Timoria: Omar Pedrini racconta 'Speedball 2020', 25 anni dopo

Le session per il quinto album della band raccontate dal punto di vista del chitarrista

Timoria: Omar Pedrini racconta 'Speedball 2020', 25 anni dopo
Credits: Rockol

In occasione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione di "2020 Speedball", il quinto album di inediti in studio dei Timoria uscito nel 1995, Rockol ha contattato tutti gli elementi della band per farsi raccontare le session di lavorazione del disco di "Brain Machine" ed "Europa 3". Ecco la testimonianza di Omar Pedrini:

"Il nostro stile, per '2020 Speedball', era non averne uno. Ricordo che in una delle prime recensioni del disco che uscirono, sul 'Mucchio Selvaggio', si parlava di 'schizofrenia stilistica'. Al momento non la presi bene, però alla fine la trovai affascinante, come definizione. Il rap lo scoprì Illorca, che per la sua passione per la black music chiamavamo il 'reverendo bianco', e buttammo nel mucchio quell'influenza insieme alle altre. E poi, per noi, fu anche un modo per affrancarci dallo stereotipo di essere una band troppo legata agli anni Settanta. Capitò nel momento giusto, perché credo che '2020 Speedball' sia stato registrato all'apice creativo dei Timoria: musicalmente parlando, sono convinto che quel disco sia il nostro capolavoro. Anche per quanto riguarda Francesco [Renga], che potrebbe non essere d'accordo con me: in '2020' ha avuto una voce straordinaria, capace di unire melodia e hard rock".

"In '2020 Speedball' c'è stato un indurimento generale, nel suono del gruppo. Per registrarlo comprai una doppia testata Marshall, che per il sound dell'epoca rappresentava un must per i chitarristi 'duri'. Credo, tuttavia, che sia stato Enrico [Ghedi], con le sue tastiere, a fare la differenza. Fino a 'Viaggio senza vento' usava i Moog, gli Hammond: aveva, in sostanza, la stessa strumentazione di Flavio Premoli della PFM. Poi iniziò ad ascoltare gruppi come i Senser, passando a sonorità più elettroniche e attuali. Eravamo onnivori, attenti a tutto, e ci influenzavamo a vicenda".

"Il vero artefice del sound di '2020 Speedball' è stato Max Lepore. All'epoca la Polygram ci mandava negli studi dove registravano Franco Califano e Eros Ramazzotti, e i fonici - quando sul piatto mettevamo i dischi dei Nirvana per dargli un'idea del sound che stavamo cercando - non capivano come ottenerlo. Max era l'unico, a Milano, capace di aiutarci a centrare il bersaglio. Gli piaceva il 'Black Album' [dei Metallica], apprezzava il lavoro di Bob Rock. Con lui, registrando in analogico, siamo riusciti a trovare il nostro wall of sound. '2020 Speedball' è un disco dove abbiamo volato alto".

"[Angelo] Carrara [produttore esecutivo di '2020 Speedball'] è stato l'artefice del nostro lancio: si può dire che ci abbia accompagnato nel mondo dei grandi. Nel '92 ci fece fare da spalla a Ligabue per le date estive del tour di 'Libera nos a malo', perché per lui il rock non aveva bisogno di pagine pubblicitarie sui giornali, ma di concerti. Con lui volevamo puntare al mercato internazionale, perché sia noi che lui avevamo le carte in regola per farcela. Purtroppo, però, '2020' segnò anche la fine del nostro idillio. Nel '96 ebbe dei problemi di salute, e scelse di andare a farsi curare all'estero. La sua assenza, che in un primo momento pareva dovesse durare solo pochi mesi, iniziò ad allungarsi, senza avere una scadenza precisa. Tramite il suo staff non riuscivamo a entrare in contatto con lui. In quel periodo incontrammo Claudio Trotta, fondatore di Barley Arts, che ci aveva proposto di prendere il suo posto. Noi scrivemmo a Carrara per proporgli di 'liberarci' dal punto di vista contrattuale, se non era più disposto a seguirci: in risposta ricevemmo un plico alto qualche centimetro dai suoi avvocati, che di fatto blindava il nostro accordo. Ci sentimmo traditi, e questo si riverberò anche sulla band e sulla musica: con 'Eta Beta' iniziarono le tensioni con Francesco [Renga], e quello segnò l'inizio della fine del gruppo".

Dopo lo scioglimento dei Timoria Omar Pedrini si è messo in luce come solista, pubblicato quattro dischi di inediti in studio - cinque, considerando anche il primo, "Beatnik – Il ragazzo tatuato di Birkenhead", uscito nel 1996 quando la band era ancora in attività - a partire da "Vidomàr" del 2004 fino a "Come se non ci fosse un domani" del 2017. All'attività musicale l'artista ha affiancato quella televisiva - con i programmi "Nu-Roads", "School of Rock", "Rock e i suoi fratelli", "Pop - Viaggio dentro una canzone" (per la Rai) e Meet The Rockers (per Sky) - e radiofonica (con le trasmissioni "Robin Hood", "Milano in Musica" e "Contromano", tutte per la Rai) oltre che a quella teatrale (recitando e contribuendo alla stesura delle piece "Poema a fumetti" del 2001 e "Sangue Impazzito - le prime 24 ore da mito di John Belushi") e di docente (al Master in Comunicazione Musicale dell'Università Cattolica di Milano). Nel 2004 partecipa al Festival di Sanremo con il brano "Lavoro inutile", che gli vale il premio speciale per il miglior testo.

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