La notte in cui Amy Winehouse, lottando contro la droga, diventò leggenda

E Keith Richards dei Rolling Stones la rimproverò: "Metti via quella roba".
La notte in cui Amy Winehouse, lottando contro la droga, diventò leggenda

Quella notte, e solo per quella notte, il cielo si aprì e sulla testa dell'indomita cantautrice londinese smise di piovere merda. Finalmente i tabloid e le riviste avrebbero parlato di lei non per l'ennesimo gossip, ma per qualcosa di bello e importante. Rinascere, lasciandosi alle spalle mesi turbolenti e difficili, segnati da non pochi problemi personali, era possibile. E Amy Winehouse ci credette. Merito di quelle cinque statuette, che la catapultarono tra i grandi della musica. A cerimonia conclusa, risultò essere la vincitrice assoluta dei Grammy Awards 2008, battendo l'agguerrita concorrenza di Kanye West (nel pieno del suo successo con "Graduation", il rapper avrebbe di lì a poco spedito nei negozi "808s & Heartbreak", il disco della consacrazione) e di Rihanna (che con hit come "Umbrella" e "Don't stop the music" aveva conquistato nei mesi precedenti le classifiche mondiali). Cinque premi su sei nomination: tre per "Rehab" (nelle categorie "Record of the Year", "Song of the Year" e "Best Female Pop Vocal Album"), uno della categoria "Best New Artist" (il nome da battere, lì, era quello dell'allora astro nascente del country pop Taylor Swift), uno per l'album "Back to black" (nella categoria "Best Pop Vocal Album"). Eguagliando così le imprese di Lauryn Hill, Alicia Keys, Norah Jones e Beyoncé.

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Ma l'entusiasmo legato alla vittoria deve aver presto lasciato il posto all'amarezza per non essere riuscita a stringere tra le braccia le cinque statuette al termine della lunga serata, colpa di quel maledetto visto non rinnovato a causa dei suoi problemi con la droga. Mentre a Los Angeles le principali star del pop, del rock e del rap internazionale sfilavano sul red carpet che portava dritto allo Staples Center, dalle stesse Beyoncé e Rihanna ad Aretha Franklin, passando per Fergie (la voce dei Black Eyed Peas), Herbie Hancock, John Legend e Andrea Bocelli, lei - descritta dai tabloid come una forsennata che aveva ormai perso la testa a causa degli stupefacenti e della relazione tossica con il marito Blake Fielder-Civil, in quel periodo dietro le sbarre per aver aggredito il proprietario di un pub londinese - dovette accontentarsi di collegarsi con la platea della serata di gala solo via satellite. Il 25 gennaio, un paio di settimane prima, Amy aveva annullato la sua prevista partecipazione ai premi francesi NRJ per farsi ricoverare presso una clinica specializzata in disintossicazione. A darne notizia era stata la sua etichetta, la Universal Music: "Amy ha deciso di farsi ricoverare dopo una serie di colloqui con i discografici, il suo management, la sua famiglia e i medici. Ha compreso d'aver bisogno di un trattamento specialistico per continuare il suo recupero dalla tossicodipendenza e per prepararsi alla sua annunciata apparizione ai Grammy Awards". Le buone intenzioni servirono a poco: quando richiese il visto per volare a Los Angeles e partecipare alla cerimonia di consegna dei prestigiosi premi musicali, l'ambasciata americana a Londra non glielo concesse per via di quel conto in sospeso con gli stupefacenti.

Che le cose non stessero girando per il verso giusto nella sua carriera e nella sua vita privata, la cantautrice londinese lo aveva realizzato già qualche mese prima, nel novembre del 2007, quando - dopo l'ennesima figuraccia sul palco - aveva deciso di annullare tutte le sue apparizioni pubbliche, sospendendo di colpo il tour legato all'album "Back to black". Live Nation, che ne curava gli interessi dal vivo, spiegò che la Winehouse era provata dalla rigidità della tournée e dalle tensioni legate alla popolarità. A gennaio, poi, la situazione era precipitata: un video pubblicato in rete dal Sun, noto tabloid britannico, girato in casa della cantautrice prima che si presentasse in tribunale per vedere suo marito Blake di fronte al giudice, mostrava Amy intenta a consumare quasi ogni genere di droga esistente. Un punto di non ritorno.

Per permetterle di partecipare comunque alla serata di gala, gli organizzatori dei Grammy Awards e i suoi discografici riuscirono a farle ottenere un permesso che le consentisse di lasciare per una notte la clinica di riabilitazione e misero in piedi uno show per pochi intimi ai Riverside Studios di Londra, elegante sala sulle rive del Tamigi, nel quartiere di Hammersmith. Da Los Angeles si sarebbero collegati via satellite con Londra e avrebbero trasmesso l'esibizione della cantautrice, che solo poche ore prima aveva pure ricevuto un messaggio da Keith Richards: "Lascia perdere la droga. Ti devi svegliare e smetterla", le parole che il chitarrista dei Rolling Stones le fece arrivare dalle agenzie e dai giornali, dal Festival di Berlino (dove la leggendaria rock band aveva presentato il documentario "Shine a light", girato da Martin Scorsese).

Fu nientemeno che Tony Bennett (che qualche anno più tardi l'avrebbe presa sotto la sua ala protettiva, incidendo insieme a lei un'emozionante duetto su "Body and soul") ad annunciarle la vittoria del Grammy come "Record of the Year" - tra i premi più ambiti - per "Rehab". Per Amy Winehouse fu solo la prima della serie di sorprese di quella magica notte. Di fronte a pochissimi fortunati, per lo più membri della sua famiglia, amici e dirigenti della sua casa discografica, fece ascoltare non solo quella "Rehab" diventata a tutti gli effetti la sua canzone-manifesto (il testo, scritto due anni prima, parlava del suo rifiuto di farsi ricoverare in una clinica per disintossicarsi, come i manager le avevano consigliato) e "You know I'm no good", le due canzoni che furono trasmesse nel corso dello show dei Grammys, ma anche "Addicted", "Tears dry on their own", "Back to black", "Hey little girl", "A message to you Rudy" e "Love is a losing game" (la registrazione integrale del concerto sarebbe stata inclusa nel 2018 nel dvd del documentario "Back to black").

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La cantautrice dedicò la sua rivincita ai discografici, ai suoi genitori e al marito Blake Fielder-Civil, "il mio Blake, il mio Blake incarcerato". E poi a Londra, la sua città, e a Camden Town, il quartiere in cui aveva preso casa subito il grande successo. Fu proprio lì che sette anni dopo, nel luglio del 2011, tragicamente si concluse la parabola di Amy Winehouse.

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