Meraviglioso amore mio"
"Gli amanti sono pazzi"
"Vincenzina e la fabbrica"
"Il nostro concerto"
"E penso a te"
"Ricominciare ancora"

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