Timoria: "Speedball 2020"; 25 anni dopo. La recensione di Marco Di Milia

Tra collasso ambientale, droghe e perdita di ideali, nel suo album più duro la rock band bresciana racconta a un figlio la spaventosa deriva del mondo che lo avrebbe atteso

Timoria: "Speedball 2020"; 25 anni dopo. La recensione di Marco Di Milia

“Voglio restare qui, chiuso nella mia stanza”: si apre così, con fare quasi profetico per quanto sarebbe poi accaduto venticinque anni dopo, “2020 Speedball”, l’album con cui i Timoria mettevano in guardia sui pericoli di un futuro prossimo, che nel mentre è già diventato presente. Criticando i mali del proprio tempo, Omar Pedrini, Francesco Renga, Carlo Alberto “Illorca” Pellegrini, Enrico Ghedi e Diego Galeri hanno esorcizzato a loro modo una deriva sociale, ahinoi, inesorabile e insieme impossibile.

Il clamoroso successo conquistato da “Viaggio senza vento”, era stato sì per il quintetto bresciano una eccezionale dose di fiducia, ma non aveva certo appianato quelle inquietudini che i ragazzi, alla soglia dei trent’anni, sentivano ancora tutte addosso. Pedrini ha delineato così quale mondo attendesse quel figlio appena nato quando avrebbe avuto la sua stessa età. Inquinamento, droghe, alienazione, perdita di punti di riferimento e una vita virtuale sempre più frenetica e ossessiva: un cosmo fitto di angosce, ma ancora carico di speranze per un pianeta che rischia di soffocare per le azioni scellerate dei suoi stessi abitanti. Il concept di “2020” immagina una distopia allarmante, quasi nevrotica, eppure, per i Timoria questi 17 brani sono soprattutto il volano per un ulteriore passo in avanti del loro linguaggio, sempre ricco di contaminazioni che non conoscono confini, dal funk ai tropicalismi passando per l’hip hop, ma anche mai tanto estremo. Si tratta infatti dell’album più duro del gruppo, segnato dai riff massicci delle chitarre e da una ritmica martellante riverberata lungo una scaletta che alterna episodi granitici e intense ballate.

Dentro sono confluiti gli umori del malessere di Seattle, la cui onda lunga continuava a propagarsi quasi con naturale propulsione, così come quelle alchimie che arrivano dalle letture di Hermann Hesse e dai rimandi tanto ai Pink Floyd quanto ai Pantera. Scegliendo di muoversi in una direzione diversa dal disco precedente, i Timoria hanno perciò concentrato nell’arco narrativo del nuovo disco i dubbi e le contraddizioni di un millennio ancora tutto da scoprire. La voce che nel caos della traccia introduttiva si rivolge a un fantomatico “River”, non può che indirizzarsi all’attore River Phoenix, scomparso nel 1993 a causa di un’iniezione fatale di speedball - famigerato mix di sostanze pesanti a base di eroina e cocaina. Le atmosfere convulse ricalcano quindi la tensione di una realtà che stava rapidamente cambiando sotto i loro stessi occhi, privata dei suoi migliori punti di riferimento e spaventosamente fagocitata dal potere aberrante degli schermi televisivi, in brani urticanti come “Brain Machine” e la stessa “Speedball”, in cui si cerca una via d’uscita veloce a una dimensione esistenziale opprimente, oppure “Mi manca l’aria” che presenta il raggiungimento del punto di non ritorno definitivo nei versi “Uomini senza anima, la poesia è morta ormai”.

Ancora, nella storia fantascientifica di “Europa 3” è rappresentata un'ultima chance per un’umanità che intraprende un viaggio alla ricerca di una nuova terra da colonizzare, spaziando tra progressioni heavy e sofisticate aperture melodiche, laddove con la malcelata malinconia di “Via Padana Superiore” si completano, quasi in sequenza, le due visioni contrapposte dell’album: un bivio di circostanze che proietta da una parte le speranze in un infinito da esplorare, mentre dall’altra mostra una prospettiva di struggente consegna delle armi verso le incertezze della vita. Emerge in questo modo, tra mille spigolosità elettriche, il bisogno di dare un peso specifico a valori essenziali quali l'amicizia, l'amore, la socialità, che sembrano ormai irrimediabilmente compromessi. La straordinaria vocalità di Renga nell’intensa “Senza far rumore”, o l’invettiva contro lo strapotere catodico di “Guru” e, ancora, la “citazione” evasiva di “Dancin’ Queen" e la corazzata agrodolce di “Sudamerica” hanno permesso di valutare a fondo le tante storture di un sistema che stava per presentare il conto con tanto di interessi.

Per questo, i Timoria con “2020 Speedball” sono stati anticipatori dei tempi che corrono azzeccando il senso di smarrimento di un’intera generazione, scoprendo senza riserve i tarocchi rivelatori degli anni a venire. Coraggiosi quanto liberi di seguire le proprie intuizioni, i cinque hanno realizzato un disco brutale fin dalla copertina - il bollino “Ferma la follia - Timo contro l’ero” applicato alla prima distribuzione ne chiariva subito il significato - ma anche denso di quella romantica spavalderia che permetteva loro di puntare il dito contro una dispersione di ideali sull’orlo della deflagrazione finale. Una folle lucidità in grado di fondere il rock nostrano con gli elementi più disparati, dettati tanto dall’istinto creativo quanto dalla ricerca di un sound assieme epico e metropolitano, tra pulsioni metal e sprazzi acustici. Trasmettendo disperazione e urgenza, non sono possibili leggerezze in questo contesto ipertecnologicizzato, perché per Omar Pedrini e soci ne va di mezzo la sopravvivenza stessa della Terra. Al proliferare degli stupefacenti, del collasso ambientale, della dominazione delle macchine o della semplice mancanza di prospettive, c’è da contrapporre un 1995 alla disperata ricerca di umanità, da celebrare con un bicchiere di vino per cantare in compagnia di amori e sentimenti, così come di Hemingway e Diego Armando. Trasformando la rabbia in un grandioso inno alla vita.

Marco Di Milia

Tracklist:

01 - Intro (00:46)

02 - 2020 (03:04)

03 - Brain Machine (01:24)

04 - Senza Far Rumore (04:57)

05 - Speed Ball (03:36)

06 - Dancin'Queen (04:22)

07 - Sudamerica (02:41)

08 - Week-End (02:05)

09 - Duna Connection (00:38)

10 - Europa 3 (05:47)

11 - Mi Manca L'Aria (03:39)

12 - Via Padana Superiore (02:41)

13 - No Money, No Love (01:54)

14 - Guru (04:30)

15 - Boccadora (04:18)

16 - Fare I Duri Costa Caro! (01:09)

17 - Fino In Fondo (06:01)

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